Lui voleva essere ed era originale, anche al limite delle consuetudini e delle regole. Ma si è dovuto arrendere quando il da farsi non è più dipeso dalla sua volontà.
E così: “Ha reso l’anima a Dio – scrive la Diocesi nel rituale annuncio funebre – don Santino Spartà, già collaboratore di Radio Vaticana. E, in calce, riporta luogo, data e ora delle esequie: chiesa di San Martino di Randazzo, lunedì 29 dicembre alle ore 15.
In questa locandina, pure nella sua essenzialità, ci sono due elementi fondanti del personaggio don Santino: la passione per la comunicazione e il giornalismo e l’amore per la sua cittadina natale. In particolare, per la chiesa di San Martino.
Don Santino, infatti, oltre che docente di lettere nelle scuole superiori (insegnò per decenni in un liceo classico della capitale) era anche giornalista pubblicista e collaborò per lunghi anni col settimanale “Oggi” e altre testate nazionali. Inoltre, fu ospite di diverse trasmissioni televisive della Rai.
Il prete dei Vip
Viveva a Roma da una sessantina di anni e svolgeva il suo ruolo di sacerdote nel difficile mondo dello spettacolo. Scelto sia perché ci si trovava a proprio agio, sia perché (ci spiegò in uno dei tanti colloqui privati) lì c’era molto da fare per un prete. Così divenne amico di attori, attrici e cantanti e frequentò salotti letterari, dove era anche conteso, e altri luoghi deputati ad attività culturali. E si guadagnò l’appellativo di “prete dei vip”, che gli piaceva molto. E sul quale scherzava con quell’alto senso di autoironia che gli era proprio.
Una delle iniziative che lo caratterizzarono per anni e per la quale si attirò parecchie critiche, anche in ambienti cattolici, fu quello del calendario illustrato con fotografie che lo ritraevano assieme a personaggi dello spettacolo, soprattutto belle donne. A chi gli osservava, anche affettuosamente, circa l’opportunità di quel tipo di calendario, ribatteva sorridendo: “E’ una iniziativa di beneficenza”. E zittiva tutti.
La sua attività giornalistica con La Voce dell’Jonio
Con “La Voce dell’Jonio” don Santino aveva un rapporto particolare. Nel nostro giornale iniziò, infatti, la sua attività giornalistica, nel secolo scorso. Curava una serie di pregevoli servizi sui religiosi autori di importanti opere letterarie, in prosa e in poesia. Tenne una vera e propria rubrica periodica che durò diversi mesi, rubrica frutto soprattutto di laboriose e pazienti ricerche in biblioteca. Infatti era frequentatore abituale di quella Apostolica Vaticana, una vera e propria miniera per gli studiosi.
In questo secolo due le collaborazioni, ugualmente intense e significative. Una con una serie di interviste pubblicate su “La Voce dell’Jonio” (su argomenti quanto mai seri) con personaggi di primo piano del suo mondo romano. La seconda, che riguarda la pubblicazione di libri, si stava ancora sviluppando. Negli ultimi anni, infatti, don Santino, dopo avere interrotto i rapporti con gli editori dei suoi (circa) quaranta libri, ha affidato a noi de “La Voce dell’Jonio” le ultime sue opere, tutte dedicate a Randazzo e tutte pagate da lui. E un’altra ne aveva in cantiere per l’anno prossimo.
Presentare i suoi libri era diventato un rito annuale
Era diventato un rito la presentazione dei libri, uno l’anno, nel mese di agosto, quando il sacerdote trascorreva le vacanze in paese. Occasione che utilizzava, sapientemente, per incontrare amici e conoscenti, ai quali amava consegnare personalmente la sua ultima fatica letteraria.
Uomo di grande cultura, conferenziere, assistente spirituale e membro di tante associazioni cattoliche e laiche. Era capace di accettare, a volte anche provocare, il confronto dialettico, pure acceso. Come era capace di passare ore ed ore al confessionale a svolgere, umilmente e nel nascondimento, la sua missione sacerdotale. Era un personaggio complesso ma di grande umanitàra instancabile, il prete randazzese, e anche generoso e passionale. Era orgoglioso e aveva un carattere puntiglioso che lo portava a contendere con chiunque, anche con la polemica pubblica.

Al paese natìo era fortemente legato. Mentre era capace di sferzare, anche pubblicamente, i concittadini, a cominciare dagli amministratori comunali, quando non approvavano certe sue iniziative. Così ha regalato tante opere d’arte al Comune, mentre ha dirottato a Catania la ricca biblioteca, dopo che gli amministratori comunali randazzesi non gli hanno dato risposta entro i termini convenuti.
Il Santuario silvestre nel Parco Sciarone l’ultimo regalo alla comunità
L’ultima grande opera donata alla comunità è quella che don Santino ha chiamato Santuario silvestre e ha dedicato alla Madonna di Fatima, realizzato nel Parco Sciarone, poco fuori dell’abitato di Randazzo. Qui, all’aperto, tra gli alberi del bosco, è stata realizzata, con fondi personali del sacerdote, una vera chiesa, con altare, banchi, statue, grande corona del Rosario, stazioni della via Crucis. Nelle intenzioni del benefattore il Santuario costituisce un invito concreto alla preghiera e all’incontro con Dio e la Madonna.
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