Libri / Presentata l’opera postuma su mons. Arista del cameriere privato Pietro Pappalardo: emergono aspetti inediti

Nella chiesa dell’Oratorio dei Padri Filippini di Acireale è stato presentato il libro ‘Cenni biografici di Mons. G. B. Arista d.O. 2° Vescovo di Acireale’, che fu scritto da Pietro Pappalardo tra il 1923 ed il 1950 e, dunque, in epoca successiva alla morte del vescovo (27 settembre 1920). Pietro Pappalardo era il cameriere privato del vescovo filippino e, dunque, si tratta di un testo di memorie dovuto a persona che visse insieme con il protagonista dell’opera i momenti descritti; egli avrebbe voluto abbracciare la vita della Congregazione acese e, comunque, fu al servizio di mons. Arista dal 1907 e provvide alla materiale redazione del testo tra il 1923 ed il 1950, data della sua morte.

Da sx: Salmeri e Sciacca

L’evento si inserisce nel contesto delle annuali celebrazioni della Giornata pro-Beatificazione’ di mons. Giovanni Battista Arista, antico sodale dell’Oratorio acese e, dal 1907, secondo vescovo della diocesi acese e successore di mons. Gerlando Maria Genuardi. Proprio quest’ultimo, a causa delle proprie precarie condizioni di salute, lo volle, già dal 1904, quale vescovo ausiliare.
La presentazione del libro, che ripresenta in edizione critica annotata dal prof. Alfonso Sciacca un antico manoscritto autografo dell’acese Pietro Pappalardo, ha visto gli interventi dello stesso prof. Sciacca e del prof. Giovanni Salmeri, ordinario presso l’Università di Pisa. Purtroppo assente, in quanto bloccato dalle avverse condizioni meteo, mons. Edoardo Aldo Cerrato d.O., vescovo di Ivrea e Procuratore Generale emerito della Confederazione delle Congregazioni oratoriane sparse nel mondo.
Alla presenza del vescovo mons. Antonino Raspanti e dopo i saluti iniziali a nome proprio e della Congregazione acese, il sac. Luciano Bella evidenziava come l’antico manoscritto autografo del Pappalardo fosse stato oggetto di attenzione da parte di padre Giuseppe Di Maio, allora vice postulatore della Causa di Beatificazione di mons. Arista; la Causa ha già vissuto un primo momento importante quando, il giorno 1 giugno del 2007, Papa Benedetto XVI dichiarava il vescovo filippino ‘Venerabile’, con la promulgazione del ‘Decreto sull’Eroicità delle Virtù’.
Nel proprio intervento, il prof. Salmeri evidenziava la portata storica di un documento che costituisce opera di notevole rilievo per la conoscenza della personalità di mons. Arista e, malgrado il titolo, essa ha ben poco di biografico, offrendo, invece, un notevole contributo alla conoscenza delle virtù di Arista attraverso il diuturno ed intenso impegno spirituale. L’autore del testo desiderava far conoscere ed amare il vescovo filippino che egli già allora riteneva santo; il testo, dunque, può dirsi una sorta di agiografia, evidenziando anzitutto il rapporto che legava mons. Arista a padre Mariano Patanè Leotta, primo fondatore della Congregazione acese, attraverso la conoscenza delle ‘Memorie storiche’ a suo tempo pubblicate da padre Giuseppe Di Mauro Riggio.
L’animo di mons. Arista era permeato da un incontenibile trasporto per Gesù Eucaristia ma non mancarono per lui momenti di dolore, come quando egli fu impegnato in prima linea a prestare soccorsi, anche con i propri mezzi, alle vittime dei terremoti di Messina e Linera o della colata lavica che cancellò l’antico abitato di Mascali (la città fu poi riedificata più a valle).

Come se non bastasse, poi, intervennero anche le vicende politico-sociali legate alla competizione elettorale cittadina acese del 1913, anche se qualche mese prima delle elezioni, la diocesi celebrò il primo grande ‘Congresso Eucaristico’, nella copertina dei cui atti si evidenziava il logo ‘In hoc signo vinces’ (con questo segno, l’Eucaristìa, vincerai).
Intervennero, poi, anche le vicende legate al primo conflitto mondiale, con diversi presbiteri diocesani che furono chiamati al fronte bellico. Infine, nel giugno del 1920, già irrimediabilmente affetto da tumore,  mons. Arista fu obbligato dai medici ad un soggiorno terapia in località montana, ove portò con sé alcuni testi di meditazione spirituale, tra cui l’Imitazione di Cristo. Nell’ultimo mese fece, poi, rientro in episcopio ad Acireale, ivi trascorrendo quanto gli restava ancora da vivere, finchè la morte lo colse all’alba del 27 settembre 1920, momento in cui egli, purificato dai dolori fisici e morali, fu pronto ad entrare nella gloria del Regno di Dio.

(Tutte le foto sono di Fabio Consoli)

Nel successivo intervento, il prof. Sciacca, curatore dell’edizione critica annotata del testo, evidenziava come egli aveva impostato il lavoro sul testo insieme col nuovo vice postulatore sac. Luciano Bella, dando così esito alle insistenze del padre Giuseppe Di Maio, deceduto il 13 novembre del 2016.
Il testo si presenta assolutamente conforme all’originale, non essendovi stata modificata neppure una virgola, e costituisce una sorta di agiografia in senso storico, un piccolo trattato di storia diocesana nel periodo a cavallo tra fine ‘800 ed inizio ‘900. Emerge il problema umano di mons. Arista, che raccoglieva nel 1907 l’impegnativa eredità di mons. Genuardi, nobile di origine agrigentine divenuto primo vescovo della diocesi acese a solo 33 anni nel 1872. Mentre mons. Genuardi fu trionfalmente accolto da rappresentanti del clero cittadino alla stazione ferroviaria acese e da lì in carrozza condotto al palazzo vescovile, transitando per le vie del centro tra due ali di folla che, entusiasta, vedeva finalmente i propri sogni divenire realtà (non dimentichiamo che la diocesi acese fu ufficialmente istituita nel 1848, ma solo nel 1872 riuscì ad avere il primo vescovo), mons. Arista ne divenne il naturale successore che non ebbe bisogno di trionfalismi; tutto ciò traspare dal testo di cui Pietro Pappalardo non è, comunque, il protagonista, anzi, è l’antagonista del personaggio principale; non, comunque, antagonista-nemico di mons. Arista, ma colui che trasporta dallo spazio della coscienza allo spazio della conoscenza.
Infine i saluti ed i ringraziamenti finali di padre Alfio Cantarella, preposito della Congregazione, e del  vescovo mons. Raspanti per l’arricchimento spirituale sicuramente prodotto dai fatti della vita del compianto vescovo oratoriano.

Nando Costarelli

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