Società / Il futuro dell’educazione a scuola nel mondo digitale

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In un mondo sempre più digitale, quale futuro attende l’educazione e la scuola?
Il mondo sta cambiando a una velocità impressionante. Nuovi strumenti affiancano la vita di tutti i giorni e molti dei vecchi passatempi vengono “snobbati” dalle nuove generazioni. Persino capisaldi educativi come la lettura e la scrittura con carta e penna, pian piano vengono accoppiati o addirittura sostituiti da tablet e computer.

Il dilemma del cambiamento digitale nell’educazione a scuola

Dovremmo lasciar il passo a queste nuove tecnologie o affidarci alla tradizione? Forse la risposta risiede in una celebre frase di Rousseau nell’Emilio: “La sola abitudine che si deve lasciar prendere al fanciullo è quella di non contrarne nessuna”. La situazione è parecchio articolata e difficile da raffrontare al passato, inoltre poiché si parla delle future generazioni, c’è anche un senso d’urgenza piuttosto pressante: “è saggio tentare la sorte con le nuove tecnologie?”. Ogni volta che escono nuovi dati ecco che viene naturale correre ad interpretarli quanto presto possibile, spesso ignorandone così importanti sfumature.

Il caso svedese e il ritorno al “neotradizionalismo”

Vanno dunque in contrasto con questa filosofia le limitazioni recentemente imposte da Svezia e altri paesi a queste tecnologie? Solo se guardiamo la cosa in un’ottica “tutto o niente” e se evitiamo di approfondire, poiché spesso le cose sono più complesse di come appaiono. Analizziamo, ad esempio, il caso svedese. La Svezia ha recentemente scelto di rimuovere l’obbligo dei dispositivi digitali durante la scuola primaria, mantenendo invece un uso misto e più libero durante la secondaria. Inoltre, i libri di testo dovranno affiancare gli studenti durante tutto il percorso scolastico, senza mai essere sostituiti, salvo esigenze specifiche. Gli svedesi adottano dunque un approccio neotradizionalista alla faccenda.

Questi cambiamenti non vengono dal nulla, ma sono motivati da numerosi studi. Ad esempio, è comprovato dalla comunità scientifica che scrivere a mano sia benefico per la memorizzazione. Addirittura, in “The Neuroscience Behind Writing: Handwriting vs. Typing – Who Wins the battle?” viene osservato come scrivere a mano possa aiutare durante lo sviluppo o perfino, si ipotizza nelle conclusioni, come strumento di riabilitazione dopo un trauma cerebrale. Tuttavia, la ricerca stessa fa anche notare che l’efficienza dei mezzi moderni rimane insuperata. Gli studiosi auspicano, quindi, che possa nascere in futuro qualcosa che combini i benefici dei due mondi.

Lettura digitale vs carta

Ora passiamo alla lettura contro la “e-lettura” (lettura su schermo). Porremmo all’attenzione dei lettori due ricerche: “Digital versus Paper Reading: A Systematic Literature Review on Contemporary Gaps According to Gender, Socioeconomic Status, and Rurality” e “The smell of paper or the shine of a screen? Students’ reading comprehension, text processing, and attitudes when readin on paper and screen“.

Digital versus Paper Reading: A Systematic Literature Review on Contemporary Gaps According to Gender, Socioeconomic Status, and Rurality

La prima è una revisione sistemica, che ci permette di riassumere un po’ il parere della comunità scientifica. La seconda, invece, è un caso studio che porto in modo che possiamo analizzare un singolo studio nel dettaglio. Tutte le ricerche citate in quest’articolo sono open access, cosicché possiate consultarle anche voi.

Sia la revisione che l’articolo parlano chiaro. Tipicamente leggere su schermo influenza la comprensione, in peggio. Tuttavia, ciò è altamente contestuale, dipende da molti fattori, quali: la preparazione dello studente, il dispositivo utilizzato, la lunghezza del testo, addirittura il genere etc. In alcuni casi la differenza si annulla del tutto. Gli stessi autori della revisione citata affermano nelle conclusioni che “The evidence does not unequivocally support the superiority of one mode over the other.” (Le evidenze non supportano in modo inequivocabile la superiorità di un metodo sull’altro).

The smell of paper or the shine of a screen? Students’ reading comprehension, text processing, and attitudes when readin on paper and screen”

Mentre dal secondo studio un dato salta prepotentemente all’occhio, come in certi casi siano gli studenti stessi a “sabotare” l’efficacia delle nuove tecnologie con i loro pregiudizi verso di esse; alcuni hanno infatti commentato come “preferiscano dare letture veloci” quando usano strumenti tech mentre prendono con più serietà i libri. Inoltre, un altro dato interessante che emerge dallo studio in questione è che non riusciamo ad autovalutarci nella questione, se diciamo “io comprendo allo stesso modo quel che leggo sia su dispositivi che su libro” probabilmente sbagliamo, ma non sicuramente. Lo studio afferma anche altro ed è piuttosto interessante, il mio consiglio è di leggerlo integralmente.

I vantaggi dell’innovazione digitale nell’educazione a scuola

Dopotutto, quali sono i reali vantaggi dell’innovazione? Studi come “The Use of Technology in the Classroom: A Review of Best Practices” mostrano un aumento della motivazione negli studenti ed un supporto all’apprendimento attivo da parte delle nuove tecnologie. Una scienza che può beneficiare particolarmente dell’innovazione è ad esempio la matematica. Studi come “Advantages and Disadvantages of Technology in the Mathematics Classroommostrano come l’uso di esse migliori la visualizzazione e la comprensione concettuale.

Tecnologia a scuola?

Insomma, tecnologia a scuola sì o tecnologia a scuola no? Ormai è impossibile tornare indietro, e, verosimilmente, le nuove generazioni tenderanno a un uso sempre più capillare delle novità, nel bene e nel male. Spetta a noi, con occhio critico, indirizzarle verso il bene, limitando per quanto possibile ciò che è male e promuovendo uno sviluppo positivo, senza cadere in assolutismi. Proprio in virtù di tale complessità, come cattolici abbiamo il dovere, tramite la ragione, di indirizzare il progresso. È necessario affinché la scienza resti uno strumento al servizio dell’uomo.

Ancora una volta, al riguarda rifletteva saggiamente Papa Francesco. «Il campo educativo non si limita alla scuola convenzionale. Incoraggiatevi a cercare nuove forme di educazione non convenzionali secondo “le necessità dei luoghi, dei tempi e delle persone».

Nadia Striano