Norcia due anni dopo / Dal terremoto del 2016 il volto della città è ancora sfigurato, ma ci sono segni incoraggianti di ripresa

Una sentita e partecipata testimonianza di una nostra collaboratrice, che ha visitato i luoghi dell’Italia centrale colpiti dal terremoto di due anni fa, in cui la gente ha trovato la forza per andare avanti, pur tra le difficoltà dovute alle conseguenze del sisma ed alla ricostruzione in corso.

Il centro storico di Norcia ingabbiato dalle impalcature

La mèta del mio viaggio è stata quest’estate l’Umbria, la zona d’Italia che insieme a Marche e Lazio, tra agosto e ottobre 2016, è stata vittima di diverse scosse di un terremoto distruttivo. Rasi al suolo diversi edifici, infrastrutture e abitazioni. A questi danni si sommano purtroppo anche diversi morti e feriti.

Molte zone della città sono ancora impraticabili…

Una delle mie tappe è stata Norcia, ampiamente danneggiata dalle scosse del 24 agosto, e poi del 26 e 30 ottobre.

Prima ancora di varcare la porta romana d’ingresso percepisco una certa sensazione di tristezza che mi viene dall’osservare l’entrata rivestita da un’impalcatura in legno e acciaio. Nulla cambia una volta dentro. Mi si presenta davanti una lunga via con negozi di prodotti tipici, le “norcinerie”. C’è un passeggio di gente, e forse qualche turista, come me venuto a fotografare le rovine e comprare qualche prodotto tipico in segno di vicinanza morale. Le attività che hanno ripreso a lavorare sono però poche. Gli edifici portano ben visibili le loro cicatrici, mostrano ancora un volto trasfigurato. Su molti negozi si leggono cartelli come: “Ci siamo trasferiti più avanti. Causa terremoto.” Ma la distruzione si vede maggiormente nella piazza centrale: la facciata della basilica di San Benedetto e il suo campanile settecentesco sono coperti da uno scheletro d’acciaio, così come altri edifici limitrofi. Dietro la facciata della chiesa, solo macerie. Ci sono stradine recintate con il cartello che recita: “Divieto di accesso. Zona rossa.” Dopo due anni rimane ancora molto da ricostruire. E mentre aspetta, la gente di Norcia va avanti.

Ma si respira anche la forte voglia di tornare alla normalità

Lo vedo nei negozianti al lavoro, nei bambini che vanno in bici, negli adolescenti che passeggiano in gruppo, nei vecchietti che stanno seduti a conversare sulle panchine. Vedo tutto questo e mi sento rincuorata, è come se percepissi un’energia positiva e penso di trarne un messaggio, che io interpreto così: “Non importa quanto devastante sia una calamità nella vita, finché si è vivi, bisogna continuare ad andare avanti”. E proprio questo stanno facendo gli abitanti di Norcia, che vogliono rimettersi in piedi nonostante tutto e lo vogliono fare rimanendo nella loro città.

Eugenia Castorina

 

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