Il movimento calcistico africano ha esibito ai Mondiali 2026 tutto il suo valore, frutto di imponenti investimenti infrastrutturali e di riforme proposte dalla Confederazione Africana di Calcio (CAF). Fra i risultati più sorprendenti bisogna senz’altro menzionare quello dell’Egitto, arresosi solo ai campioni in carica dell’Argentina in una partita decisa al 93′ (con annesse polemiche del CT dell’Egitto Hossam Hassan che ha parlato di “partita truccata”) e del Marocco, che dopo il quarto posto di Qatar 2022 torna a qualificarsi ai quarti di finale dove affronterà la Francia. Vediamo come il Continente africano non rappresenta più solo una fonte di giovani talenti da cui attingere, bensì una vera e propria potenza industriale e politica del calcio globalizzato.
Movimento calcistico africano ai Mondiali
Lo storico exploit ai Mondiali 2026
Il Mondiale allargato a 48 squadre ha contribuito alla consacrazione delle nazionali africane ai livelli più alti del mondo del calcio. Nove nazionali su dieci – Algeria, Capo Verde, Costa d’Avorio, Egitto, Ghana, Marocco, Repubblica Democratica del Congo, Senegal e Sudafrica – hanno superato la fase a gironi, accedendo ai sedicesimi di finale. Nel caso del Marocco, sono uscite ai quarti. Questa statistica rappresenta un record assoluto nella storia dei Mondiali per il movimento calcistico africano, dimostrando una competitività e una crescita dal punto di vista tecnico piuttosto notevole.
Ai Mondiali molte nazionali africane hanno probabilmente pagato uno scarto dal punto di vista della mentalità, ma tecnicamente le selezioni del Continente africano sembrano avere poco da invidiare alle nazionali europee e sudamericane in primis. Insomma, a partire dalla Coppa del Mondo del 2030 l’Africa si candida seriamente ad essere protagonista indiscussa e a mettere a repentaglio il “duopolio” rappresentato dall’Europa e dal Sudamerica.
Investimenti e infrastrutture: FIFA Forward e CAF IMPACT
I notevoli sviluppi sul campo ai quali abbiamo assistito ai Mondiali 2026 da parte delle nazioni africane derivano da un massiccio insieme di investimenti mirati a colmare il divario con Europa e Sudamerica. Tra il 2016 e il 2026, la FIFA ha investito 1,2 miliardi di dollari nel territorio africano nell’ambito del programma FIFA Forward, in maniera tale da permettere il completamento di oltre 144 progetti infrastrutturali, incluse ristrutturazioni di stadi, centri tecnici e campi da gioco nei paesi più poveri del Continente. Il programma si pone come obiettivo anche quello di creare competizioni dedicate e campagne mirate ad aumentare la partecipazione di donne e ragazze, promuovendo dunque il movimento del calcio femminile africano. I fondi sono rigorosamente controllati tramite revisioni centrali e annuali, affinché venga garantita la massima trasparenza.
Oltretutto, sotto la guida di Patrice Motsepe, la CAF ha incrementato del 60% i fondi destinati alle singole federazioni nell’ambito del programma CAF IMPACT, erogando fino a 1,6 milioni di dollari per ogni nazione affinché possano essere investiti per sostenere i settori giovanili, la crescita del calcio femminile e la formazione di arbitri e allenatori. Anche in questo caso un focus in particolare viene posto sulla trasparenza finanziaria, poiché i capitali vengono depositati su conti bancari dedicati e sono monitorati da revisori indipendenti per prevenire la corruzione. In un contesto del genere, Paesi come il Marocco – con l’avanguardistica Académie Mohammed VI, uno dei simboli del movimento calcistico africano ai Mondiali – e il Senegal fungono da modelli di riferimento, non soltanto per quanto concerne lo sviluppo tecnico locale ma anche in termini di appeal suscitato dal punto di vista degli investimenti esteri (specialmente dai paesi del Golfo).
La rivoluzione dei calendari e dei tornei
Per aumentare i ricavi commerciali e ridurre eventuali conflitti d’interessi con i club europei, la CAF ha varato una riforma epocale. A partire dal 2028, la Coppa d’Africa (AFCON), il massimo torneo continentale, non si giocherà più ogni due anni, bensì ogni quattro anni. Ciò significa che i paesi ospitanti avranno più tempo per preparare le varie infrastrutture e, dunque, per aumentare la qualità dello spettacolo trasmesso in tutto il mondo.
Per arginare i vuoti finanziari provocati dalla suddetta riforma dell’AFCON quadriennale, la CAF ha dato vita ad una Nations League africana a cadenza annuale. Le partite di questa competizione saranno disputate interamente all’interno delle finestre autunnali stabilite dalla FIFA, garantendo un livello tecnico elevato senza interferire con i campionati europei. Infine, i ricavi provenienti dalle sponsorizzazioni a livello globale hanno permesso di raddoppiare i montepremi della Coppa d’Africa (10 milioni di dollari alla vincente), della CAF Champions League e della nuova African Football League.
Alessandro Puglisi
