“Primo Panciroli, un pittore romano siciliano per amore” (2025). Questo il titolo di una pregevole opera di Antonino Pasquale Calabrò, sociologo, ma anche artista, pubblicista, storico e collezionista.
Merito indiscutibile dell’Autore è quello di aver condotto per alcuni anni una ricerca minuziosa sugli affreschi e le tempere del bravo pittore Panciroli (Roma 1875-Acireale 1946), che in vita ha lavorato molto, è stato richiesto e apprezzato in Italia e all’estero, restando sempre fuori dai palcoscenici pubblici per il suo riserbo. Nonostante i suoi indiscutibili meriti artistici, risulta scarsamente inserito nella ricostruzione degli itinerari della pittura italiana (e non solo). Ancor meno è stata condotta una ricerca sistematica e analitica sul suo operato in Sicilia, nonostante sporadiche citazioni in studi vari.
Cenni biografici
Primo, rimasto orfano della madre nel 1882, a soli sette anni, ed essendo stato figlio di combattente delle guerre di indipendenza, viene iscritto all’Istituto San Michele di Roma. In questo istituto trova, oltre all’assistenza, l’opportunità di seguire la scuola di arti e mestieri con la guida dello scultore e pittore Alessandro Ceccarini.
Negli esami finali vince tutti i premi in concorso e cerca lavoro come decoratore studiando nel contempo e formandosi una cultura artistica e letteraria profonda.
Il Ceccarini lo presenta al famoso Cesare Maccari che nel 1896 lo assume come aiuto. Con Maccari Panciroli acquisisce una straordinaria padronanza nella tecnica dell’affresco, della tempera, dell’encausto, del pastello e dell’acquerello. Si diffonde la sua fama e comincia ad essere richiesto in varie parti d’Italia.
Viene chiamato in Sicilia nel 1907, pare per interessamento dell’artista acese Michele La Spina, per completare la decorazione della volta della navata centrale della Basilica Cattedrale “Maria SS. Annunziata” di Acireale. Lavoro cominciato dal pittore zafferanese Giuseppe Sciuti, che per una grave malattia non potè completare gli affreschi avviati sin dal 1902.

Panciroli completa la parte relativa all’Eterno Padre, seguendo il bozzetto dello Sciuti e ottenendo il plauso del vescovo di Acireale mons. Gerlando Maria Genuardi.
Sparsasi la voce della sua bravura, nel 1907 lo contatta il sacedorte Antonino Lanza, parroco della chiesa “Sacro Cuore di Gesù” di Santa Venerina, per decorare questa chiesa, aperta al culto il 29 giugno 1888, con tempere ed affreschi aventi per oggetto la vita di Gesù, le virtù teologali (fede, speranza, carità) e la virtù cardinale della giustizia.
Panciroli accetta con entusiasmo anche perché avrebbe potuto restare per un po’ di tempo ad Acireale, dove si era fidanzato con Maria Spina.
L’accurato lavoro dell’autore Calabrò
L’autore del saggio già aveva curato due volumi sugli affreschi del Panciroli nelle chiese di Bagnara Calabra. Così, dopo due eventi su Panciroli organizzati a Santa Venerina dall’associazione Sto.Cu.Svi.T., decide di intraprendere una ricerca sistematica di tutte le opere realizzate dal bravo pittore in Sicilia nel corso della sua vita. Scopo, quello di “rendere omaggio all’artista e farlo conoscere per valorizzare le sue opere quali un bene da ammirare, ricordare, studiare e preservare dal trascorrere del tempo e dall’incuria degli uomini”.

E così passa in rassegna gli affreschi e le tempere del Panciroli nella Cattedrale acese (1907), nella chiesa di Santa Venerina (1907/08, 1913, 1920). Poi nelle residenze private delle famiglie acesi Musumeci e Nicolosi (1914), nella cattedrale San Giovanni Battista di Ragusa (1926). Nel soffitto dell’aula consiliare del Comune di Acireale (1942) e nella cappella dell’Immacolata della chiesa Madre di Fiumefreddo di Sicilia (1943/44).
Panciroli ad Acireale per amore
Nel 1912 aveva sposato l’acese Maria Spina e con lei era rimasto a Roma mentre era chiamato dovunque in Italia e all’estero per prestigiosi impegni artistici. Intensissima, infatti, la sua attività in questo periodo, da Roma (aula consiliare in Campidoglio), al Vaticano, a San Pietroburgo, al Cairo e ad Alessandria d’Egitto inserendosi così in “una dimensione internazionale”. Per il temuto bombardamento sulla capitale da parte degli anglo-americani e soprattutto per amore della sua Maria, Panciroli decide di trasferirsi definitivamente ad Acireale, dove ritrova “rifugio e certezze per la sua famiglia e per sè”. Così si spiega il titolo del saggio di Calabrò che ci presenta Panciroli come “siciliano per amore”.
Muore ad Acireale per tubercolosi il 13 settembre del 1946. Le sue spoglie riposano nel cimitero di Acireale accanto a quelle di Michele La Spina.
Nel saggio tutte le opere del Panciroli realizzate nelle chiese di Sicilia
L’autore si è avvalso della preziosa collaborazione di Salvatore Spina, nipote di Maria. Egli conserva bozzetti, disegni, contratti, qualche lettera, diplomi, medaglie, copie di articoli di giornali, testimonianze molto utili per ricostruire la genesi delle opere. Anche se purtroppo non si sono trovate delle corrispondenze sulle commissioni e il suo lavoro.
Il saggio di Calabrò è prezioso perché per la prima volta analizza tutte le opere realizzate in Sicilia nelle chiese. E le descrive in modo approfondito dal punto di vista estetico e da quello biblico aggiungendo raffronti con opere di altri artisti.
Le decorazioni con stucchi e tempere nella residenza della famiglia Musumeci raffigurano, invece, le muse e le arti. Della decorazione della sala da pranzo della residenza Nicolosi si conosce soltanto il bozzetto. Nell’affresco della sala consiliare di Acireale si fondono storia e mito nell’esaltazione di Roma. Arricchiscono il saggio i riferimenti bibliografici e sitografici e le numerosissime illustrazioni con didascalie.
Giovanni Vecchio
