“Rileggendo questo libro lo trovo nuovo e attuale, uno dei miei libri più riusciti. Presenta un Gesù per oggi, “bello”, attraente, fresco. Degli amici mi hanno sollecitato a ristamparlo per rimetterlo in circolazione e collocare la luce di Dio sul lucerniere”.
Con la riflessione riportata nella introduzione al testo La Locanda. Briciole di sequela di Gesù don Carmelo La Rosa ne illustra lo spirito. Redatto attorno al “fil rouge” delle memorie della missione condotta in Albania, giunge alla seconda edizione. Che non presenta un prezzo di copertina ma reca in conclusione l’invito a concorrere con libere offerte destinate al recupero e restauro dell’antica chiesa di Vilza, a rischio di crollo, nella Missione Zheja. Quale occasione propizia per rivisitare con l’autore i retaggi di un’esperienza così caratterizzanti. E lo abbiamo raggiunto al Santuario del Sacro Fonte della Vena, di cui è infaticabile e appassionato rettore.
Don Carmelo La Rosa, perché intitolare questa raccolta di memorie La Locanda. Briciole di sequela di Gesù?
Si ispira a una mia esperienza in Albania, nella quale ho scoperto il cuore di Gesù come il luogo del ristoro nelle arsure della vita e all’esperienza missionaria come il luogo del mio innamoramento di Gesù.
Come una iniziativa in origine prevista di supporto alla Caritas e di durata di un quadrimestre, si è tramutata cammin facendo, in un’esperienza di evangelizzazione in terra d’Albania per ben 12 anni?
Proveniendo da un mondo in cui si fanno cose per Gesù senza Gesù, sono rimasto profondamente coinvolto di fronte a una richiesta esplicita di parlare di Gesù. Non me la sono sentita di far finta di niente. La fede a volte ci chiama a osare il dono di sé, a fare il salto “all’indietro”, ad agire “per fede”.
In tal senso può collocarsi la riflessione Sono stato evangelizzato dal loro bisogno di Dio. Per poterlo donare l’ho cercato, per tentare di saziare la loro fame l’ho cavato fuori dal profondo di me?
Se ci si mette in sintonia col bisogno e il desiderio di Dio di chi ci circonda, siamo evangelizzatori nella misura in cui siamo aperti alla nostra continua, esigente e mai esaustiva evangelizzazione.

Gesù incanta e stupisce per il Suo modo di parlare del Padre in una società orfana. Ci educa alla paternità, all’amore, all’amicizia, al dialogo. Come lumeggiare l’attuale eclissi della figura paterna?
Gesù ci incanta con la sua dimensione affettiva che si esprime nel suo rapporto col Padre. Nella nostra religiosità la figura del Padre è deficitaria, non l’abbiamo ancora approfondita abbastanza, insieme alla filialità di Gesù.
Per invitarci in qualche modo alla gioia di Gesù si rievoca una lettera con cui le veniva reso noto il coronamento di una lunga attesa: la prossima nascita di un bimbo. Come poter far comprendere che ogni nascita di una nuova vita è l’occasione che ci è data, di poter partecipare alla gioia del Signore?
Per motivi che potrebbero essere comprensibili, nel nostro tempo c’è anche una infecondità diffusa che potrebbe esprimersi anche in una infecondità spirituale. Il figlio è un dono. La gioia del dono ci salva. La paternità ci apre alla comprensione del Padre e viceversa. La paura è nociva, deriva ed è causa di molti mali spirituali. La sequela di Gesù ci conduce per mano verso cieli nuovi e terra nuova ed è il nostro futuro e la nostra unica speranza. Ho tanta fiducia nei tempi che verranno
Don Carmelo, nel congedarci auspichiamo che il suo sogno di salvare la chiesa di Vilza possa avverarsi.
Sarà il segno concreto del mio prossimo cinquantesimo di sacerdozio. La Missione non si è ancora conclusa.
Giuseppe Longo
