La sana società cristiana medievale
Sto accompagnando anch’io (con la mente) Dante Alighieri e i suoi familiari e vicini a casa Portinari per un ufficio triste, ma sentito:
Beatrice, la giovinetta intravista da Dante due o tre volte, ma rimasta indelebilmente impressa nel suo cuore, ora giovane madre, è morta. Le donne entrano in casa Portinari, gli uomini restano lì fuori. Due donne giungono ora, scorgono gli occhi umidi di Dante, ed apostrofano l’intero gruppo maschile: “A piangere pensiamo noi donne. Voi uomini pensate a pregare”, ed entrano.
Régine Pernoud nel suo indimenticabile Luce del Medioevo così avvia la sua indagine: “Per capire la società medievale bisogna studiare
l’organizzazione della famiglia, è questa la «chiave» del Medioevo, ed è la caratteristica più originale. E’ un’epoca in cui tutti rapporti si
rifanno al modello familiare.” Una famiglia nettamente diversa da quella che è proprietà quasi esclusiva del pater familias in epoca
greco-romana. La famiglia medievale è stata profondamente rinnovata dal Cristianesimo, che ha conferito dignità ad ogni suo membro: alla
sposa-madre e ai figli.
L’uomo medievale non è mai solo
L’uomo medievale non è mai solo: è attiva parte sociale della famiglia, della parrocchia, della confraternita, della corporazione. Vive
intensamente, ma sa che la morte costituisce esperienza frequente e aspetta anche lui.
“L’ultimo ponte che tutti devono attraversare, la morte, il passaggio verso la vita eterna, subì una variazione radicale con l’introduzione del protestantesimo. Nel Medioevo, e sino alla frattura protestante, la morte era vista come il momento supremo, il momento più delicato ed importante di tutta la vita, poiché in quella sede poteva decidersi il destino ultimo, eterno, dell’anima” – scrive Elisabetta Sala.
“I congiunti dovevano aiutare il più possibile il morente a superare alcuni ostacoli ben definiti…: l’incredulità, la disperazione della salvezza (il peccato di Giuda), la superbia che presume salvarsi da sola, l’attaccamento eccessivo ai beni di questo mondo, l’impazienza di fronte alla propria condizione di sofferente. Una gran consolazione veniva al moribondo da amici, parenti e sacerdoti.
La Chiesa offriva l’aiuto essenzial: la Confessione, l’Estrema Unzione e soprattutto la Santa Comunione come viatico per la vita eterna”.
Il protestantesimo distruggendo i Sacramenti è stato il primum movens della desolante situazione odierna, attuata per mezzo di successive
rivoluzioni: la rivoluzione francese, il darwinismo, la psicanalisi freudiana, lo stravolgimento sessuale sessantottesco, il gender, la therianthropy, il transumanesimo, sino all’imposizione del politicamente corretto e della cancel culture nelle strutture statali, legislative e
giudiziarie, economiche e sociali.
L’individualismo suicida contemporaneo
Una martellante pubblicità viene attualmente imbandita affinché la plebe accetti entusiasta la liberazione da dolori e sofferenze insopportabili per mezzo di un benevolo e compassionevole suicidio assistito.
Ovviamente il termine suicidio assistito è soltanto una dizione politicamente corretta ed ipocrita per contrabbandare il termine
eutanasia (etimologicamente buona morte), non meno politicamente corretto ed ipocrita.
Il suicidio assistito renderebbe non penalmente punibile colui che presti aiuto a persona che liberamente abbia deciso di uccidersi.
Sarebbe quindi il riconoscimento della autodeterminazione della singola persona riguardo alla propria vita.
La Costituzione art.32 statuisce: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e
garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.
Ed il Codice Civile art.5: “Gli atti di disposizione del proprio corpo sono vietati quando cagionino una diminuzione permanente della integrità
fisica. O quando siano altrimenti contrari alla legge, all’ordine pubblico o al buon costume.”
Il sito legale Brocardi.it così commenta: “Il diritto all’integrità fisica è il diritto al godimento del proprio organismo nella sua interezza e sanità naturale. È diritto assoluto, irrinunciabile ed indisponibile. Il limite di carattere speciale, sancito dalla norma, pone la menomazione irreversibile quale discrimen tra ciò che è ammissibile e ciò che è vietato”.
Il fatto che l’integrità fisica costituisca diritto indisponibile, come la sana giurisprudenza ha costantemente stabilito, pone qualsiasi soggetto nella impossibilità di produrre a sé stesso qualsivoglia danno, limitato come nel caso di atti autolesionistici o del tatuaggio. O coinvolgente addirittura la propria vita come nel suicidio assistito o nella cosiddetta eutanasia.
Cosa può spingere una persona a chiedere di voler morire?
Ma anche colui che vorrebbe prestare aiuto per il suicidio assistito, “non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della
persona umana”! Come si può quindi sostenere che lo Stato debba riconoscere la liceità del suicidio assistito o di altre forme di
eutanasia? Ma che cosa può spingere la persona a chiedere il suicidio assistito o l’eutanasia?
La risposta risiede nella solitudine, nello sconforto, nella disperazione in cui questa persona viene lasciata. La solitudine è un doloroso marchio della nostra epoca: lo sfascio di tante famiglie, la diffusione delle droghe, la precarietà del lavoro, l’incertezza economica.
La recente proposta di un contributo ai divorziati affinché possano pagarsi l’affitto di una seconda abitazione, evidenzia quanto lo sfascio della famiglia rechi profondo danno economico ai divorziati ed ai loro figlioli, oltre a quello spirituale caratterizzato da depressione psichica. (3)
I tempi degli studi e dell’ingresso nel lavoro si sono dilatati a dismisura. Il lavoro è divenuto sempre più precario. Gli italiani sono stati depauperati dal crollo del potere di acquisto determinato dall’euro. Dalle assurde politiche dell’Unione Europea; dalle forniture
sia belliche sia economiche dissipate in Ucraina. Dall’invasione di clandestini e di migranti, i cui costi ricadono ampiamente sugli
italiani unici veri contribuenti.
La popolazione invecchia e necessita di maggiore spesa sanitaria per infermità croniche; nei casi più debilitanti e terminali ad ogni età si rendono necessarie cure palliative e ricovero in strutture adeguate chiamate hospice. Mentre le singole persone, le singole famiglie non dispongono di forze umane e di risorse economiche per assistere i loro cari, che possono addirittura divenire un “peso”.
I “diritti”
Una vignetta dedicata ad Emma Bonino mostra una ragazza, capelli al vento, festante in cima ad una gradinata: Grazie, Emma! La gradinata
parte dal basso con divorzio, poi aborto, quindi autodeterminazione, diritti, e culmina con libertà. La ragazza, forte della sua giovinezza e
della sua inesperienza, festeggia i “diritti”: abolita la responsabilità verso coniuge e figli; eliminazione cruenta dei bambini concepiti in
utero; una indefinita autodeterminazione; diritti che non scaturiscono dall’ottemperanza a specifici doveri, ma risultano avulsi da ogni
contesto; infine un concetto di libertà che contrasta con ogni rapporto sociale.
La scalinata però dovrebbe comprendere altri tre gradini, che non sono stati disegnati: solitudine; disperazione; suicidio.
Questa cosiddetta “libertà” è soltanto egoismo assurdo, sfocia nella solitudine, quindi nella disperazione, approda infine nel suicidio. Ed
anche per questo Emma Bonino offre una brillante soluzione: se non riesci ad ucciderti da solo, a spese dei contribuenti ti offriamo il
suicidio assistito.
Dott. Luciano Leone
Medico Chirurgo, specialista in Pediatria
Comitato ProLife Insieme
