Milo / I vini etnei tra evoluzione del cambiamento e potenziale evolutivo

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degustazione vini dell'Etna

Una delle grandi variabili del vino è l’annata. Ogni anno abbiamo una nuova possibilità di scoprire nel calice cosa ci consegnano la terra e il cielo. Come l’uomo riesce a fare sintesi di tutto ciò. L’assaggio diventa così esperienza. Tutto ha un inizio e una fine. Nel mezzo, tutto si trasforma. Annate calde, fresche, piovose, ciascuna di essa determina il sorso del vino. Oggi parliamo spesso di cambiamento climatico. Tuttavia, la pianta non è direttamente influenzata dal clima, che è la media delle condizioni climatiche di molti anni, ma dal meteo durante l’annata. Però la loro interazione causa inevitabilmente un impatto diverso sulla pianta e i viticoltori si chiedono come affrontarlo fino a chiedersi, anno dopo anno, quando iniziare a vendemmiare. Se l’annata ne plasma il gusto, è il tempo che determina il potenziale evolutivo.

Questi e non solo i temi affrontati a “Etna: eruzione enologica ed evoluzione del cambiamento” evento organizzato per Vini Milo da Cronache di Gusto e il Comune di Milo, presso i locali del Centro Servizi. Dodici vini di diverse annate, vinificazione e contrade al centro della serata con la partecipazione anche di alcuni produttori. Sono intervenuti Ciro Biondi, Chiara Graziani, Margherita Platania e Salvo Foti.
A condurre la degustazione Federico Latteri, giornalista di Cronache di Gusto, affiancato dal direttore Fabrizio Carrera.

Vini etnei / “La differenza sta nell’intimità tra vitigno e terroir”Vini dell'Etna

Le annate recenti assaggiate mostrano vini più immediati e freschi mentre quelle passate restituiscono al palato non solo profondità ma anche l’idea stessa di vino del produttore. “Ci vuole molta sapienza per fare vini territoriali”, ha affermato Salvo Foti, produttore ed enologo con una lunga esperienza in Sicilia e sull’Etna. E suggerisce: “La differenza sta nell’intimità che passa tra vitigno e terroir, quindi dobbiamo continuare a fare ricerca, capire dove è più performante sia il carricante sia il nerello mascalese per far si che ci sia riconoscibilità nei vini dell’Etna”.

Poi un riferimento alla rinascita dei vini etnei: “Prima della nascita di un mercato dei vini etnei seguì quella della rinascita. Abbiamo avuto in trent’anni un cambiamento direi radicale. Se la prima è certamente ricollegabile a Frank Cornelissen, Marc De Grazia e Andrea Franchetti, la seconda ha creato le basi per un rilancio della viticoltura etnea già presente prima degli anni duemila. Il cavaliere Giuseppe Benanti è stato il pioniere perché ha creduto nelle potenzialità di questi vini e del territorio”. Il merito è anche di alcune aziende come Valcerasa, Barone di Villagrande e Murgo che sono state tra le prime a imbottigliare e a perseverare con la loro attività in modo continuo.

I produttori: “Oggi il consumatore è più consapevole”

L’aumento di consumatori più consapevoli e alla ricerca di vini territoriali ha permesso ai vini dell’Etna di entrare nel mercato e farsi conoscere in tutto il mondo: “Abbiamo un posto abbastanza unico – ha affermato Salvo Foti – le viti si nutrono del suolo vulcanico e si tratta di vitigni nati proprio per questo territorio. Questo cambiamento che ancora oggi viviamo è dovuto alla percezione che le persone hanno di questo territorio che è davvero speciale”. Prima che i vini dell’Etna trovassero un loro segmento di mercato “chiunque li assaggiava non li preferiva ad un Nero d’Avola, fino all’esplosione dei vini etnei il vino siciliano era rappresentato dal Nero d’Avola, oggi per fortuna non è più così”, ha ricordato Ciro Biondi, tra i primi produttori ad imbottigliare Etna Doc.

“I vini dell’Etna oggi mostrano più precisione rispetto a venti anni fa. Ci sono tante persone curiose e appassionate che vengono da fuori per visitare il nostro territorio e scoprire i nostri vini. Ci sono stili diversi di fare il vino e al tempo stesso c’e’ anche qualcosa che continua a non cambiare. Mi riferisco alla vivacità dei nostri vini, alla loro tensione, al loro marcato carattere di vini vulcanici”, ha detto Chiara Graziani, rientrata da Copenaghen in Sicilia per occuparsi a tempo pieno in cantina.Degustatori vino

E sul carattere dei vini e il loro potenziale evolutivo è, infine, intervenuta Margherita Platania. “I miei vini sono legati alla cantina e tra me e loro c’è un patto segreto, possono uscire quando sento che è il momento giusto. La qualità del vino è strettamente collegata alla qualità dell’uva. Per noi il vigneto è un laboratorio dove lasciamo fare più che fare, proteggendo l’ecosistema e la ricchezza microbiologica del suolo”.

Vini etnei / I bianchi degustati

In degustazione i vini delle aziende Tenuta di Fessina e Feudo Cavaliere, con i loro rispettivi Etna Bianco Doc da carricante coltivato sul versante sud-ovest, l’Etna Bianco di Ciro Biondi, storico produttore che ha il merito di aver continuato l’attività vitivinicola del padre a Trecastagni nel versante sud-est, I Vigneri, non una semplice cantina ma una maestranza di vignaioli guidata da Salvo Foti e i suoi figli con vigne sul versante est a Milo e nord-est dove producono un rosato da vigna “maritata”. Infine, Federico Graziani e Graci, due aziende del versante nord che producono tra i rossi da nerello mascalese più rappresentativi del vulcano.

L’Etna Bianco A’ Puddara 2024 è il primo vino assaggiato. Tenuta di Fessina è l’azienda fondata da Silvia Maestrelli e oggi guidata da Jacopo Maniaci. Il sorso vibrante e la precisione al palato rivelano la sua giovinezza, un vino comunque destinato a raggiungere il pieno cosmico della sua maturità. Sì cosmico, come l’ammasso stellare delle Pleiadi a forma di gallinella da cui nasce il nome dialettale a’ puddara.  Nella 2014 in versione magnum la gioia durante il sorso diventa esplorazione regalando piacevoli sfumature di tostato, erbe officinali e frutta candita.

Dalle alte vigne di Biancavilla a quelle di contrada Ronzini, nel comune di Trecastagni. Qui Ciro Biondi produce il suo Etna Bianco Pianta. In degustazione le annate 2023 e la 2015 in versione magnum. Più morbidi e meno sferzanti al palato, l’annata più giovane sprigiona note balsamiche e profumo di miele, quella più evoluta sprigiona note di melacotogna e spezie dolci. In entrambi gli assaggi è presente l’impronta della macchia mediterranea. Quelli di Ciro Biondi sono vini che fermentano e maturano in botte di legno tonneaux, sulla scia dei bianchi di Borgogna.

Vini etnei / Un vino che nasce a mille metri dal mareMilo degustazione vini

Le vigne più alte dell’Etna Doc sono nel versante sud-ovest dell’Etna. Ma a Feudo Cavaliere, nel comune di Santa Maria Di Licodia, non c’è solo l’altezza a creare i vini. C’è l’istinto della sua produttrice, Margherita Platania, che ne predilige l’uscita sul mercato solo se li giudica pronti. Risultato? I lunghi affinamenti in bottiglia sono la chiave della longevità dei suoi vini. In degustazione due annate del suo Etna Bianco Millemetri. La 2017 e la 2010, quest’ultima l’annata più longeva proposta durante la degustazione. Nella prima gli accenni di idrocarburo e un’ acidità granitica ci suggeriscono che non c’è (ancora) alcuna fretta di berlo e che il vino raggiungerà il suo picco evolutivo chissà quando. La seconda ci ricorda che vino e invecchiamento (i francesi amano definirlo èlevage) sono apparentemente inseparabili. Il viaggio dell’evoluzione continuerà ancora, seppur di poco.

Vini etnei / Rossi e un rosato: annate giovani ed evolute a confronto

L’azienda I Vigneri ha proposto in degustazione il suo rosato Vinudilici con le annate 2024 e la 2014. La vigna rappresenta un enclave unico. Si tratta di un vigneto tra i più alti dell’Etna (1.200 metri) e anche d’Italia, nel comune di Bronte, a contrada Nave.
In questa vigna “maritata”, confusa potremmo aggiungere, prosperano, protetti da un bosco di lecci, vitigni quali grenache, minnella nera e bianca, grecanico. L’annata giovane è un vino spensierato e di facile beva ma ricchissimo al naso con profumi che ricordano l’arancia sanguinella,  lamponi e petali di rosa.
La 2014 non nasconde certo la sua età alla vista con il suo tipico colore ramato. È un vino la cui finestra di consumo ideale è pressoché esaurita ma al palato restituisce comunque una vena acida accompagnata da fiori essiccati e spezie fini.Vini Milo

E arriviamo infine ai vini rossi. In primis l’Etna Rosso Doc di Federico Graziani. Prevalentemente da nerello mascalese raccolto a contrada Montelaguardia a Randazzo, l’annata 2024 colpisce per le sue note vivaci di lampone e marasca, i suoi tannini setosi e ben organizzati e il finale ematico. Con la 2014, le cui uve provengono invece da contrada Feudo di Mezzo nel comune di Castiglione di Sicilia, il sorso rimane  vibrante, i tannini ancora intrepidi e un bouquet di rose appassite seguito da spiccate note di barbecue.

A concludere la batteria l’Etna Rosso Doc di Graci, azienda che si trova lunga la strada provinciale che collega il centro di Passopisciaro a Moio, aldilà del fiume Alcàntara. A proposito: merita una visita il suo maestoso e antico palmento con le sue imponenti botti in castagno dell’Etna. Anche in questo caso, due le annate assaggiate. L’Etna Rosso Doc 2022 contrada Arcurìa esprime una verve minerale e acida tipica dei suoli vulcanici. L’annata 2012 di Alberto Aiello Graci è un vino che continua a sfidare il tempo ma siamo lontani dal pieno della sua maturazione, regalandoci note di sottobosco, alloro essiccato e spezie scure.

Il mercato chiede sempre vini più identitari

Senza indugi possiamo affermare che la capacità evolutiva del vitigno carricante è riscontrabile anche negli altri versanti dell’Etna. Quelli dei versanti sud-ovest e sud-est sono più concentrati sul frutto che sulla verticalità riscontrabile negli Etna Bianco Doc ed Etna Bianco Superiore Doc di Milo nel versante est. Tuttavia, c’è sempre un’elevata acidità a determinare la longevità di questi vini. Un fattore molto importante nel determinare il potenziale evolutivo del carricante è la modalità dell’uso della botte e il lungo affinamento in bottiglia prima di uscire sul mercato con alcuni risultati evidenti e noti ai più esperti.

Ci sono poi, va aggiunto, alcuni Etna Bianco Doc interessanti anche sul versante nord. Infine, per il nerello mascalese si riscontra in alcune contrade maggiore intimità tra il vitigno e il terroir rispetto che ad altre. La sensazione per il futuro è che il mercato chiederà sempre di più vini identitari. Qui si gioca la partita e quella sull’Etna è una gran bella partita ancora in corso con un risultato già chiaro ma ancora parziale.

Domenico Strano