Musica / Eric Clapton compie 80 anni…ancora tra le braccia della Madonna

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Eric Clapton suona

E così caro Eric hai compiuto 80 anni. Forse neppure tu quando calcavi le platee di teatri stracolmi di fans entusiasti e vedevi i tuoi dischi in cima alle classifiche di mezzo mondo, avresti creduto di poterci arrivare. Non perché, come urlavano i Who in My Generation, preferissi morire prima di diventare vecchio, ma perchè i tuoi demoni autodistruttivi, balenanti e spesso risorgenti, non volevano lasciarti.

Dai più osannato, insieme all’amico-rivale Jimi Hendrix, come il più grande chitarrista di tutti i tempi; da altri, ridimensionato ad artista camaleontico, il cui valore è dipeso molto da chi lo accompagnava.eric clapton

Una querelle che non lo ha mai interessato e forse segretamente irrisolta anche nei suoi stessi giudizi. Al punto da essere talora suo malgrado, persino coltivata. Come a esempio per la sua performance in Crossroads nell’album Wheels of fire della sua band per antonomasia, i Cream. Annoverata da gran parte dei critici musicali e milioni di estimatori (me compreso, per quel che può valere) come il più grande assolo di blues mai eseguito ma da lui stesso liquidata in modo molto meno esaltante: pessima!

La grande amicizia di Eric Clapton con George Harrison

Nella mia visione di chitarrista preferito, il suo itinerario musicale simboleggia più d’ogni altro un percorso avviato secoli fa nelle assolate piantagioni del Mississipi; transitato nelle fumose fabbriche di Chicago; approdato al plumbeo regno di Elisabetta II; lì acceduto alla tradizione melodica europea. In ciò, decisiva l’amicizia coi Beatles, in particolare George Harrison, il più introspettivo dei fab four.

Eric Clapton e B.B.King
Eric Clapton e B.B.King

Non a caso l’epiteto forse più puntuale, di certo più comune, con cui è spesso etichettato, slowhand, mano lenta, ne coglie l’essenza musicale più intima. A dispetto di tanti epigoni delle sei corde che si esprimono con una mitragliata di note, che a velocità supersonica ben poco di pathos sanno restituirci, la sua grandezza può cogliersi nei moti dell’animo impressi nel suo sound; una calda sonorità che persino nei potenti riff di blues richiama all’introspezione. In ciò probabilmente, rileggendo la lezione del suo grande maestro B. B. King (ai cui concerti chi vi scrive ha potuto assistere e può confermarlo).

Eric Clapton fin da ragazzo predilisse il blues

Una sensibilità che affonda probabilmente le radici in un vissuto, sin dall’infanzia, non felice. Da qui la sua predilezione sin da ragazzo per il blues, una musica che già nel nome evoca toni crepuscolari. Non è mio intento ripercorrere analisi critiche che hanno già impegnato innumerevoli commentatori.
Poiché timoroso di non avere competenze specifiche? Forse, pur se la musica si apprezza col cuore.

In realtà perché più d’ogni cosa mi preme evidenziare due elementi che hanno avuto un ruolo decisivo per Clapton; spesso in bilico tra la vita e la morte; fisica e spirituale; e forse ignoti pure a molti fans.
L’amicizia fraterna e la preghiera filiale; coniugate in un unicum da Gesù e da lui ricapitolate nei due grandi comandamenti dell’amore: in senso verticale per Dio Padre e orizzontale per i fratelli in Cristo.

Figlio di genitori sconosciuti, apprese da grande che quelli che apparivano tali, erano in realtà i nonni; e in senso lato di una generazione in cerca e spesso rapita da falsi profeti; ne visse gli aspetti più tristi, di dipendenza da alcool e droghe. In due occasioni prossimo alla fine, meta infausta di tante rock star.

L’aiuto degli amici salvò Eric Clapton dall’eroina

Caduto nella tragica trappola dell’eroina alla fine degli anni 60’, si salvò solo grazie all’intervento di George Harrison e altri amici, che letteralmente lo prelevarono e per disintossicarlo lo ricoverarono in una clinica che nell’anonimato della campagna inglese ospitava facoltose celebrità dello spettacolo. E infine ristabilito, lo riaccompagnarono per il primo concerto di una rentrée attesa per quasi due anni.

Eric Clapton e Luciano Pavarotti
Eric Clapton e Luciano Pavarotti

Solo grazie a ciò potè sfuggire ad essere incluso nel lugubre club dei 27, che annovera altre rock star, anche da lui frequentate: Brian Jones, Jim Morrison, Janis Joplin e il citato Jimi Hendrix. Tutti morti per dipendenze all’età di 27 anni e che di tale provvidenziale soccorso amicale non potettero godere.

Anni dopo, ricaduto nella forse ancor più subdola dipendenza da cocaina; distrutto per la perdita del figlioletto sportosi e precipitato da un grattacielo, aspettando il suo arrivo; fu prossimo a soccombere.
Che fosse per insano gesto volontario o da lento auto disfacimento, come Faust, sentiva l’esito vicino.

Recitare l’Ave Maria lo aiutò a liberarsi dalla dipendenza da cocaina

Il suo racconto sorprende e commuove. Giunto quasi all’epilogo, si ricordò dopo decenni di oblio, di una preghiera che, bambino, quella che credeva sua madre, ma in realtà sua nonna, gli faceva ripetere.
Cosi una notte inginocchiatosi, iniziò a recitare l’Ave Maria; preghiera quotidiana mai più tralasciata. Si avviò ad affrontare un processo di elaborazione del lutto che poi gli ispirò il brano Tears in Heaven.
Pian piano e non senza difficoltà e pause, pure grazie alla preghiera riuscì a liberarsi dalla dipendenza.

Svolta di vita trasposta in note, in uno dei suoi brani più lirici, Holy Mother, un’elegia alla Madonna.
Introdotta da un’implorazione di aiuto: “Holy mother, where are you? Tonight I feel broken in two” (Madre Santa, dove sei? Stanotte mi sento spezzato in due). Coltivata da un’affermazione di fede: “Holy mother, hear my prayer. Somehow I know you’re still there” (Madre Santa, ascolta la mia preghiera. In qualche modo so che tu sei ancora lì).
Coronata da un’accezione di pace: “When my hands no longer play. My voice is still, I fade away. Holy mother, then I’ll be. Lying in, safe within your arms.” (Quando le mie mani non suoneranno più. La mia voce sarà silenziosa, svanirò. Madre Santa, allora sarò, disteso al sicuro tra le tue braccia). Sospinta da un’improvvisazione impareggiabile.

Eric Clapton e moglie riceve l'onorficenza della Corona CBE
Eric Clapton e moglie riceve l’onorficenza della Corona CBE

Memorabile un’esecuzione con i versi cantati da Pavarotti; un connubio musicale mai più eguagliato. Le note della sua Fender Stratocuster e la voce del Big Luciano sembrava volessero condurci in Cielo.

Un tranquillo ottantenne….ancora tra le braccia della Madonna

Oggi è un tranquillo ottuagenario; che vive, finalmente sereno, con la moglie, in una tenuta nel Surrey.  Dal 2004 insignito dell’onorificenza reale CBE (Commendatore dell’Ordine dell’Impero Britannico); nella scia dei Beatles, MBE, ma un gradino più su. Ancora in tour; si esibisce poi in beneficenza e per lanciare giovani talenti con un lasciapassare unico. Sempre per il solo piacere di suonare; senza rubare la scena; talora pure fisicamente in seconda fila.

Grazie di tutto caro Eric; per le emozioni regalate in questi 60 anni; in più, per aver dimostrato, dopo anni di cadute e risalite, che la vera pace si trova tra le braccia della Madonna. Holy Mother, appunto.

 

Giuseppe Longo