Randazzo / Padre Francesco Lo Giudice, a 40 anni dalla morte, è ricordato nella “sua” parrocchia

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Padre Francesco Lo Giudice

Quarant’anni. Tanti ne sono passati da quel triste pomeriggio di venerdì, 9 maggio 1986, quando, intorno alle ore 17, il sacerdote padre Francesco Paolo Lo Giudice, parroco della chiesa di San Martino, comunemente conosciuto come “L’Arciprete”, lasciava la scena di questo mondo per volare in Cielo, dove sicuramente l’attendeva Colui che egli aveva servito per tutta la vita e che sicuramente gli avrà detto: “Vieni, servo buono e fedele! Entra nella gioia del tuo Signore!” (Mt. 25, 14-23).

E proprio a lui, seppure a 40 anni di distanza, nella strapiena sua chiesa di San Martino, è stato dedicato un intero pomeriggio in cui, l’attuale parroco padre Roberto Maio, ne ha ricordato la splendida figura. 

Nato a Randazzo il 12 marzo 1905 da Giovanni ed Ignazia Tripoli, il giovane Francesco Paolo Lo Giudice frequentò le scuole elementari nel collegio Salesiano San Basilio della stessa città. Poi, sentendo dentro di sé la vocazione al sacerdozio, e fatta la sua scelta spirituale, era entrato nel Seminario vescovile di Acireale.

Padre Francesco Lo Giudice ordinato sacerdote a 22 anni

Dopo il regolare corso di studi liceali, con lo studio della filosofia e della teologia, il 31 luglio 1927, all’età di 22 anni, veniva ordinato sacerdote nella cattedrale di Acireale da monsignor Salvatore Ballo Guercio, amministratore apostolico di Acireale (1926 – 1927), in quanto il vescovo del tempo, mons. Ferdinando Cento aveva ricevuto la nomina di Nunzio Apostolico in Venezuela.
E successivamente
quella di cardinale di Santa Romana Chiesa.

Ad Acireale, padre Lo Giudice rimaneva sino al 1930 quale insegnante di Lettere, Storia e Filosofia nello stesso seminario vescovile dove si era formato. Nel contempo aveva anche ricevuto la nomina di  cappellano delle Contrade ed agglomerati urbani acesi di Baracche ed Anzalone, e ne esercitava le relative funzioni.

Dal 22 maggio 1930 sino alla fine di giugno 1943 svolse le funzioni di arciprete-parroco a San Giovanni Montebello, frazione di Giarre.
Qui  curò con particolare amore e diligenza il settore giovanile dell’Azione Cattolica Italiana, ricordando in ciò quanto aveva appreso dai Salesiani nel collegio di Randazzo.

In quegli anni, ed anche dopo, ebbe cure particolari anche per le vocazioni ecclesiastiche. Diversi sacerdoti devono a lui l’avvio al ministero sacerdotale, fra i quali  don Giuseppe Albano, don Francesco Barbagallo Arcidiacono e don Antonino Catalano. I più anziani cittadini di San Giovanni Montebello lo ricordano ancora con devoto affetto.

Padre Francesco Lo Giudice parroco della chiesa di San Martinodon Francesco Lo Giudice

All’inizio di luglio del 1943, poco prima dei bombardamenti Anglo-Americani, fu inviato dapprima come Economo e poi, dal 1° ottobre 1943, come parroco della chiesa di San Martino in Randazzo. Qui svolse la propria attività pastorale per il resto della sua vita.

Come emerso da un documento dell’Archivio parrocchiale di San Martino e da un foglio trovato in Curia ad Acireale, padre Francesco Paolo Lo Giudice fece il giuramento e la professione di fede in data 06 febbraio 1944 alla presenza dell’Arciprete Giovanni Birelli, parroco della Basilica di Santa Maria Assunta in Randazzo, quale delegato vescovile. E dei testimoni: canonici Edoardo Lo Giudice, e Giuseppe Finocchiaro.

Durante e subito dopo i bombardamenti cercò di salvare, insieme alle anime, numerose opere d’arte di quella chiesa. Per esempio, recuperò il preziosissimo ciborio in marmo del secolo XIII pezzo per pezzo, lo custodì gelosamente per poi farlo rimontare con certosina pazienza.
Si dedicò, altresì, alla ricostruzione della stessa chiesa di San Martino, gravemente danneggiata dalle numerose incursioni aeree alleate, e delle due chiese minori di San Bartolomeo e di Santa Barbara.

Randazzoscrive lo stesso padre Lo Giudice in una sua vecchia cronistoria  redatta tra il 1943 ed il 1960, e conservata nell’Archivio parrocchiale  Randazzo ebbe incursioni continue, anzi in un giorno si assistette a ben 12 bombardamenti. Sotto questa brutale aggressione cadono le case ed anche le chiese. La chiesa di San  Martino fu bombardata in pieno sicchè di essa rimase appena qualche muro perimetrale“.

Segue, poi, un dettagliato elenco delle opere d’arte pervenute, nonché di quelle distrutte, a causa delle offese belliche che, nell’insieme, corrisponde a quanto riportato nella citata cronistoria.

La casa canonica, attaccata alla chiesa, “donata dalla munificenza di Papa Pio XI (ancora oggi sulla porta della canonica è conservato lo stemma, n.d.r.), è stata fortemente danneggiata dai bombardamenti aerei. E di essa appena una stanza è in discrete condizioni, mentre altre due minacciano pericolo per il muro perimetrale che è spaccato.

L’oratorio (quasi sicuramente l’attuale salone dell’Arciconfraternita del SS. Crocifisso, perché così risulta essere annoverato in alcuni documenti relativi ai beni immobili di proprietà dell’Arciconfraternita) è stato pure fortemente danneggiato con la caduta della cupola che ha rovinato la volta ed il pavimento di esso“.

Un intenso servizio pastoralePadre Francesco Paolo Lo Giudice

Sacedote molto affabile e sempre disponibile al dialogo con tutti – come si accennava prima – per ben 36 anni, dal 1943 al 1979, più sette anni supplementari in affiancamento al nuovo parroco Sac. Vincenzo La Rosa fino al 1986, per un totale complessivo di 43 anni a servizio della chiesa parrocchiale di S. Martino, padre Francesco Paolo Lo Giudice curò particolarmente anche la Liturgia e la vita delle varie Confraternite religiose di competenza della stessa parrocchia.

A livello pastorale si registra, nello stesso periodo, la presenza di diversi rami di Azione Cattolica. Vi erano poi l’Arciconfraternita del SS. Crocifisso, la Confraternita Maria SS. Addolorata, la Confraternita Maria SS. degli Agonizzanti e due Società cattoliche: una del SS. Crocifisso ed un’altra di San Giovanni Battista. Compresa quella parrocchiale, con quella di San Pietro erano ben quattro le chiese a cui badare.

Rispetto ad oggi, il quartiere di San Martino era molto più popolato. Come si evince anche dal fatto che numerosi erano i Battesimi, ma anche le Cresime e le Prime Comunioni, che solitamente si facevano per la festa del Sacro Cuore.
Molto sentita era anche la festa di San Luigi Gonzaga, di cui si dice che nel 1952 venne solennizzata alla terza domenica di luglio preceduta da un triduo molto frequentato.

Un pastore buono, generoso e disponibile

Sempre a livello pastorale, padre Lo Giudice, da quanti lo hanno conosciuto viene sempre ricordato come una persona buona, disponibile ed accogliente con tutti. Aveva realizzato nei locali a piano terra della sua abitazione un piccolo oratorio per i bambini dove si poteva giocare alla carambola ed al biliardino.
Portava i ragazzi nella sua campagna non molto lontana dal centro abitato, al mare, ed alla colonia estiva nella zona di Acireale.

Trascorreva la maggior parte della sua giornata in chiesa. La Santa Messa iniziava la mattina presto, anche alle ore 6 persino d’inverno, (oggi impensabile). E gli sposi che avevano fatto la cosiddetta “fuitina” venivano uniti in matrimonio in certi casi anche alle 4 del mattino.
È inoltre risaputo che pure le Novene iniziavano molto presto, quando ancora era buio perché la gente doveva andare a lavorare nelle campagne. Solitamente alle ore 18 era in uso fare la benedizione con il SS. Sacramento.  All’occorrenza sapeva anche suonare l’armonium a pedali. 

Quando qualcuno era oggetto di particolari vessazioni od ossessioni diaboliche, o cose del genere, egli se ne prendeva cura con le preghiere di liberazione in uso nella Chiesa con il Rituale Romano.
Come da testimonianza di padre Vincenzo Calà resa a padre Roberto Maio, una volta gli portarono un bambino che soffriva di tali vessazioni. Padre Lo Giudice pregò su di lui per tre giorni consecutivi sino a quando il fanciullo non venne del tutto liberato.

Quanti lo hanno conosciuto dicono che l’arciprete Francesco Paolo Lo Giudice è stato un punto di riferimento per la parrocchia e per l’intero quartiere di San Martino. Molti lo ricordano ancora per aver ricevuto da lui il battesimo, la prima comunione o il matrimonio. Era un prete molto saggio e riflessivo, stava vicino agli altri, voleva bene e si faceva volere bene. Aveva creato un’associazione per i ministranti che passavano il  tempo libero a giocare in casa sua.

Infaticabile organizzatore

Da ricordare, pure, che padre Lo Giudice fu un animatore instancabile e poderoso nell’organizzazione di due tra le principali feste di Randazzo. Seppe avvicinare la città alla chiesa di San Martino negli afosi giorni di fine giugno, con una festa divenuta sempre più popolare. Chi non ricorda, infatti, la Fiera di San Giovanni Battista, dal 21 al 24 giugno, e l’uscita del fercolo del Precursore di Cristo?
O chi non ha ancora vivo, durante la processione serale del Venerdì Santo, quando la “vara” della Madonna Addolorata segue il Cristo Crocifisso? E chi non ricorda, infine, la sua predica a mezzanotte tra il Venerdì ed il Sabato Santo? 

A Randazzo, inoltre, per più di un ventennio padre Lo Giudice fu tra coloro che diedero onore e gloria alla Casa di Riposo “Paolo Vagliasindi”, voluta e creata da padre Vincenzo Mancini.

Pur potendo trascorrere i suoi ultimi anni di vita nella pace e nel riposo più assoluto all’Oasi di Aci Sant’Antonio, egli volle rimanere a Randazzo, nella sua terra natìa. Collaborando col suo successore don Vincenzo La Rosa, nuovo parroco di San Martino, dedicando molta parte del suo tempo libero al Ministero della Riconciliazione.

Il 19 settembre 1979, mons. Pasquale Bacile, vescovo di Acireale, in un suo personale biglietto, rivolgeva a padre Lo Giudice le seguenti  parole: “La ringrazio di cuore per la testimonianza di vita e di impegno sacerdotale che per tanti anni Ella ha dato al Vescovo, ai confratelli ed ai fedeli, prima a San Giovanni Montebello e poi a Randazzo, dove si è particolarmente distinto per pietà e per zelo, per saggezza ed equilibrio”.

Mentre  il sac. Vincenzo La Rosa, successore di padre Lo Giudice quale parroco di San Martino, lo ricorda così. “Visse gioiosamente la sua consacrazione al Signore nell’esercizio di ogni virtù. Pieno di fervore si dedicò completamente al servizio delle anime, ammaestrandole con sapienza nella via di Dio e aiutandole con discrezione nel cammino della perfezione. Accettò la sofferenza della sua avanzata età con totale sottomissione alla volontà divina“.
La morte non lo colse di sorpresa. Lo trovò come visse: pio, retto, nell’attesa della Patria Celeste.

 

                                                                       Giuseppe Portale