Libri / L’eruzione dell’Etna del 1669 nel racconto, 350 anni dopo, di Salvo De Luca

La seconda metà del XVII secolo è ricordata dal popolo della Sicilia orientale per due grandi calamità naturali che intaccarono il territorio e modificarono le vite dei cittadini dei luoghi colpiti.
Ci riferiamo alla colata lavica del 1669 e al terremoto del 1693. Dopo, niente fu come prima, tutto si dovette ricostruire, dando alle città interessate un nuovo volto.
L’11 marzo 1669, dopo 15 lunghi anni di silenzio il vulcano Etna torna “protagonista” con una colata che durerà quattro mesi, lasciando dietro la sua infuocata scia una terra “solcata” nel profondo, facendo scappare i suoi abitanti e distruggendo tutto ciò che troverà nel suo percorso.
Il giornalista e storico del territorio Salvo De Luca è l’autore di un volume dedicato all’eruzione del 1669. Una accurata ricerca storica, con la consultazione di documenti dell’epoca e lo studio delle fonti che ricordano quei lunghi mesi di agonia, ha dato vita a “La nemica fiamma” in occasione del 350° anniversario. Nell’introduzione al libro l’autore scrive “questo testo non vuole trattare in maniera scientifica l’eruzione ma solo raccontarla, a distanza di 350 anni, attraverso la ricca memorialistica esistente e alla luce di nuove acquisizioni documentarie”.
Tutto iniziò il 25 febbraio 1669 quando a Pedara e Nicolosi l’atmosfera si oscurò e l’aria divenne molto calda, quasi irrespirabile, nei giorni a seguire iniziarono una serie di terremoti e l’11 marzo si formarono le fratture eruttive. I primi paesi colpiti furono Malpasso e Monpileri e dalla cattedrale di Catania mosse un solenne corteo con la reliquia del braccio di Sant’Agata diretto alla Porta del Re. Nei giorni a seguire la lava si diresse verso San Pietro Clarenza, Camporotondo,  San Giovanni Galermo, Misterbianco, arrivando alla periferia nord ovest di Catania il 31 marzo. Il 17 aprile la lava coprì la strada che dal centro di Catania conduceva alla Piana e circondò la chiesa di Nostra Signora delle Grazie, il 23 aprile arrivò a lambire il castello Ursino e per la prima volta arrivò al mare.

De Luca (a sin.) e mons. Giovanni Mammino

Acireale non fu interessata dalla colata lavica ma i cittadini furono molto vicini alle popolazioni duramente colpite, ospitando nei numerosi collegi presenti in città molte suore e preti che dovettero lasciare Catania raggiungendo la città dal mare con delle feluche. Essi fecero ritorno nella loro Catania in estate quando finalmente la colata lavica si arrestò.
Salvo De Luca, presentando il suo libro nella sala conferenze dell’Archivio storico diocesano, nel palazzo D’Amico di Acireale, attraverso immagini d’epoca e dipinti che ricordano i tragici event, ha raccontato il ruolo importante della città, l’aiuto concreto anche attraverso la preghiera nelle chiese, dove furono esposti diversi simulacri e molte reliquie, e custodendo i documenti dell’Archivio della curia. Ad introdurre l’autore l’avvocato Guido Leonardi che ha presentato  anche i fratelli Navarria, musicisti di Nicolosi  che hanno eseguito tre brani inediti. Ringraziamenti e saluti finali da parte di don Giovanni Mammino, direttore del Museo diocesano e dell’Archivio storico.
L’autore cita anche personaggi illustri dell’epoca in cui si svolsero i fatti narrati, come il vescovo di Catania Michelangelo Bonadies, padre Vincenzo Magrì cappellano della chiesa Madre di Nicolosi, testimone diretto del terremoto avvenuto nella notte tra il 21 e il 22 febbraio 1633, Giuseppe Celeste Ventimiglia, canonico della Cattedrale di Catania che nei giorni dell’emergenza si prodigò nel soccorrere e mettere in salvo i cittadini. Ed ancora don Diego Pappalardo, illustre ed insigne cittadino pedarese, fu sacerdote, cappellano conventuale dell’ordine ospedaliero Gerosolimitano di Malta: egli diede nuovo slancio economico alla cittadina pedemontana prodigandosi non solo durante la colata lavica, riuscendo per la prima volta al mondo a deviare il magma anche se per pochi giorni,  ma anche prodigandosi nella ricostruzione della città dopo il terremoto del 1693.
Il prezioso volume di De Luca è oltremodo impreziosito da fotografie che documentano attraverso cartine geografiche le varie fasi del fronte lavico, dal suo inizio fino al raggiungimento di Catania e del mare.
Una pagina di storia del nostro vulcano che da noi tutti è amato e anche temuto, stupore e meraviglia di chi, straniero in questi luogh, viene a vedere ed ammirare da vicino la potenza della natura, attraverso il rosso del fuoco che, sgorgando copioso dalle viscere della terra, ci ricorda sempre l’immensità del creato e la potenza della natura che mai si potrà piegare a nessuna forza umana.

Gabriella Puleo

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