Libri / “Il terzo tempo della mia vita” di Agata Motta, la poesia come autoanalisi

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Presentazione il terzo tempo della mia vita

A Santa Venerina si è tenuto il terzo degli “Incontri del giovedì” presso il Fondo librario “Prof. Riccardo Di Maggio”. Essi sono organizzati dalla locale associazione Sto.Cu.Svi.T. (Storia, Cultura e Sviluppo Territoriali) in collaborazione con la Pro Loco e con il patrocinio del Comune. Scopo di tali appuntamenti è la conoscenza e la condivisione del sapere. Sono aperti a chiunque sia interessato.Agata Maria Motta

In questa occasione si è avuta la presentazione della silloge poetica “Il terzo tempo della mia vita” di Agata Maria Motta (Dantebus Edizioni 2025). Motta è docente e formatrice dell’Istituto di Psicosintesi.

La dott.ssa Antonella Di Maggio ha presentato l’autrice, mentre  ha relazionato il prof. Giovanni Vecchio. I soci dell’associazione hanno curato le letture,  Daniela Greco e Gesuele Sciacca i momenti musicali. Numerosi i presenti.

La relazione del prof. Vecchio 

Vecchio, come ha scritto in una sua recente recensione, spiega: “La raccolta, fatta di versi brevi ma profondi ed essenziali, non è solo un semplice resoconto cronologico, ma un processo quasi alchemico in cui l’autrice trasforma la sofferenza e sublima il dolore in energia di trasformazione”. Continua: “Vuole essere un conto universale che, partendo dal particolare di un diario privato, giunge a toccare le corde dell’Essere, ricordando che è possibile peregrinare dal buio alla luce, a patto di avere il coraggio di camminare in compagnia del proprio sé”. Antonella Di Maggio, Agata Motta e Giovanni Vecchio

Spiega ancora Vecchio: “Il frammento poetico viene utilizzato come strumento di autoanalisi. Scrivere significa trovare il bandolo della matassa per uscire dal labirinto dei propri traumi”.
Mette in evidenza che elemento distintivo nel testo è il rapporto simbiotico con la natura. “Mare, colline, vento, pioggia non sono semplici sfondi decorativi, ma proiezioni dirette dello stato interiore. Il naufragio è immersione salvifica; il lago ghiacciato è specchio di una mente sospesa tra l’immobilità e la frammentazione. Il percorso poetico si intreccia con la formazione psicosintetica dell’autrice. L’Io frammentato cerca di ricomporsi attraverso un dialogo costante fra le sue parti. Ogni poesia è una micromeditazione”.

L’autrice: “Bisogna stare dentro la vita”

Motta ringrazia per il clima di ascolto creatosi e racconta: “Ho sempre ricercato il contatto profondo con l’anima che coincide con il nostro sé. Sono stata sempre immersa profondamente nella mia vita. Bisogna stare dentro la vita”. Agata Motta dialoga con il   pubblico
Il suo terzo tempo è piuttosto un “tempo psicologico”. I versi sono liberi e spesso coincidono con la parola che diviene essenziale. Si pone infine una differenza tra “Essere” ed “Esserci” che non sono la stessa cosa. “Esserciè per lei “il compimento del proprio cammino nel tempo della storia, di ciò che è stato pensato fin dall’Eternità”. Continua: “Il divino è dentro di noi, bisogna solo dissotterrarlo”.

Diversi sono stati gli interventi dei presenti. Si è messo in evidenza come sia importante prepararsi e soprattutto godere il periodo della “terza età” perché può diventare concretamente il più bello.

Il prossimo degli “Incontri del giovedì” si terrà il 5 marzo alle ore 17.30 sempre presso il Fondo librario “Prof. Riccardo Di Maggio” attiguo alla sala conferenze della Casa del Vendemmiatore di via Trieste. Saranno presentati gli ultimi romanzi della scrittrice locale Nhora Caggegi.

                                                                              Adele Maugeri