Società / Vino, lavoro e inclusione, la rivoluzione del progetto Diversamente Doc

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Nel settembre del 2011, prende vita il progetto Diversamente Doc, un progetto inclusivo ideato da Francesca Ballali, la quale ha immaginato un ponte tra il mondo della disabilità e quello dell’eccellenza enologica. L’idea ha trovato terreno fertile grazie alla sinergia efficace tra diverse realtà friulane. L’Anffas Onlus Udine, sotto la guida della presidente Elena Schiratti, ha offerto la sua  visione sociale. Parallelamente l’Azienda Agricola Giorgio Colutta ha abbracciato la sfida con entusiasmo, mettendo concretamente a disposizoone non solo i vigneti e la cantina, ma anche il supporto tecnico del proprio staff per guidare i ragazzi.

Progetto Diversamente DOC

Il percorso operativo: dalla vite alla vetrina internazionale

Un gruppo di sette persone con disabilità intellettiva o relazionale è stato il cuore pulsante dell’iniziativa. I partecipanti provenivano da vissuti differenti: alcuni lavoravano già, altri frequentavano centri diurni o vivevano percorsi di autonomia. Per otto mesi, questo team ha vissuto ogni fase della filiera vitivinicola prevista dal progetto Diversamente Doc.

Non si è trattato di una semplice osservazione. I ragazzi hanno svolto un lavoro manuale e creativo completo. Hanno affrontato la fatica gioiosa della vendemmia e seguito il travaso del mosto. Infine, hanno imbottigliato personalmente circa 1000 Magnum di vino Friulano. La loro impronta è visibile anche sull’estetica del prodotto, avendo curato la grafica delle etichette e il packaging finale. I ragazzi hanno infatti curato la grafica delle etichette e il packaging finale. Il percorso è culminato al Vinitaly 2012, dove le bottiglie hanno rappresentato ufficialmente un esempio di eccellenza etica.

Ragazzi disabilità Udine

Gli obiettivi sociali e il valore del tempo agricolo

Il progetto Diversamente Doc possiede una forte valenza finanziaria e scientifica. Nel dicembre dello stesso anno, un’asta pubblica ha venduto le bottiglie e il ricavato ha sostenuto le attività di Anffas Udine. Tuttavia, l’obiettivo più profondo riguarda la raccolta dati sull’impiego agricolo. Questi risultati aiutano i Centri per l’Impiego e il S.I.L. a studiare modelli di inserimento lavorativo stabili.

Cristina Schiratti sottolinea che l’agricoltura è un settore d’elezione. I “tempi naturali dell’evolversi” si adattano con armonia alle necessità delle persone con disabilità. Per Giorgio Colutta, il progetto Diversamente Doc rappresenta un dovere morale. Egli dimostra che l’etica nella produzione è possibile. Il contributo di ogni individuo diventa così una risorsa preziosa per l’azienda.

Nasce Diversamente Bistrot: il grande salto dopo l’ottima riuscita del progetto

Il cuore del modello: tra difficoltà burocratiche e persone

Dopo il successo in vigna, l’associazione ha aperto il Diversamente Bistrot. L’inizio non è stato facile. La presidente Schiratti ha avviato l’attività quasi da sola, con il solo aiuto delle famiglie. La burocrazia regionale ha infatti tempi troppo lenti per un’impresa. Oggi il personale forma un mosaico di contratti diversi. Sette persone lavorano nel locale attraverso assunzioni dirette o borse lavoro del SIL.

La Presidente Schiratti critica la legge 68/69: a suo dire, questa norma aiuta le disabilità motorie ma risulta macchinosa per quelle intellettive. Nonostante ciò, il bilancio umano resta straordinario. La clientela frequenta il locale perché apprezza lavoratori come Francesca, Luca o Iva. Il bistrot è ormai una “oasi felice” che protegge e accoglie i dipendenti.

Dall’agricoltura al bistrot: la ricerca della calma

Nonostante l’entusiasmo e la validità del modello, il settore agricolo ha presentato gli ostacoli più duri e complessi da superare, agendo spesso da freno a una piena continuità del progetto. Una delle criticità principali è stata di natura puramente logistica: le aziende vinicole, per loro stessa conformazione, si trovano quasi sempre in zone rurali isolate, completamente fuori dal circuito dei trasporti pubblici. Questo aspetto è diventato un limite insormontabile per chi non possiede la patente, rendendo necessario l’intervento costante di accompagnatori e rendendo difficile garantire una presenza autonoma e costante dei lavoratori in sede.

A queste difficoltà pratiche si sono aggiunti pesanti ostacoli di natura associativa e burocratica. Il tentativo di creare una collaborazione ancora più stretta e continuativa tra l’Anffas e l’azienda Colutta, che permettesse ai ragazzi di lavorare stabilmente durante tutto l’anno, si è infatti scontrato con il parere negativo di Confagricoltura. I vincoli burocratici estremamente stringenti che regolano il settore agricolo hanno portato alla bocciatura del piano, confermando quanto sia ancora tortuosa la strada per conciliare le rigide norme del mondo produttivo con le esigenze di flessibilità necessarie all’inclusione sociale.

                                                                                                  Davide Zagami