Punti di vista 10 / Un nuovo sport diffuso in città. Nessuna disparità fra centro e periferia

Qualche giorno fa un mio vecchio amico, passeggiando per le vie del centro, mi ha fatto notare che da qualche tempo a questa parte si è molto diffuso, nella nostra città, un nuovo sport: il “salto della cacca”, gentilmente offerto dai padroni dei cani sporcaccioni (i padroni, non i cani), che permettono ai loro animali di fare i propri bisogni (e fin qui nulla di strano), senza però avere l’accortezza di rimuovere poi quanto prodotto dalle loro bestiole.

Si creano così le condizioni per gli “atleti” di potere agevolmente cimentarsi nell’esercizio del suddetto sport. I più esperti riescono anche a “saltare” vari ostacoli posti in successione, ma qualche volta c’è pure chi scivola sull’ostacolo, perdendo spesso la calma per l’incidente occorso, e impedendo a qualche altro atleta di utilizzare successivamente il medesimo percorso. Sono sicuramente i cani più grossi (tipo alani, sambernardo, pastori maremmani e simili) quelli che danno più soddisfazione agli atleti “provetti”, perché lasciano delle impronte più consistenti e visibili del loro passaggio, mentre i cani di taglia più piccola (del genere volpino, yorkshire, barboncino o, addirittura, chiwawa) possono essere utili per fare impratichire i bambini, che fin da piccoli possono iniziare ad allenarsi in tale nobile “disciplina sportiva”, ed essere quindi pronti, crescendo, a raggiungere livelli competitivi molto elevati.

C’è ancora da notare che i percorsi preferiti dai “disseminatori di ostacoli” sono in genere quelli più periferici, ma nessuna strada cittadina è indenne da tale esercizio, perché è giusto agevolare la pratica dello sport del “salto della cacca” sia per gli abitanti dei quartieri periferici che per quelli del centro. Luoghi privilegiati di questo sport sono le strade e gli spazi antistanti gli istituti scolastici cittadini, dove la mattina i giovani studenti possono agevolmente allenarsi, anche se, talora, la fretta di entrare in aula può provocare dei brutti scherzi, ed allora i ragazzi portano con sé, all’interno delle mura scolastiche, le tracce dei loro “insuccessi”.

Dobbiamo quindi rendere grazie ai suddetti padroni di cani che permettono l’esercizio di tale pratica sportiva, e additarli alla pubblica attenzione? Additarli alla pubblica attenzione sì, è giusto farlo, ma non come eroi e benefattori, ma come sporcaccioni e incivili, degni di biasimo e – perché no? – anche di qualche bella multa.

Nino De Maria