PA / Paolo Storari, il magistrato da un miliardo di euro e 50000 posti di lavoro

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paolo storari

Pochi sanno chi sia Paolo Storari, e altrettanti pochi sanno cosa faccia e perché ha attirato la nostra attenzione. Nasce a Milano il 24 febbraio del 1966. Oggi, a 60 anni, è uno dei magistrati che è riuscito a creare più posti di lavoro in Italia grazie al suo senso del dovere e all’impegno profuso nel suo lavoro quotidiano.

Paolo Storari / Il Robin Hood dei nostri giorni

Poche dichiarazioni, se non le necessarie, e tanto lavoro lo hanno portato ad essere un servitore dello Stato. Un magistrato che applicando la legge, non solo sanziona chi non l’ha rispettata, ma riesce anche a costruire sviluppo per la società. Una sorta di Robin Hood dei nostri giorni, ma con una differenza sostanziale: non ruba ai ricchi per dare ai poveri, ma restituisce ai poveri quello che i ricchi gli hanno tolto.

Come? semplicemente applicando la legge. Oggi si parla del “metodo Storari”, un metodo che sta facendo scuola fra i magistrati. Non solo si punisce chi commette il reato, ma potenzialmente anche chi lo agevola in qualche modo. Cerchiamo di fare un esempio pratico.

Paolo Storari / Il caso del Food Delivery

Paolo Storari è pubblico ministero a Milano. Negli anni si sta occupando di dossier sempre più scottanti specialmente dove vi è sfruttamento di manodopera a basso costo contestando a grandi aziende, colossi del settore e multinazionali il reato di caporalato.

Ultimamente ha iniziato ad indagare sulle società di Food Delivery (consegna a domicilio). Per intenderci sono le società che quando ordiniamo una pizza in un ristorante o pizzeria on line gestiscono la consegna della nostra pizza tramite “riders”  (corridori, nel vero senso della parola). Questi ci consegnano in bicicletta la pizza suonando trafelati e pieni di fretta al nostro campanello. L’inchiesta ha scoperto che due big del settore, quali Deliveroo e Glovo, sembrerebbe applicassero paghe molto basse ai riders. Addirittura in alcuni casi vanno sotto la soglia minima del contratto nazionale di riferimento (CCNL logistica, Trasporto, merci e spedizioni) e sotto la soglia di povertà. Approfittano dello stato di bisogno di circa 20.000 lavoratori che consegnano cibo nel territorio Italiano, la maggior parte uomini, di cui circa il 30% stranieri. Il nucleo dell’ispettorato del lavoro dei carabinieri sembrerebbe che abbia accertato delle irregolarità che si perpetravano da anni.

Condizioni lavorative dei riders

Per l’accusa “i riders, formalmente lavoratori autonomi e in regime forfettario a partita iva, erano da considerarsi in realtà lavoratori dipendenti a pieno titolo”. Svolgevano il loro lavoro sotto le direttive dell’azienda che stabiliva, tramite l’algoritmo, dove e quando consegnare il cibo. Mappava il tragitto dei lavoratori tramite l’app e misurava costantemente la performance. Così facendo i riders di fatto agivano come dei lavoratori subordinati.

paolo storari riders

La paga sembrerebbe essere circa 4€ l’ora, in netto contrasto con l’articolo 36 della costituzione che garantisce ai lavoratori “il diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità/qualità del lavoro e sufficiente per un’esistenza dignitosa”. Stabilisce inoltre ”il diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, sancendo l’irriunciabilità di tali diritti”. Pare che questo era il modus operandi del settore delle consegne a domicilio, applicato sia dal colosso multinazionale Deliveroo, che sviluppa 240 milioni di euro di fatturato, sia da Glovo.

Per la cronaca sottolineiamo che l’altro leader di mercato Just Eat già dal 2022 ha cambiato modello di gestione dei riders. Assume la maggior parte come dipendenti con una paga media di 8,5 euro più bonus e dandogli tutti gli istituti di legge, ferie, maternità, tfr. etc.

Il metodo Storari

L’aspetto interessante del metodo Storari come dicevamo all’inizio è che non si ferma solo alle società che sembrerebbero compiere delle irregolarità sulla gestione del personale. Ma agisce anche alle società clienti delle piattaforma di delivery a domicilio. Fra le quali vi sono McDonald’s, Burger King, Esselunga, Carreofur, Crai Secom, KFC (Kentucky Fried Chicken). Chiede infatti i modelli organizzativi, allo scopo di verificare se le procedure aziendali dei committenti siano idonee a impedire il reato di caporalato contestato a Deliveroo e Glovo.

Le inchieste di Storari e del suo team hanno avuto degli effetti importanti per l’intera comunità, tra i quali la creazione di circa 50.000 posti di lavoro. Spesso le aziende coinvolte preferiscono cambiare modello organizzativo, assumendo direttamente i lavoratori con contratti nazionali. Altri effetti si sono visti con il versamento delle imposte, e contributi da parte delle aziende che si sono “messe in regola”. Gli importi stimati sono complessivamente in circa 1 miliardo di euro (fonte Ansa).

Gianfranco Castro