Lo scorso 13 marzo, negli spazi di Sicilia Fiera a Misterbianco (CT), si è tenuto ConfCommunication, il più importante evento sulla comunicazione del Sud Italia rivolto alle aziende del territorio ed incentrato sull’innovazione e sulle strategie narrative applicate al business: dopo l’intervento di Alec Ross sull’IA applicata alle imprese, è intervenuto anche Pablo Trincia con un intervento dedicato allo storytelling.

ConfCommunication 2026 / Lo storytelling raccontato da Pablo Trincia
I suoi progetti più importanti
Pablo Trincia è considerato il punto di riferimento assoluto per il podcasting narrativo e il giornalismo d’inchiesta in Italia. Nato a Lipsia nel 1977, inizia la sua carriera come giornalista freelance collaborando con importanti testate quali La Stampa, The Independent e Der Spiegel, realizzando diversi reportage in Africa, in Asia e in America Latina.
Entra anche in televisione, nel 2009, come inviato de Le Iene, distinguendosi per i suoi servizi impegnativi e coraggiosi, legati al narcotraffico ed al disagio sociale. La sua carriera è costellata di successi investigativi. Nel 2017 ha creato Veleno, l’inchiesta sui “Diavoli della Bassa Modenese”. Successivamente nel 2023 ha approfondito il caso di Elisa Claps, mentre nel 2024 si è occupato della tragedia di Rigopiano. Infine, lo scorso anno, insieme a Debora Campanella, ha riacceso i riflettori sulla morte di Denis Bergamini.
Il Podcast come metodo rivoluzionario
Pablo Trincia identifica il punto di svolta della sua carriera nel passaggio dal giornalismo televisivo tradizionale, come la sua esperienza a Le iene al formato podcast, un cambiamento ispirato dal modello americano nato nel 2014. Muove una critica ai media classici. I giornali hanno spesso budget ridotti e spazi limitati. La radio, invece, è vincolata da palinsesti troppo rigidi. Il podcast è diventato quindi il rifugio e lo strumento per quegli autori che avevano bisogno di tempo e profondità.
Ha dimostrato che esiste un pubblico affamato di narrazioni lunghe e complesse. La condizione essenziale è che siano intrise di empatia. L’obiettivo non è solo informare, ma far vivere all’ascoltatore un’esperienza emotiva totale, mettendo al centro elementi universali come la famiglia, il dolore e la felicità. “Ricordare che siamo tutti esseri umani sembra banale, ma nella narrazione moderna è la sfida più difficile e necessaria” aggiunge fermamente Trincia.
Sezionare la realtà per trovare l’errore umano
Il lavoro di Trincia si basa su una ricerca minuziosa della fonte. Cerca il dettaglio specifico che scatena l’evento. Analizzando il naufragio della Costa Concordia, evidenzia come grandi catastrofi spesso nascano da piccolezze quasi inversoimili: nel caso specifico, una “leggerezza” del comandante Schettino che, per accontentare la richiesta di un sommelier che voleva salutare la madre sull’Isola del Giglio, ha causato un disastro epocale.
Questo approccio scientifico si applica perfettamente anche alla comunicazione aziendale. Trincia racconta la sua esperienza a una convention per un’azienda di energie rinnovabili. Ha rifiutato il ruolo di semplice “menestrello” tecnico. Al contrario, ha preferito interrogare a fondo i protagonisti per ore. Ha trovato i “fili rossi” che collegano le vite dei fondatori. In questo modo, ha trasformato un reportage tecnico in una narrazione cinematografica. Ha dimostrato che dietro ogni impresa si nascondono sempre uomini e destini intrecciati.
Il futuro: un’alleanza tra brand e valori umani
Il futuro dell’editoria vedrà un ruolo centrale per i brand e le fondazioni: diventeranno i veri editori in un mercato dove i grandi network investono sempre meno. Questo scenario richiede però un cambio di passo. Le aziende devono avere pazienza e rispettare i tempi della narrazione. Serve coraggio per associarsi a storie forti, anche drammatiche. Legarsi a un evento come Rigopiano non significa sfruttare una tragedia bensì significa invece abbracciare l’umanità che ne scaturisce. Il marchio si lega così a un’emozione profonda e a un ricordo condiviso dal pubblico. L’autenticità resta il pilastro fondamentale. “Preservare i propri valori è un atto impagabile e una forma di resistenza” afferma orogliosamente Trincia. Essere disposti a “pane e acqua” pur di non scendere a compromessi garantisce coerenza. Questa integrità rende un narratore credibile e un essere umano davvero completo.

I giovani al centro di ogni progetto
Infine, un punto cruciale della visione di Trincia riguarda i giovani. Durante ConfCommunication critica i modelli aziendali gerarchici dove le idee vengono soffocate. In questi contesti, il successo è misurato solo dal guadagno e non dall’ascolto. L’inclusione, per Trincia, non deve essere un concetto astratto. Egli pretende la partecipazione dei giovani a ogni riunione creativa.
Anche se hanno poca esperienza, possiedono un vissuto diverso e idee innovative. Il capo di un’azienda ha il dovere di far parlare tutti. Bisogna accogliere anche le proposte apparentemente “stupide” per creare appartenenza. “Il successo di un progetto deriva dal coinvolgimento attivo di ogni membro del team” così afferma il podcaster. Nessuno deve sentirsi escluso o non ascoltato. Solo così ogni collaboratore può sentirsi parte integrante di una narrazione collettiva vincente.
Davide Zagami
