Li abbiamo chiamati eroi in camice, angeli in studio medico o in corsia, prima linea nella guerra inizialmente impari contro il Covid19, quei medici di famiglia che sono stati fiaccati se non uccisi, comunque usurati fisicamente e mentalmente, oggi in parte già categorizzati come RUAP, la nuova medicina di famiglia in Italia.
Appena un mese fa, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nell’Auditorium Antonianum di Roma, non ha esitato di nuovo a “paragonare a gesti eroici quelli compiuti dai vostri colleghi, a Gaza, dove un sistema sanitario, già fragile, è stato demolito, distrutto, come anche altrove è avvenuto. Tengo particolarmente a ricordare il contributo decisivo e l’appassionata dedizione che vi ha contraddistinto in occasione della pandemia da Covid, drammatica, lunga emergenza, che voi avete vissuto con sacrifici immani e con diverse vittime e che qualcuno, dimenticando i tanti morti di quei tragici giorni, vorrebbe derubricare a poco più di una leggera influenza”.
Medicina di famiglia / Da eroi a muli di Stato: gli orari di lavoro impossibili dei medici RUAP in Sicilia
Esposti come eroi da quella Repubblica italiana che ora rischia di tradire il suo mandato costituzionale di prossimità territoriale imponendo ora ai medici di famiglia orari di lavoro come muli, perché questo prevede l’incredibile nuovo Accordo Integrativo Regionale per la Regione Sicilia che disciplina il lavoro dei medici di Medicina Generale, apportando rilevanti novità nel Ruolo Unico di Assistenza Primaria (RUAP) e le rispettive Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) introdotte con tanto di obiettivi da raggiungere. Tra le varie imposizioni, l’accordo costringe formalmente un medico di famiglia, fino all’arrivo a 400 pazienti registrati, ad assicurare un’ora al giorno, ossia 5 ore di studio medico ogni settimana, più altre 38 ore da dividere tra guardia medica, case di comunità, uffici di competenza in accordo con i direttori ASP ecc.
Fino all’arrivo a 1000 pazienti, invece, almeno due ore al giorno, ossia 10 ore settimanali, di orario in studio, più altre 24 ore come sopra. Sempre formalmente, non desterebbe forse scandalo in apparenza, se non fosse che basterebbe capire come ogni giorno un medico di famiglia vive e lavora ad esempio in una periferia siciliana del 2026.
Medicina di famiglia / L’attuale quotidianità dei nuovi medici RUAP
Ogni giorno, un medico di famiglia degno di questo ruolo apre i battenti intorno alle 9 del mattino, se non prima, per trascorrere perciò realisticamente, altro che un’ora o due, almeno tra le due e le quattro ore ogni giorno a occuparsi con cura di ogni paziente: non sono clienti, ma persone che hanno bisogno di ascolto, indicazioni, conforto, diagnosi. Ora, in uno studio medico si va per bisogno o problemi di salute, non per passare il tempo: non vi si vendono caramelle, né prodotti al dettaglio, per chi lo scordasse.
Nel caso poi di studi già precedentemente avviati da colleghi o di giovani medici di famiglia che subentrano al posto di colleghi appena pensionati, almeno una mezza giornata fisica in studio è assicurata. Cui si aggiunge spesso la restante mezza giornata da impegnare in visite domiciliari o risposte continue a telefonate e messaggi dei pazienti. Ogni giorno alle due, tre o quattro ore si aggiungono altrettante potenziali per rispondere con scienza e coscienza a chi ha problemi spesso rilevanti e non certo occasionali e non cerca certo un rilassante intrattenimento.
Medicina di famiglia / Da eroi a muli di Stato: gli orari di lavoro impossibili dei medici RUAP in Sicilia
Ma il lavoro è solo a metà, perché secondo il nuovo accordo, il medico deve poi impegnare due notti a settimana (24 ore) più altre 12 in casa di comunità o ancora “simil tali”, visto che la nostra Regione è riuscita nella titanica impresa di perdere anni di tempo per adeguare, come possibile grazie alle ricchissime risorse previste dal PNRR ora in scadenza, le Case di comunità. E in molte aree non sono ancora partite. Oppure ovviamente il medico può scegliere di passare un’altra notte in Casa di comunità ed altre 24 ore da distribuire giornalmente nella stessa oltre a tutte quelle tra studio e domiciliari. Senza calcolare tutti gli spostamenti ogni giorno in termini di distanze, con altro dispendio dunque di ore su ore e carburante.
Non siamo su Scherzi a parte: lo hanno sottoscritto davvero
Questo accordo è stato evidentemente sottoscritto davvero. Anche se non ci si crede. Eppure molti dirigenti o istituzioni spesso retoricamente ricorrono a frasi come “i giovani sono il futuro”, “un cambiamento è necessario per i giovani”. Ma la colpa gravissima di chi ha intavolato questo accordo non è “nelle cose”. Non “è del sistema”. Né la colpa è imputabile allo Stato, al Papa, al meteo o agli alieni presunti nei nuovi dossier desecretati in USA. E’ invece evidente che chi ha consentito la firma di questo accordo, come promotore, intermediario, parte interessata o meno, non ha mai lavorato un giorno da medico di famiglia. O almeno non conosce la responsabilità enorme, la disciplina e l’onore richiesti a chi deve porre la persona al centro più di ogni altro ambito. Né, chi ha consentito un accordo simile, ha mostrato coscienza o competenza.
Medicina di famiglia / Da eroi a muli di Stato: gli orari impossibili dei medici RUAP in Sicilia
Semplicemente, chi ha permesso questo accordo dimostra di non avere idea di cosa significhi essere prima linea di chi soffre sul territorio e si rivolge in primis al medico curante, che potenzialmente fa fronte ogni giorno dunque a 700 o 900 pazienti ad esempio. Discorso diverso per chi supera i 1200 pazienti: in quel caso, oltre a gestire moltissimi pazienti ogni giorno, si limiterebbe ad altre 6 ore settimanali nelle Case di comunità: “com’è umano lei”, ringrazierebbe ironicamente qualcuno quasi quasi, alludendo al celebre ragionier Fantozzi, “mulo di Stato” che tanta sociologia ha spiegato al Paese con le novelle televisive interpretate da Paolo Villaggio. Ma sembra che la lezione dei “servili inferiori” da spremere, in questo caso i medici, qualche sedicente dirigente politico o amministrativo non l’abbia proprio imparata.

Ma esattamente, le parti interessate al tavolo ad esempio, si chiedono i giovani medici, che questa professione dovrebbero amarla e tutelarla, che ruolo hanno svolto? Quali conti hanno fatto, con chi? Quale mestiere conosce, chi ha partorito questo obbrobrio giuridico che offende qualunque base di buon senso del diritto del lavoro. Tra i giovani medici in subbuglio, chi parla di “attentato al sistema sanitario”, di “scure contro la professione”, di “chi ci ha venduto a generazioni ormai in prepensionamento”. E come dare loro torto, se si arriva a lavorare tra le 50 e le 60 ore ogni settimana, compreso notte e festivi?
Medici di famiglia solo se eroi? Politica e dirigenti ne rispondano subito
Per chi ha qualche capello bianco, ma neanche troppi, basti ricordare il clamoroso paradosso di come, in piena crescita e verso il sogno europeo, un noto governo italiano (il primo governo Prodi, 1996-1998) cadde effettivamente a causa del mancato accordo sulla riduzione dell’orario di lavoro, non accordandosi sull’introduzione per legge delle 35 ore settimanali. Ebbene, 30 anni dopo, siamo al paradosso di essere riusciti invece a sancire oltre le 48 ore effettive di lavoro a settimana: non formalmente certo. Ma di fatto, come non smentibile da chiunque abbia un minimo di capacità di calcolo e buon senso. Talmente tanto, da richiedere oggi ai medici una sessantina di ore settimanali come ovvietà.
Questo accordo, qualcuno li smentisca se può, non appare ai medici solo un capolavoro di incompetenza difficilmente eguagliabile, ma un vero e proprio attentato alla preziosissima vocazione dei nuovi medici di famiglia, alla loro passione e motivazione: chi resisterebbe, se non solo per un’autentica vocazione, ora più che mai, eroica? Chi vanta proclami, posizioni, stipendi o ruoli, ora risponda ai medici, soprattutto i più giovani invocati da tutti per necessità. Ma lo faccia con competenza, capacità di ascolto e conoscenza dei fatti, stavolta.
Perché la salute non aspetta e, se chi può curarci si ammala per primo o viene scoraggiato a farlo, il sistema di assoluto privilegio garantito dalla Costituzione della Repubblica italiana di cui abbiamo goduto, senza accorgercene forse per decenni, stavolta rischia di collassare. Rapidamente. Nonostante il nostro Presidente Mattarella si danni ogni giorno per ricordarne a tutti i principi da tutelare. Perché potrebbero essere presto persi, a danno di tutti. Non serve essere eroi, basta che le istituzioni preposte e le parti rimettano mano seriamente alle linee operative e gli orari, consentano ai medici di curare davvero, da medici, chi ha più bisogno.
