Dopo aver segnalato i gravi disservizi all’ufficio postale di Randazzo che costringono gli utenti ad aspettare il proprio turno all’aperto, senza nemmeno una pensilina sotto cui ripararsi dalle frequenti piogge, poniamo ora l’attenzione sulla disastrosa situazione dei servizi – ma meglio sarebbe dire dei disservizi – ospedalieri e sanitari della città.
Qui Guardia medica, Presidio territoriale di emergenza e servizio ambulanza del 118 sono carenti se non addirittura assenti, come verificatosi nei giorni scorsi.
Questa è purtroppo la drammatica situazione venutasi a creare nei giorni scorsi a Randazzo, dove praticamente è stata negata ogni forma di assistenza sanitaria all’intera comunità, su cui peraltro si appoggiano anche gran parte delle altre cittadine site nel Valdemone e nei Nebrodi meridionali.
Una situazione paradossale che lascia ancora una volta pesanti dubbi sulla gestione sanitaria del territorio montano siciliano, e soprattutto delle asfittiche aree interne.
Sappiamo, infatti, che al Presidio territoriale di emergenza (Pte) di Randazzo lavorano – o almeno dovrebbero lavorare – 6 medici, in modo da coprire tutti i turni nelle 24 ore della giornata. Ebbene, nella giornata di sabato 15 novembre, inspiegabilmente, tra riposi e malattie al Pte di Randazzo non era presente alcun medico. Di norma, in servizio dovrebbero esserci 2 medici, uno al Pte ed uno per il servizio ambulanza. Lo scorso sabato, invece, non c’era nessuno ed ultimamente, molto spesso, c’è soltanto un medico in servizio per garantire solo l’operatività del 118. Per di più si vocifera che a partire dal prossimo mese di gennaio, su loro richiesta, due di tali medici dovrebbero essere trasferiti in altra sede. Pertanto, se non arriveranno sostituti, la situazione sarà veramente grave se non addirittura drammatica.

Disservizi anche nella Guardia medica
Situazione simile a quella del Presidio territoriale di emergenza è anche quella che concerne la Guardia Medica dove lavorano 5 medici. Ma la mattina dello scorso sabato 15 novembre, il medico di turno che avrebbe dovuto prendere regolare servizio non è arrivato. Così il medico che aveva già lavorato tutta la notte precedente, non potendo per questioni di sicurezza per sé e per gli altri – come peraltro previsto in questi casi e come voluto anche dai relativi contratti collettivi di lavoro – prolungare ulteriormente il proprio orario lavorativo, è dovuto andar via per riposare e ritornare nuovamente operativo solo dalle ore 14 in poi.
Il Presidio territoriale di emergenza, invece, dopo essere rimasto senza medico, ha persino visto mancare l’infermiere di servizio. Non potendo così garantire neanche il supporto di base che su ogni ambulanza prevede almeno 2 operatori.
Nel pomeriggio dello stesso sabato, purtroppo, con il 118 di Randazzo del tutto fuori servizio per mancanza di medici e infermieri, poco fuori del centro urbano, nella frazione di Murazzorotto, all’incrocio fra la Strada Statale 120 e la Statale 284, si è verificato un terribile incidente. Si sono scontrati un furgone ed un ciclista rimasto senza primi soccorsi, anche se l’ autista del furgone si è fermato a soccorrerlo, e qualche autista di passaggio è intervenuto per cercare di dare aiuto.
Solo dopo un po’ di tempo è arrivata l’ambulanza del 118 di Maletto, e poco dopo anche l’elisoccorso di stanza al Cannizzaro di Catania. Ma, nonostante i vari tentativi per rianimare il sessantatreenne ciclista randazzese, purtroppo non c’è stato nulla da fare.
Manca il servizio ambulanza
Sappiamo che nello stesso pomeriggio la Seus, che gestisce i soccorritori, ne ha inviato uno per cercare di riattivare il servizio, ma l’ambulanza è stata subito indirizzata a Piedimonte Etneo per un altro primo soccorso. Randazzo è rimasta così nuovamente del tutto scoperta, anche perchè persino l’ambulanza della vicina Bronte (distante già ben 18 chilometri!) era senza medico!
In un comunicato che ci è stato fatto pervenire tramite il responsabile della Camera del lavoro di Randazzo, Everardo Portale, la Cgil e la Fp Cgil di Catania, nonché la segreteria generale della Cgil di Palermo, “esprimono profonda preoccupazione per la condizione in cui versano i servizi sanitari nelle aree interne della provincia etnea, alla luce dell’ennesimo episodio di paralisi dei presìdi territoriali di emergenza e della continuità assistenziale verificatosi recentemente a Randazzo“.
Ed è per questo che chiedono un incontro urgente all’Azienda sanitaria provinciale di Catania, sottolineando che “in caso di mancata convocazione, il sindacato sarà costretto ad organizzare iniziative di protesta”.
La denuncia di una situazione insostenibile
Il segretario generale della Cgil catanese, Carmelo De Caudo, e la segretaria generale della Fp Cgil etnea, Concetta La Rosa, assieme al segretario generale della Cgil siciliana, Alfio Mannino, sottolineano come “gli eventi registrati recentemente a Randazzo rappresentino un vero e proprio campanello d’allarme che non può più essere ignorato. L’assenza contemporanea di medici nei presìdi di emergenza, nella guardia medica e nel servizio 118 dimostra un livello di fragilità ormai divenuto strutturale”.
“Una comunità intera si è trovata priva di assistenza, e questo – osservano Mannino, De Caudo e La Rosa – è semplicemente inaccettabile nella nostra Isola che ha pagato un prezzo altissimo e non indifferente già durante la pandemia. Non siamo di fronte a criticità episodiche – proseguono i vertici della Cgil siciliana. – La desertificazione sanitaria delle aree interne è il risultato di scelte miopi, di pianificazioni insufficienti e di una mancata visione sul lungo periodo. Oggi chiediamo con forza che il diritto alla salute venga garantito in modo uniforme, senza cittadini di serie A e cittadini di serie B”.
La segreteria generale della Cgil siciliana assieme a quella di Catania ed alla Fp Cgil etnea richiamano inoltre la Regione Siciliana ad un intervento immediato e strutturato. “Servono subito tavoli tecnici, soluzioni innovative frutto di concertazione con le forze sociali, un piano straordinario di assunzioni, incentivi per i professionisti che operano nelle zone periferiche ed un monitoraggio costante dei servizi essenziali.
La pandemia avrebbe dovuto insegnare che la tenuta della sanità pubblica è del tutto essenziale per la stabilità sociale e per la sicurezza delle comunità. Oggi, invece – precisano – assistiamo ad uno scenario che tradisce quelle lezioni. Bisogna al più presto invertire la rotta con determinazione e trasparenza. Rilanciare la sanità pubblica nelle aree interne è un dovere, nonché il presupposto per costruire un futuro in cui la tutela della salute non sia un privilegio, ma un diritto pienamente esigibile”.
Una sanità allo sfascio

“Quello che accade nel territorio di Randazzo – rincara la dose il segretario generale della Cgil siciliana Alfio Mannino – testimonia un trend che è uguale in tutta l’Isola. Quello che vede una sanità allo sfascio, preda degli appetiti politico – clientelari sfregiando e spregiando il diritto alla salute. Il governo regionale, sino ad oggi, non é stato in grado di fare un piano della rete ospedaliera credibile, di rafforzare la medicina del territorio, di attuare la Missione 6 del Pnrr realizzando le strutture previste e dotandole del personale sanitario necessario.
Questo mentre le recenti cronache giudiziarie confermano una gestione impostata sulla base delle fedeltà politiche, delle clientele, e non degli obiettivi da raggiungere sotto il profilo del diritto alla salute. Il 12 dicembre – conclude Mannino – saremo in piazza anche per questo. Perché si investa sulla sanità pubblica, affinché il territorio e le aree interne non siano abbandonate a sé stesse. E la gente non sia obbligata ad andare altrove per farsi curare o, peggio ancora, a rinunciare alle cure in un sistema che fa sempre più rotta verso il privato”.
Ad onor di cronaca, per tutta la mattinata di martedì 18 novembre, abbiamo cercato di metterci telefonicamente in contatto con la direzione del distretto sanitario di Bronte senza però riuscirci. Dopo aver composto tanti numeri e lasciato squillare i telefoni sino alla fine, abbiamo avuto risposte solo da due gentilissime impiegate che però, oltre a fornirci i vari numeri di telefono interni, non hanno potuto esserci di aiuto. Il che, ancora una volta, la dice lunga…
Giuseppe Portale
