Che senza legge statale che lo legittimi nel nostro paese, nel riparto di attribuzioni fra Stato e Regioni, a queste non si riconosce alcuna potestà di introdurre il suicidio assistito, lo aveva già chiarito la Corte Costituzionale in una sentenza in cui, per tali profili, aveva già annullato una legge regionale toscana.
Per tali ragioni, il Comitato Prolife-Insieme con un proprio atto di declaratoria aveva chiesto al Governo di impugnare per conto dello Stato la legge n.10 del 28 luglio dell’Emilia Romagna, con cui i consiglieri regionali felsinei avevano inteso sostituirsi, se non pure imporsi, al parlamento nazionale.
Tempestivamente il Governo l’ha impugnata alla Corte Costituzionale (ns. articolo del 25 settembre).
Il Comitato Prolife chiede al Governo di impugnare la legge del Veneto sul suicidio assistito

Frattanto il 2 settembre la Regione Veneto si era mossa nello stesso alveo con analoga legge regionale. Ciò, malgrado la Conferenza Episcopale Triveneta avesse unanimemente censurato questa iniziativa legislativa, in quanto denegatrice del valore assoluto e intangibile della vita umana fino alla sua fine.Perciò, con un altro atto di declaratoria del 28 settembre il Comitato Prolife-Insieme ha chiesto al Governo di impugnare per conto dello Stato pure la legge regionale del Veneto n.17 dell’8 settembre.
Com’è noto, ancor prima dei profili giuridici, che pure sono ineludibili, poiché se non impugnate tali leggi, la volontà delle regioni finirebbe per prevalere su quella dello Stato, in palese incostituzionalità, le iniziative del comitato Prolife-Insieme rispondono prima di tutto a delle esigenze etiche e di fede. Abbiamo chiesto perciò di illustrarle, alla vicepresidente del sodalizio, la prof. ssa Vittoria Criscuolo.
Quali ragioni etiche e di fede inducono il comitato Prolife-Insieme a sollecitare l’impugnazione?
La vita umana è indisponibile: dal momento del concepimento al suo termine naturale ogni persona è preziosa e ha diritto di vivere. L’enciclica Evangelium Vitae di San Giovanni Paolo II, in particolare per quanto riguarda l’eutanasia e il suicidio assistito, è chiarissima nel merito. «In conformità con il Magistero dei miei Predecessori e in comunione con i Vescovi della Chiesa cattolica, confermo che l’eutanasia è una grave violazione della Legge di Dio, in quanto uccisione deliberata moralmente inaccettabile di una persona umana.
Tale dottrina è fondata sulla legge naturale e sulla Parola di Dio scritta, è trasmessa dalla Tradizione della Chiesa ed insegnata dal Magistero ordinario e universale (Lumen Gentium 25)» (EV 65) e ancora: Condividere l’intenzione suicida di un altro e aiutarlo a realizzarla mediante il cosiddetto “suicidio assistito” significa farsi collaboratori, e qualche volta attori in prima persona, di un’ingiustizia, che non può mai essere giustificata, neppure quando fosse richiesta. “Non è mai lecito – scrive con sorprendente attualità sant’Agostino – uccidere un altro: anche se lui lo volesse. Anzi se lo chiedesse perché, sospeso tra la vita e la morte, supplica di essere aiutato a liberare l’anima che lotta contro i legami del corpo e desidera distaccarsene. Non è lecito neppure quando il malato non fosse più in grado di vivere”.(66)
Per alcuni censurare i profili legali di tali leggi potrebbe adombrarne il disvalore etico: E’ così?
Esiste un dovere morale del credente, della persona impegnata nell’attività di sensibilizzazione sul valore della vita umana, che supera qualunque obiezione. Si tratta del rispetto nei confronti dell’essere umano in condizioni di fragilità per cui, difenderlo e promuovere una legislazione a favore di tale protezione, avrà un enorme impatto sulle generazioni future: è un lascito doveroso per i nostri figli e i nostri nipoti, per evitare che si diffonda la cultura di morte già ormai imperante nella nostra società a causa della legge 194. Si deve evitare che messaggi volti a favorire la soppressione dell’individuo al termine della sua esistenza diventino altrettanto pervasivi quanto quelli riferiti alla vita nascente. Tali sono gli obiettivi culturali del Comitato Pro-life insieme.
Auspicata l’impugnativa, ora si attende la decisione della Consulta sulla legge dell’Emilia Romagna.
Giuseppe Longo
