Politica / La legge elettorale italiana nella Prima Repubblica e i suoi effetti

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La legge elettorale italiana nella Prima Repubblica e i suoi effetti

Legge elettorale e Prima Repubblica sono strettamente legate nella storia politica italiana. Comprendere il loro rapporto aiuta a spiegare stabilità, rappresentanza e l’esclusione del PCI dal governo. Vivere in una democrazia rappresentativa significa anche vivere con una legge elettorale. Le leggi elettorali sono fondamentali per un sistema democratico ed è fondamentale per un paese discutere e riflettere su che tipo di legge elettorale promulgare. Se desideriamo la tenuta democratica del nostro paese, dobbiamo anche tenere in considerazione la legge elettorale e i suoi effetti.

Perché in Italia ci sono più di dieci partiti in parlamento ma negli Stati Uniti solo due? Come mai la Democrazia Cristiana ha sempre governato e non è mai stata all’opposizione? Perché l’Italia è il paese in Europa che ha cambiato più volte legge elettorale? Proviamo a rispondere a queste domande e soprattutto: che effetti hanno avuto le leggi elettorali in Italia? Che effetti hanno avuto in parlamento e nel nostro paese?

Cosa sono le leggi elettorale e perché sono così importanti

L’assegnazione dei seggi (i posti destinati a ciascun parlamentare) per ciascun deputato che viene eletto è regolata dalle leggi elettorali. Esse sono la regola del gioco e il modo in cui i seggi vengono assegnati è stabilito da queste ultime. Le leggi elettorali possono modificare di gran lunga il sistema dei partiti in parlamento. Negli Stati Uniti, per esempio, sono solo due i partiti che realmente si sfidano per vincere le elezioni. In Spagna ci sono diversi partiti, pur tuttavia la legge elettorale Spagnola ha prodotto degli effetti tali che gli unici partiti in grado di vincere realisticamente le elezioni, e di competere, sono quelli più grandi lasciando poco spazio ai partiti minori.

Due tipi di leggi elettorali: maggioritario

Le leggi elettorali sono essenzialmente di due tipi. Una di base maggioritaria: il partito o il candidato che ottiene più voti vince il seggio in palio. Spesso una legge elettorale di tipo maggioritario conferisce più stabilità agli esecutivi e dà la possibilità al partito che vince le elezioni di poter prendere più seggi in parlamento rispetto a quanti gliene spetterebbero se ci fosse una legge di tipo proporzionale. Una legge elettorale di tipo proporzionale garantisce una maggiore rappresentatività dell’elettorato. Se nel sistema maggioritario chi vince “prende tutto” e chi perde perde il seggio in palio, per quelle di tipo proporzionale la questione è ben diversa.

Due tipi di leggi elettorali: proporzionale

Una legge elettorale di tipo proporzionale spesso garantisce più rappresentatività, ma meno capacità di governo. La legge elettorale del 46′ durante la Prima Repubblica in Italia e i suoi effetti: era tra le più rappresentative al mondo. Spesso riuscivano a entrare in parlamento anche i partiti che ottenevano meno dell’1% dei voti. Questo genere di legge elettorale da non pochi problemi quando si tratta di governare. DI fronte a una legge elettorale di tipo proporzionale con una soglia di sbarramento bassa o inesistente spesso ci si trova davanti a molti partiti in parlamento. Rendendo difficile capire chi governerà e con chi.

Legge elettorale / Prima della Prima Repubblica: come si decide che tipo di legge elettorale fare?

La regola secondo cui, il sistema elettorale maggioritario conferisca una maggiore capacità di governo e stabilità degli esecutivi ma conferisca meno rappresentatività, o, che un sistema elettorale di tipo proporzionale garantisca più rappresentatività ma meno capacità di governo, non è uguale per tutti i paesi democratici. La legge elettorale va stabilità sulla base di molti fattori.

È decisa secondo molti criteri, ma può dipendere anche dal sistema di valori che il paese ha. Se preferisce avere un sistema politico più stabile e più forte nelle decisioni o se vuole garantire di più la rappresentanza — su questo aspetta sono molto diverse le democrazie europee con quelle anglosassoni. Bisogna prendere in considerazione anche il sistema istituzionale, le subculture all’interno dei territori e le ideologie prevalenti. La società ricopre un ruolo fondamentale ed essendo mutevole nel tempo potrebbero essere necessari in diversi momenti più rappresentatività, più governabilità o un maggior equilibrio tra i due.

Quando aumentano i cleavages, ossia le “fratture” che dividono l’opinione pubblica su determinati temi che nei paesi occidentali spesso sono nell’ambio della sinistra/destra, può aumentare anche l’insoddisfazione popolare, portando i cittadini che sentono caro un tema a non sentirsi adeguatamente rappresentati proprio perché quel tema non viene accolto e a volte nemmeno discusso. Questo può portare insoddisfazione e anche avversione alla democrazia, soprattutto dove magari nell'”arena politica” sono solo due i partiti a sfidarsi e non in grado di accogliere completamente tutte le nuove istanze dei cittadini.

Come veniva eletta la Camera e il Senato con la legge elettorale del 1946

Per la Camera dei Deputati, con la legge elettorale del 46′ nascono 31 circoscrizioni plurinominali (32 con il ritorno di Trieste all’Italia nel 1956). I seggi venivano assegnati secondo una formula denominata quoziente imperiali, una formula di tipo proporzionale come abbiamo detto prima. Venivano lascati dei seggi vaganti che venivano poi assegnati attraverso un unico collegio nazionale a tutti quei partiti che avevano almeno ottenuto un seggio o/e 300.000 voti a livello nazionale. Il collegio nazionale era un modo per favorire i partiti più piccoli così da dare ancora più rappresentanza la sistema. Per le circoscrizioni dove si assegnavano fino a 15 seggi si potevano esprimere massimo 3 preferenze al momento del voto, per quelle che andavano oltre il massimo era 4.

Per il Senato il calcolo dei seggi veniva stabili con un’altra formula. Si decise di adottare un sistema maggioritario uninominale a turno unico. Vennero creati molti collegi, un per ogni seggio disponibile al Senato. Ma per vincere il seggio bisognava ottenere il 65% dei voti in quel collegio, cosa che non capitava mai e finiva che veniva usato un sistema proporzionale sulla base di un unico collegio nazionale.

Legge elettorale e Prima Repubblica / Il ruolo delle leggi elettorali sul sistema dei partiti

Le leggi elettorali possono produrre degli importati effetti nel sistema politico, più di quanto possiamo immaginare. Pensiamo il caso inglese e statunitense. Questi due paesi hanno la caratteristica comune di avere una legge elettorale di tipo maggioritario uninominale a turno unico, dove per ogni seggio in palio — nel congresso nel caso statunitense e nella camera dei comuni in quello inglese — equivale un collegio.

Per esempio: se ci sono 300 seggi disponibili da occupare in parlamento, in tutto il territorio nazionale ci saranno altrettanti 300 collegi; non uno di più e non uno di meno. In questo modo i partiti più strutturati nel paese, più grandi e più conosciuti, sono di gran lunga favoreggiati in campagna elettorale. Ogni partito mette a disposizione un singolo candidato per ogni collegio, in questo modo il candidato più conosciuto e favorito, viene messo a competere con altri candidati di partiti che hanno meno visibilità; meno conosciuti o magari con un solo temi nel programma politico.

Sono penalizzati in questo sistema non solo i partiti più piccoli, ma anche quelli medio grandi, perché quest’ultimi in un collegio dove c’è in palio un singolo posto, dovranno pur sempre competere con un partito che è molto più mainstream. Questo sistema porta molto spesso a dinamiche bipolari, dove l’opinione pubblica sa benissimo che sono solo due i partiti a sfidarsi realmente, anche se sono presenti molti altri in campagna elettorale. Favorisce la formazione di governi monocolore, ossi di governi sostenuti esclusivamente da un singolo partito. Tutto questo è frutto della legge elettorale e non del sistema di governo (se è di tipo presidenziale o parlamentare).

Quali sono stati gli effetti di questa legge elettorale nel sistema politico italiano

Perché in Italia abbiamo sempre assistito a governi che cadono così facilmente? Perché non abbiamo mai avuto dagli inizi della Repubblica governi stabili? Un grosso ruolo lo ha avuto la legge elettorale.

Un sistema proporzionale è importante per la rappresentatività dei cittadini in parlamento, ma ha un difetto: non garantisce — nella maggior parte dei casi — la governabilità e la stabilità degli esecutivi. Un esempio è il caso italiano. I governi italiani hanno una media di durata di poco più di un anno — anche se il trend negli ultimi anni sta cambiando. La media di molti altri paesi più responsabili, come la Germania, i governi hanno un media di poco più di due anni.

Legge elettorale / Prima Repubblica: la Democrazia Cristiana non aveva incentivo a modificare la legge elettorale

Il sistema partiti italiano negli anni della Prima Repubblica ha avuto due estremi: a sinistra il partito comunista e a destra il Movimento Sociale. Due poli così estremi rendono molto difficile la formazione di coalizioni con altri partiti, soprattutto per uno di orientamento politico centrista come la DC.

I governi formati dalla DC più altri partiti si trattavano di governo di coalizione sovradimensionati. In questo genere di coalizioni il numero di partiti all’interno della formula di governo sono di più di quelli che servirebbero per raggiungere la maggioranza necessaria per emanare le leggi. Il motivo della creazione di questo genere di coalizioni è dato dal voto di preferenze. La legge elettorale dava la possibilità agli elettori di poter dare le proprie preferenze sui candidati durante le elezioni. I voti di preferenza stimolavano la competizione all’interno del partito stesso, oltre che con gli altri partiti. Stimolavano la nascita di correnti interni al partito che rendevano più difficile la formazione di governi stabili proprio perché i membri all’interno molto spesso erano in disaccordo con l’esecutivo.

Foto di Alcide De Gasperi durante un discorso pubblico con il braccio destro alzato e il pugno chiuso. Alle sue spalle svetta lo scudo crociato con la scritta "LIBERTAS", simbolo storico della Democrazia Cristiana.
Foto di Alcide De Gasperi durante un discorso pubblico con il braccio destro alzato e il pugno chiuso. Alle sue spalle, lo scudo crociato con la scritta “LIBERTAS”, simbolo storico della Democrazia Cristiana.

La legge elettorale italiana non favoriva un’alternanza di governo

Visti i due poli estremi da una parte l’MSI e dall’altra il PCI, di cui l’ultimo è quasi sempre stato il secondo partito più votato, dava ormai scontato l’accesso al governo per la Democrazia Cristiana. L’impossibilità di un’alternanza di governo con il PCI perché osteggiata dagli Stati Uniti non ha favorito l’adozione di politiche più incisive e necessarie nei governi guidati dalla DC, per paura di incidere molto di più nel dibattito pubblico e di perdere consensi nelle successive elezioni. La soluzione migliore è stata quella di apportare politiche economiche con benefici per tutti e senza escludere nessuno. Portando degli effetti negativi per il debito pubblico italiano che ha cominciato a pesare sempre di più in anno in anno.

Questa legge elettorale ha avuto un grosso ruolo nel favorire questo “immobilismo” italiano. Non veniva garantito per nulla quel principio di alternanza tra destra e sinistra che è sacro santo in una democrazia. Oltre al fatto che per i membri dell’esecutivo una modifica della legge elettorale sarebbe stata poco conveniente, proprio perché la DC ne era avvantaggiata.

Le cose sono cambiate di molto con l’arrivo di una nuova legge elettorale. La nuova legge era voluta fortemente da una parte dell’opinione pubblica dopo gli scandali di Tangentopoli che hanno coinvolto tutti i partiti della Prima Repubblica. Tangentopoli e l’inchiesta di Mani Pulite hanno visto anche la “discesa in campo” di Silvio Berlusconi e la nascita della cosiddetta “Seconda Repubblica”.

Oltre la legge elettorale / Dopo la prima, l’Italia ha visto davvero una seconda Repubblica?

La nascita della Seconda Repubblica è intesa in modo diverso rispetto agli altri paesi. In altri paesi il passaggio da una repubblica a un’altra s’intende una modifica considerevole o la sostituzione completa della legge fondamentale dello Stato: la costituzione. Il passaggio da Prima a una Seconda Repubblica nel caso italiano non è frutto della completa sostituzione della costituzione con un’altra. Il motivo invece è dovuto alla sostituzione della vecchia classe politica con una nuova. Alcuni politologi hanno sottolineato che più di “seconda repubblica” sarebbe più corretto parlare di “secondo sistema dei partiti”.

Giorgio Trombetta