Riflessione Pira / Ora i peluche parlano ai bambini

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Condividiamo la riflessione del professore Francesco Pira, intitolata “Il confine tra gioco ed emozione: ora i peluche parlano ai bambini”, che invita a ragionare sull’impatto dell’intelligenza artificiale nello sviluppo affettivo e relazionale dei minori. Il rapporto tra bambino e dispositivo intelligente solleva domande profonde “poiché la costruzione di fiducia, empatia e capacità di gestione dei sentimenti potrebbe essere indebolita se l’interlocutore è artificiale e prevedibile” dichiara Pira.

L’ingresso dell’IA nella prima infanzia

Nel mondo digitale, la tecnologia entra sempre più presto nelle vite dei più piccoli, modificando non solo il modo di giocare, ma anche la percezione dei sentimenti e delle relazioni. Oggetti dotati di intelligenza artificiale, capaci di parlare e rispondere, sembrano promettere compagnia e apprendimento, ma aprono interrogativi cruciali sullo sviluppo affettivo dei minori. La relazione tra bambino e dispositivo “intelligente” solleva domande profonde: fino a che punto un pupazzo robotico può sostituire la vicinanza di un adulto? Quali rischi comporta per la formazione dell’empatia e la gestione dei sentimenti?

Pira / I bambini e “Gabbo”, peluche dotato di intelligenza artificiale

È interessante l’articolo pubblicato su Avvenire, scritto da Davide Imeneo, dal titolo «Ti voglio bene», dice la bambina al peluche. «Attieniti alle linee guida», risponde lui. Questo articolo è significativo perché offre una testimonianza concreta e scientificamente documentata dei comportamenti dei piccoli davanti a giocattoli con IA generativa, mettendo in luce sia le potenzialità educative sia i pericoli emotivi e sociali. Analizzare il rapporto tra infanzia e tecnologia attraverso la lente di uno studio empirico, come quello condotto dall’Università di Cambridge, permette di comprendere quanto la dimensione relazionale e affettiva dei bambini sia fragile e influenzabile da strumenti artificiali.

Lo studio condotto dal centro PEDAL della Facoltà di Scienze dell’educazione di Cambridge, su commissione della Childhood Trust, ha osservato quattordici minori tra i tre e i cinque anni, provenienti da contesti londinesi svantaggiati, mentre interagivano per la prima volta con Gabbo, un pupazzo interattivo dotato di intelligenza artificiale basata su OpenAI. Come riporta Imeneo, “Una bambina di cinque anni stringe il suo peluche e gli sussurra: ‘I love you’. Il giocattolo, un pupazzo morbido con dentro un chatbot alimentato dall’intelligenza artificiale, le risponde: ‘Ti ricordo di assicurati che le interazioni rispettino le linee guida fornite. Fammi sapere come desideri procedere’”.

Pira / Il limite dell’empatia artificiale del peluche ai bambini

L’esperimento evidenzia un duplice scenario: da un lato, il potenziale sviluppo linguistico, dall’altro, criticità rilevanti nel riconoscere le emozioni dei piccoli. Quando una bambina di tre anni confessa “sono triste”, il pupazzo risponde: “‘Non preoccuparti! Sono un piccolo bot felice. Continuiamo a divertirci’”. La replica, osservano gli studiosi, può “far capire al minore che la sua tristezza non sia importante”.

Un altro aspetto riguarda la fantasia: “quando un bambino gli ha offerto un regalo immaginario, ha risposto ‘Non posso aprire il regalo’, cambiando poi argomento”. Questo comportamento limita la capacità del giocattolo di sostenere il gioco creativo e l’immaginazione, elementi essenziali nella prima infanzia per lo sviluppo cognitivo e sociale.

Pira / Relazioni parasociali con il peluche e rischio di isolamento dei bambini

L’articolo sottolinea inoltre la questione delle relazioni parasociali: “i piccoli abbracciavano e baciavano il pupazzo, gli dicevano di volergli bene”, generando un legame unilaterale con un interlocutore che non può ricambiare.

La dottoressa Goodacre avverte che “i giocattoli con IA generativa spesso confermano la loro amicizia con minori che stanno appena imparando cosa significhi l’amicizia”. Ciò fa sì che i bambini possano “iniziare a parlare al dispositivo dei propri sentimenti e bisogni, magari invece di condividerli con un adulto”.

Sicurezza, dati e sfiducia nelle aziende

La sicurezza e la trasparenza sono ulteriori criticità. Molte aziende offrono informazioni insufficienti sulla gestione dei dati e sull’uso dell’IA con i piccoli. Quasi metà degli educatori intervistati ammette di non sapere “dove trovare informazioni affidabili sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale per la fascia d’età infantile”. La professoressa Gibson evidenzia che “un tema ricorrente durante i focus group è stato che le persone non si fidano delle aziende tecnologiche”.

Infine, gli studiosi lanciano un monito chiaro: servono regolamentazioni più stringenti e la supervisione dei genitori. Suggeriscono di “giocare insieme ai figli e tenere questi oggetti negli spazi comuni della propria abitazione”. Si eviterebbe così che i bambini costruiscano legami affettivi intimi con un oggetto incapace di comprendere e sostenere i loro sentimenti.

Una nuova etica delle relazioni digitali

L’esperimento conferma alcune teorie consolidate sull’infanzia e le relazioni con oggetti mediatori. Secondo il sociologo Anthony Giddens, nella società moderna i rapporti tra le persone sono più flessibili e spesso passano attraverso strumenti come internet o i media. Perciò alcune relazioni possono essere più simboliche e, a volte, una sola persona ci mette affetto senza riceverne altrettanto. I pupazzi con IA possono rappresentare un esempio estremo di questa tendenza. Il bambino investe affetto in un interlocutore che simula empatia, ma non la prova realmente. Anche il professore Luciano Floridi sostiene che la tecnologia deve essere vista non solo come strumento, ma come ambiente morale, capace di influenzare il comportamento umano. In questo senso, introdurre l’intelligenza artificiale nella prima infanzia richiede responsabilità etiche, consapevolezza educativa e guida adulta.

Il fenomeno delle relazioni parasociali nei minori solleva anche questioni di sviluppo affettivo e di identità sociale. La costruzione di fiducia, empatia e capacità di gestione dei sentimenti potrebbe essere indebolita se l’interlocutore è artificiale e prevedibile.

Verso un’integrazione responsabile

Nonostante i rischi evidenziati, lo studio offre anche una chiave educativa: comprendere il limite degli strumenti tecnologici permette di valorizzare il ruolo degli adulti nel guidare i piccoli alla scoperta delle emozioni. Giocare insieme, parlare dei sentimenti, osservare le reazioni reciproche e fornire un sostegno affettivo reale rappresentano la strada più efficace per costruire relazioni vere e consapevoli. La sfida non è demonizzare la tecnologia, ma integrarla responsabilmente in contesti che rispettino il bisogno fondamentale dei bambini di essere ascoltati, capiti e amati.

In questo senso, il futuro dei giocattoli intelligenti potrebbe essere positivo se accompagnato da una cultura dell’educazione emotiva, che promuova empatia, riconoscimento dei sentimenti e relazioni sincere, permettendo ai più piccoli di crescere in un mondo in cui tecnologia e affettività coesistono in modo equilibrato e sicuro.

 

Francesco Pira

Francesco Pira, professore associato di sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università di Messina. Giornalista, saggista e studioso di comunicazione, è autore di numerosi articoli e volumi su media, linguaggi digitali e dinamiche sociali contemporanee.