Libri / “La fuliara” di Anna Chisari: il peso e la forza dell’essere diversi

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La Fuliara sezione Copertina

La fuliara di Anna Chisari è il romanzo che indaga le origini della maledizione già evocata in Vento dell’Etna, opera d’esordio dell’autrice dedicata alle vicende della famiglia Baruneddu.

Il racconto procede con un ritmo misurato ma saldo, immergendosi in una trama ricca di ricordi, simboli e profonde radici culturali. Trama ambientata in una Sicilia talvolta sfocata, quasi consumata dal tempo. È una storia che scaturisce dalla terra e a essa ritorna, intrecciando destini individuali e vicende collettive. Con un tono che richiama il mondo antico pur mantenendo uno sguardo attuale.

Il titolo fa riferimento a una figura della tradizione popolare, depositaria di conoscenze ancestrali e spesso guardata con timore o incomprensione, che diventa emblema di una femminilità forte, complessa e relegata ai margini. La protagonista è Gnu Ranna, nome attribuito a Veneranda Balsamo, etichettata dalla comunità anche come strega, fattucchiera e speziale, segni di una diversità che suscita sospetto.

Il peso e la forza dell’essere diversiLa Fuliara Copertina

La scrittura di Anna Chisari non punta all’impatto immediato, ma invita il lettore a soffermarsi, ad ascoltare e riflettere. Ogni parola è carica di significato e incide nella memoria dei personaggi. Lo stile è fortemente evocativo, ricco di suggestioni sensoriali, capace di ricreare atmosfere dense di profumi, suoni e silenzi carichi di tensione. L’ambientazione, una Belpasso della metà dell’Ottocento, non funge da semplice cornice. Ma diventa un elemento attivo del racconto, influenzando le scelte dei personaggi e orientandone il destino. Il paesaggio si trasforma così in uno specchio dell’animo umano, luogo di conflitti interiori e di un costante contrasto tra il senso di appartenenza e il desiderio di libertà.

La Gnu Ranna rappresenta il peso e, insieme, la forza dell’essere diversi. La “fuliara” non è soltanto una presenza enigmatica, ma una donna sottoposta al giudizio della collettività. Vittima della diffidenza verso ciò che sfugge alla comprensione comune.
>Attraverso la sua storia, l’autrice affronta temi universali come l’esclusione sociale, la trasmissione del sapere femminile e il legame profondo tra corpo, natura e dimensione spirituale. In questo romanzo, la conoscenza non deriva dallo studio formale, ma dall’esperienza diretta, dall’osservazione, dalla sofferenza e dalla cura.

Un intreccio di mito e realtà

Uno dei punti di forza del libro risiede nella capacità di Chisari di intrecciare mito e realtà con equilibrio, senza cedere a eccessi o a un folklore fine a sé stesso. I simboli sono sempre al servizio della narrazione e contribuiscono a creare una dimensione sospesa, in cui il tempo sembra espandersi e la vicenda personale assume un significato più ampio e condiviso. In questo modo, La fuliara si colloca all’interno di una tradizione letteraria attenta a riportare alla luce voci dimenticate. Soprattutto quelle femminili, restituendo loro spessore e dignità.

Il romanzo offre anche una riflessione intensa sul silenzio, nelle sue diverse forme: quello imposto, quello volontario, quello che protegge e quello che ferisce. Le parole non dette, le assenze e i sussurri hanno un ruolo centrale nella costruzione del racconto e mantengono viva una forte tensione emotiva. L’autrice dimostra grande consapevolezza stilistica nel bilanciare questi elementi, preferendo l’allusione e la suggestione alla spiegazione diretta.

La fuliara è una lettura che richiede tempo e attenzione, ma che non si esaurisce rapidamente. È un libro che continua a risuonare anche dopo la fine, spingendo il lettore a riflettere sulle proprie radici, sul peso dell’eredità del passato. E sulla necessità di affermare la propria identità in una società che spesso fatica ad accettare la diversità.

 

Marcello Proietto