Riflessione / Chiara Costanzo, celebrare l’Italia celebrando le sue parole

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Costanzo Italia parole
Condividiamo la riflessione di Chiara Costanzo, che analizza le parole e i simboli della nostra identità, come la Costituzione, l’Inno e la Bandiera, e si interroga sul senso di appartenenza e sullo sviluppo dei valori civici nell’Italia di oggi.
In questa prospettiva, celebrare l’unità nazionale non è solo un atto simbolico: è un’occasione concreta per far vivere ai cittadini, e in particolare ai più giovani, ogni dimensione della nostra italianità. Parole, simboli e storie della nostra tradizione collettiva diventano strumenti educativi fondamentali, capaci di trasmettere rispetto, solidarietà e senso di comunità.

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Il 17 marzo l’Italia celebra la “Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera”. Una data che non è solo una ricorrenza simbolica: è un richiamo ai valori e alle regole che hanno costruito il nostro essere italiani, figli di uno Stato unico, fondato su parole meravigliose che attraversano le epoche e le rivoluzioni.

L’Italia che danza un valzer sulle note della democrazia, della cultura e della responsabilità civica e che, seppure a volte sbaglia qualche passo o fatica a tenere il ritmo, riesce a non perdere mai il senso di quella musica composta sul sacrificio di tanti padri costituenti e di tanti che hanno pagato col proprio sangue il prezzo della storia.

Costanzo: le parole della nostra Italia

Calpesti e derisi perchè divisi

“Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un’unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l’ora suonò”.

Ce lo ricordano le parole del nostro inno: l’Italia non è nata come un Paese naturalmente unito. “Calpesti e derisi” ci racconta così Mameli, sottolineando un’unicità che da sola era incapace di generare uno.

Le nostre terre, le nostre genti, le nostre tradizioni nascono da divisione, eppure l’unione ha saputo trovare forza proprio nella pluralità che caratterizza ogni regione di questa amata e dannata terra.

Oggi possiamo dire con orgoglio che siamo diventati uno Stato senza perdere la ricchezza delle nostre differenze: siamo stati uniti, ma non unificati; siamo stati uniti, ma non annullati.

In nessun altro luogo d’Europa si trova una tale varietà umana, culturale, economica e paesaggistica. Abbiamo montagne e vulcani, colline e pianure; mari diversi che ci bagnano in maniera unica; catene montuose che attraversano territori irripetibili. E proprio a questa straordinaria varietà dobbiamo i colori della nostra bandiera, simbolo di un Paese fatto da centinaia di caratteristiche e storie diverse.

Costanzo: le parole della nostra Italia / Unione e amore per vivere da figli di Dio

“Uniamoci, amiamoci,
l’Unione, e l’amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore”

Se dovessimo analizzare ogni verso del Canto degli Italiani (si, questo è il titolo ufficiale dell’opera di Mameli) ci troveremmo a rileggere la storia attraverso decine di parole abbracciate.

Le parole del ventenne Goffredo non sono inni di guerra, sono sospiri di un Paese che è appena diventato tale e che lo ha fatto al prezzo più alto che potesse pagare: la vita, la serenità, la pace.

Il 17 marzo celebriamo una bandiera, ma anche un inno e una Costituzione. E tutte le parole che implicitamente significano “Italia”.

Celebriamo le parole di un inno scritto da un giovane di nemmeno trent’anni, che ancora oggi ci emoziona e ci raccoglie; celebriamo le parole di una Costituzione che è tra le più belle al mondo, che parla di diritti e rifiuto della guerra. Celebriamo le parole che hanno reso gli uomini e le donne di questa terra semplicemente italiani. Orgogliosamente italiani.

Quanto bello e importante è celebrare le parole, non solo gli avvenimenti? Quanto bello è ricordarci che abbiamo una storia scandita da virgole e rimandi a capo, da intonazioni, accenti e forme gergali che diventano lingua corrente?

Le parole che sanno salvare anche la storia.

Costanzo: le parole dell’Italia e degli italiani risuonano ancora

Da Cutugno a Ligabue, da Modugno a Gaetano: il racconto del Bel Paese passa sempre dalle parole.

“Viva l’Italia, l’Italia che è in mezzo al mare
L’Italia dimenticata e l’Italia da dimenticare
L’Italia metà giardino e metà galera
Viva l’Italia, l’Italia tutta intera”

Canta l’Italia anche De Gregori, come solo lui sa fare. Viva l’Italia, tutta intera. E viva le parole che la raccontano ad ogni nuovo nato, corale tramandarsi di identità.

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Viva le scuole che insegnano l’inno fin dalle elementari, evviva quegli insegnanti che ti parlano della Costituzione come della più bella storia d’amore. Più di Paolo e Francesca, più di Tristano e Isotta, più di Romeo e Giulietta: la storia d’amore degli italiani per gli italiani.

La Costituzione: lettera d’amore agli italiani 

Non la “serva” di Dante, non la “nave sansa nocchiere in gran tempesta“: le parole della Costituzione si rivolgono con maestria al Paese e parlano di opportunità, diritti, libertà, pace.

Ricordiamoci di queste parole oggi, ma anche domani, quando saremo chiamati a votare per modificarne alcune parti. La Costituzione non è un testo immutabile e i padri costituenti sapevano che alla flessibilità delle parole si attenta facilmente. E sapevano altrettanto bene che la storia è ciclica e si ripete.

Dovremmo tenerlo a mente anche noi, soprattutto in questi giorni di grande dibattito politico, riflettiamo sul fatto che oggi si discute di riforma della giustizia, ma domani potremmo affrontare questioni ancora più delicate e non basta la mera propaganda politica a spiegarci i contorni dentro cui muovere la nostra storia.

La memoria dei valori che ci hanno reso italiani deve guidarci in ogni scelta

Essere italiani non è solo una questione di confini o di bandiera. E’ un invito quotidiano a vivere con rispetto, curiosità e passione ciò che ci rende diversi ma al contempo parte di una stessa storia, che non può e non deve essere riscritta.

Viva l’Italia e le parole che la arricchiscono, che tramandano amore, che veicolano speranza. Viva le parole che si piegano, ma che non si spezzano; con cui essere abili giocolieri; con cui fare innamorare.

E viva le parole del nostro inno e della nostra Costituzione, una lettera d’amore scritta a mano e che di padre in figlio diventa staffetta tra i cittadini di ieri, quelli di oggi e quelli di domani.

“L’Italia con gli occhi aperti nella notte triste
Viva l’Italia, l’Italia che resiste.”

 

Chiara Costanzo, giornalista laureata in scienze e tecniche psicologiche, collabora con l’ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Acireale occupandosi in maniera prevalente della gestione dei social media.