Stazzo / La storia di Gioele Torrisi, una testimonianza di fede e speranza

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La Parrocchia San Giovanni Nepomuceno di Stazzo ha ospitato Sebastiano e Loredana, genitori di Gioele Torrisi, per un momento di profonda testimonianza di fede e speranza, dal titolo “Un incontro di Resurrezione”. Il 2 luglio i coniugi hanno testimoniato alla comunità parrocchiale la storia del giovane figlio Gioele, ventitreenne catanese che ha saputo trasformare la sofferenza del suo percorso di fine vita in una profonda ricerca di Dio, prima di salutare quest’esperienza terrena nell’ottobre 2024.

Il parroco, don Salvatore Di Mauro, ha introdotto così il primo di una serie di appuntamenti settimanali denominati “Incontri al pozzo”. Questi si terranno ogni giovedì presso il cortile antistante la canonica e saranno animati da ospiti e tematiche differenti e di grande attualità. Un ciclo di catechesi e condivisione volto ad arricchire lo spirito e il cuore della comunità stazzota e di chiunque vorrà mettersi in ascolto.

Testimonianza / Chi era Gioele Torrisi nel quotidiano

Cresciuto a Catania in un ambiente familiare in cui la fede è il respiro di ogni giorno, Gioele Torrisi incarnava perfettamente quella che papa Francesco amava definire “la santità della porta accanto“. Non un giovane distante dalla realtà o isolato dal mondo, ma “un ragazzo del nostro tempo, solare e appassionato. Amava lo sport ed era fidanzato. Insomma, era un ragazzo normale” descrive il padre. Un ragazzo “normale” capace di vivere nella modernità con una profondità spirituale rara, fino all’ultimo momento.

Il suo percorso di studi ne testimonia l’intelligenza brillante e l’impegno costante: nel settembre del 2023 si laurea in Chimica con il massimo dei voti, 110 e lode. Subito dopo il traguardo della laurea triennale, con lo zaino pieno di sogni, nell’ottobre dello stesso anno si trasferisce a Perugia per frequentare il corso di laurea magistrale. “Si trasferì lì perché amava molto Assisi” confessa Sebastiano, il papà di Gioele. “Avevamo fatto molti pellegrinaggi nei luoghi francescani. E San Francesco ci ha sempre accompagnati”.

La malattia vissuta come offerta

Nel maggio del 2024, la vita di Gioele e della sua famiglia subisce una sterzata improvvisa e drammatica. La diagnosi di un tumore cerebrale con metastasi diffuse squarcia la quotidianità e apre le porte a “una vera e propria via crucis, conclusasi la notte del 3 ottobre dello stesso anno”. È il momento della prova più dura, che Sebastiano rievoca con estrema lucidità e commozione: “Quando la dottoressa ci ha chiamati, è iniziato il bivio della mia vita: come reagire? con rabbia e superbia o con totale affidamento a Dio?”.

La risposta a questo bivio, tuttavia, l’ha tracciata lo stesso Gioele. Dal suo letto di ospedale, aveva consapevolezza di una malattia che non lasciava speranze di cura. Ma non aveva alcun rimpianto per una giovinezza vissuta pienamente. Il ventitreenne si è rivolto al padre con parole che disarmano: “Mi avete insegnato che la nostra meta è il Cielo, quindi non temiamo. È la dimostrazione di come la fede, seminata e coltivata tra le mura domestiche, sia diventata per Gioele la bussola capace di guidare i suoi passi anche nel buio del dolore.

La stanza d’ospedale si è trasformata così in una terra di missione. “Gioele era un missionario” racconta ancora il padre, tratteggiando un’immagine che resta impressa nel cuore, “con le ciabatte e il bastone della flebo. Così è andato da un vicino di stanza in ospedale e gli ha detto: “Coraggio, lottiamo insieme”. Una testimonianza che ha contagiato anche chi gli era più vicino, a partire dalla fidanzata Erika, che proprio grazie a Gioele si è avvicinata a Gesù, ricevendo da lui la fede come l’eredità più preziosa.

Testimonianza / Non un addio, ma la Pasqua  e la speranza di Gioele Torrisi

genitori gioele torrisi testimonianza speranzaIn questo cammino non sono mancate le lacrime. I genitori sottolineano: “Non siamo supereroi, anche noi abbiamo un’umanità ferita e versiamo lacrime. Ma ospitiamo Cristo. Facciamo forza ai nostri altri due figli, che si tendono verso la speranza e dalle ferite cercano un futuro”.

Accanto a Sebastiano, la moglie Loredana sottolinea come la grazia del matrimonio e la fede condivisa siano state la roccia a cui aggrapparsi per attraversare un dolore altrimenti insostenibile. Fino agli ultimi istanti, in cui il dramma umano è stato avvolto da una dimensione mistica e comunitaria. “Gli ultimi giorni di vita di Gioele sono stati un continuo cantare salmi e battere le mani”. Non un addio disperato, ma “una Pasqua”, un canto di lode per un figlio che si preparava, con totale abbandono, a raggiungere la sua meta.

Gioele Torrisi / «Cercare il Signore mi rende felicissimo»

A confermare la straordinaria forza spirituale del giovane catanese è anche il ricordo di un incontro avvenuto a ridosso della sua morte con don Vincenzo Branchina, figura di riferimento per la sua direzione spirituale. Davanti alla domanda profonda del sacerdote “Come sta il tuo spirito?”, Gioele, ormai dolorante e provato nel corpo, ha risposto con una serenità che spiazza ogni logica umana. “Cercare il Signore mi rende felicissimo!”. Un’attestazione di gioia pura che assegna alla sua sofferenza un senso altissimo.

Questo legame intimo con il Cielo si è manifestato anche attraverso piccoli, grandi, segni che hanno accompagnato i suoi ultimi giorni. La madre ha raccontato, con commozione, di averlo sentito un giorno pronunciare il nome di San Francesco d’Assisi. Un dettaglio mistico che ha trovato il suo compimento pochi giorni dopo. Gioele è, infatti, tornato alla Casa del Padre la notte del 3 ottobre, in perfetta concomitanza con la ricorrenza del Transito di San Francesco. Una coincidenza che per la famiglia è diventata la carezza di una promessa di pace e di speranza.

La morte non ha l’ultima parola

La storia di Gioele dimostra che la morte non ha avuto l’ultima parola. La sua eredità è viva e continua a toccare nel profondo i cuori di chiunque la incontri. Il padre ne ha voluto racchiuderne la memoria e la bellezza nel libroUn padre, pellegrino con il cuore ferito, ricolmo di speranza”. Mentre l’arcivescovo di Catania, mons. Luigi Renna, gli ha ufficialmente assegnato il Premio “Sant’Agata testimone di fede, speranza e carità”, per valorizzare l’esempio di fede autentica nelle avversità e la testimonianza di speranza e resilienza.

L’incontro si è concluso con l’appello accorato del parroco di Stazzo, don Salvatore Di Mauro, che ha consegnato ai fedeli il mandato di speranza di Gioele Torrisi e la sua straordinaria testimonianza. “Impegniamoci a cercare il Signore come ha fatto Gioele: sempre, in qualsiasi situazione e in qualsiasi luogo. Questa sera siamo richiamati alla retta via e a nutrirci della Parola”. Un invito a non sprecare il dono di questa storia, affinché il “sì” di Gioele continui a generare frutti nel cuore di chiunque si metta in ascolto.

Sabrina Levatino