Memoria Covid / Da Firenze ad Aci Catena in bicicletta: il viaggio di Gianni Agostino attraverso l’Italia segnata dal virus

“Ti accorgi di quanto sia bello respirare solo quando prendi il raffreddore. La maggior parte delle cose belle della nostra vita le diamo per scontate, accorgendoci della loro importanza solo quando ci vengono a mancare”. Riflette così, oggi Gianni Agostino, 28 anni, fiorentino di origini siciliane, dopo avere rivalutato nei mesi di Marzo, Aprile e Maggio 2020, “la bellezza della libertà”, per esprimere le sue stesse parole. La libertà di muoversi, viaggiare, incontrare. Quella libertà che a causa del Lockdown era venuta a mancare, mentre ciò che avevamo pensato non potesse mai toccarci ci stava accadendo davvero e non vedevamo l’ora di riprendere a vivere normalmente.

“Una strana, quasi folle idea”

E’ in quei mesi di grandi malumori e riflessioni, mentre il Covid19 mieteva vittime, malati e disagi in un’Italia sgomenta e martoriata sul piano affettivo ed economico, che in Gianni s’insinua una strana idea, quasi folle, a cui però ancora non dava forma: un viaggio verso le proprie origini. Un viaggio che partisse dal comune di Sesto Fiorentino, territorio adottivo da circa vent’anni, verso Aci Catena, comune del nord-est catanese, dove vive ancora parte della famiglia. L’idea comincia a prendere forma concreta il 4 Luglio quando, proprio in quei luoghi, nasce Francesco, il primo nipote di Gianni. Quel viaggio, ancora nebuloso, acquisisce alcune prime certezze: “la mia direzione e la mia ultima tappa sarebbe stata lui – confida Gianni. – Ci sarei arrivato con le mie gambe, soffrendo e godendo di ogni singolo km”.

In sella in un’Italia segnata dal Covid19

Fatta allora sistemare la sua city-bike, ferma da un anno in garage, il neo-zio Gianni recupera lo stretto necessario da mettere nelle borse e, il 21 Luglio, salta in sella per partire attraversando un Paese provato e con poche certezze, perseguendo l’idea di iniziare quanto meno una traversata di un’Italia che ha timidamente riaperto frontiere regionali e attività, a cominciare dalla splendida via Francigena, in direzione Roma. “Sono partito senza particolari aspettative, a mani libere, provando a prendere ciò che sarebbe arrivato, cercando di andare senza paraocchi, di alzare la testa e guardarmi intorno” confessa.

“Da solo, senza pianificare tappe”

“Ho deciso di partire da solo e senza stabilire prima delle tappe: non ho mai pianificato veramente. I giorni in cui l’ho fatto, o sono stati sconvolti da imprevisti, o si sono rivelati più vuoti. Vuoti – spiega Agostino – perché a riempire la giornata non erano i km che facevo, ma le esperienze che vivevo: gli incontri con amici in giro per la Penisola, gli incontri con persone sconosciute, gli incontri con me stesso”. Ma in un viaggio di questo tipo non si sta sempre bene, soprattutto in tempi di Covid, quando molti ostelli sono chiusi ed i pochi coraggiosamente già aperti sono spesso esauriti: “A volte ti senti solo, ti chiedi chi te lo abbia fatto fare; non puoi scappare dai tuoi demoni. Il pedalare ti aiuta però a non stagnarti in quei pensieri, ti fa andare avanti. Per la strada ho imparato, ad esempio, a non prendere mai decisioni in salita! In salita tutti i pensieri diventano negativi”. Come del resto non si può scappare dallo spettro del Covid19, con cui bisogna imparare a convivere e fare i conti.

“In salita devi solo stringere i denti…”

“…ed aspettare che la salita finisca. Come nella vita, come nell’Italia ferita dal Covid19. In discesa, viceversa, ti senti di poter arrivare in capo al mondo e tutti i pensieri cambiano prospettiva” sottolinea. Come quando ad Ascea non è riuscito a trovare un alloggio, dormendo perciò nel cemento di un parco lì in zona. E sembra davvero una lezione per tutti, in tempo di Coronavirus letali: per quanto brutta possa essere la notte, l’alba arriva sempre, testimonia Gianni: “come quando, viceversa proprio in discesa, verso Bagnara Calabra, mi sono commosso, vedendo lontanissima per la prima volta la mia isola: la Sicilia”. (Qui un breve video di Gianni ripreso da un drone in Calabria, ndr).

“Quanti chilometri facevi al giorno?”

E’ la prima domanda che spesso viene posta a Gianni riguardo a questo viaggio:  “Una domanda legittima cui non è immediato rispondere come si pensi… Ci sono stati giorni in cui ho fatto più di 100 km, altri in cui ne ho fatti 50 o 30, altri in cui non sono nemmeno partito – racconta. – La bussola puntava sempre verso Sud, ma era il Cammino a dettare i tempi”. Perché a volte, è quando si prova a definire e organizzare tutto che non si riesce più a vedere ciò che succede attorno, lascia intendere Gianni, citando la madre di Forrest Gump nel famoso omonimo film, quando diceva che “i miracoli succedono ogni giorno”. “Credo sia davvero così, solo che nella maggior parte dei casi non si è predisposti a vederli” afferma Gianni in proposito.

I miracoli di un’Italia senza paura

Durante il viaggio, questi “miracoli” Gianni li ha vissuti nei momenti in cui era più in difficoltà: quando, a barriere abbassate, doveva alzare la testa e scoprire le persone attorno. C’è stato chi, come il mai visto prima don Renzo Tanturli, a Campagnano di Roma, ha aperto un oratorio deserto solo per ospitare un giovane sconosciuto: “…qui ospitiamo tutti: se anche fosse una sola persona, va trattata come il migliore degli ospiti”, la motivazione data a Gianni (che lo ha ringraziato scrivendogli il biglietto qui a fianco). O un signore che a Gaeta, senza conoscerlo, lo ha fatto dormire nel proprio camper, andando lui stesso quella sera nella casa vicina, e dicendogli “so cosa vuol dire trovarsi in viaggi simili; qua non si paga: sentiti ospite…”

Ihab ed il viaggio nel viaggio 

Poi, tra tante pagine sulle quali si potrebbero scrivere altre memorie, la conoscenza di un ragazzo di nome Ihab. Tante volte mal visto per la sua impulsività, non ha indugiato a prestare soccorso ad un ragazzo sconosciuto “disperso” una sera in un paesino dell’entroterra cilentano: non ha pianificato, non ha chiesto i documenti né si è chiesto “perché non fosse rimasto a casa sua”… lo ha semplicemente soccorso. E proprio quest’ultimo è stato, forse, l’incontro più incredibile di tutto il viaggio. “Sì, proprio perchè proprio nel suo paesino, di nome Torchiara, dopo essere stato accolto e ospitato come un amico fraterno, ho dimenticato la mia carta d’Identità. – racconta Gianni – Questa però è stata ritrovata giorni dopo da Ihab il quale, chiamandomi, mi ha detto che non me l’avrebbe inviata per posta, bensì l’avrebbe portata di persona, nello stesso modo in cui mi aveva conosciuto: in bici fino in Sicilia” conclude commosso, come chi ne ascolta l’avventura. “E così, quando l’8 Agosto sono arrivato a destinazione dopo 19 giorni e più di 1200 chilometri percorsi, Ihab partiva (come documentato in questo articolo dei colleghi di ondanews.it, ndr)  facendomi continuare a vivere il viaggio attraverso di lui” conclude Gianni, testimone di una #MemoriaCovid tanto inedita quanto significativa che, nella sua coraggiosa semplicità, ha tanto da insegnare e tramandare, ricordando quanto, senza smettere di pedalare, ogni salita abbia una fine ed ogni tappa serbi miracoli, per chi abbia occhi per vederli, s’intende.

Mario Agostino

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