Mostre d’arte / Soggetti vari ed eterogenei nella pittura di Rosa Raciti

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pittura di Rosa Raciti

Nell’ingresso del palazzo di città di Acireale è stata approntata nei giorni scorsi la prima personale d’arte della pittrice Rosa Raciti. Salendo le scale del municipio di buon’ora e di buona lena ci troviamo dinanzi una moltitudine di quadri che esprimono i concetti più disparati: donne dalla schiena scoperta, una donna ed un uomo ritratti di profilo, la maternità, nature morte, paesaggi e un dipinto rifatto sulla fotografia di quattro donne indiane abbracciate per sfuggire alla furia della tempesta.

Dopo un buon quarto d’ora a contemplare i dipinti, ci raggiunge una donna dalla corta chioma argentata, vestita con abiti neri ed elegante, nonché vivace e dalla battuta sempre in canna. Intuiamo sia l’artista e le rivolgiamo un paio di domande.mostra d'arte di Rosa Raciti

L’arte è stata sempre nella sua vita?

No, ho lavorato nell’ambito sanitario, e adesso che sono in pensione ho dato vita alla mia prima personale d’arte. Ho sempre amato la pittura e il disegno sin da piccola, ma è dal 2006, più o meno vent’anni, che mi dedico a questo mondo in maniera sistematica.
Grazie soprattutto all’associazione “Art’è” di Acitrezza, che mi ha fatto studiare ed applicare seriamente. A questo si sono aggiunti l’ispirazione e il talento.

Parlando di talento, a Rosa Raciti cosa riesce di dipingere meglio?

I volti umani, l’espressività delle persone che può essere un uomo o una donna è ciò che mi interessa di più. Le figure e le linee realizzate col pennello sono le mie favorite.

Però ci sono delle sue tele eseguite con la spatola, specialmente i paesaggi..

Mi sono cimentata pure con la pittura materica: è un modo di esperire tutti i campi dell’arte figurativa.soggetto ricalcato da una foto di Steve Mccurry

Un’ultima domanda: un suo quadro è chiaramente ispirato, anzi ricalcato da una famosa fotografia. Quindi, la sua arte non è del tutto originale!?

Ho voluto trasporre in pittura lo scatto del celebre fotografo Steve Mccurry, ritraente quattro donne indiane strette in un abbraccio per scampare ad una tempesta.

Dopo questa feconda conversazione, accompagnata dalla partita in si minore di Bach suonata al pianoforte della sala che ci ospita, diamo un ultimo sguardo alla mostra che, pur non brillando per originalità, testimonia una mano felice e incline al bello.

                                                Giosuè Consoli