To cure if possible; to care always. In questi giorni di palpabile preoccupazione nel mondo cattolico, mentre in Senato si dipana l’iter parlamentare per una legge sul fine vita, riecheggia indefettibile e inderogabile, il monito di San Giovanni Paolo II: Guarire se possibile; aver cura sempre! Emblematico del valore assoluto e irriducibile della vita, donata da Dio Padre e perciò insopprimibile.
Ribadito da Papa Leone XIV nella recente visita ufficiale al Presidente della Repubblica. Assunto dall’avvocato Giuseppe Longo in incipit alla sua relazione sui temi del “fine vita”, illustrata nel seminario organizzato dall’Arcidiocesi di Catania, a cura dell’Ufficio Pastorale della Salute guidato da mons. Mario Torracca. Incontro tenutosi lo scorso 16 ottobre al Seminario Interdiocesano di Catania.
Proprio per questo il valore sacro della vita non è relegabile agli impulsi emotivi di pericolosi sentimentalismi. Nè delegabile a giudizi arbitrari in cui, evocata una presunta difesa della dignità della vita, viene invece vilipesa.
Il punto di vista certo e indefettibile per il credente è conservare quello sguardo contemplativo che sa cogliere in ogni esistenza umana la grandezza di un prodigio unico e irripetibile (Lett. Enc. Centesimus Annus, 37). E così coltivare e tutelare l’alleanza che per volontà del Creatore costituisce il sostrato della famiglia umana. Indi qualsiasi cooperazione formale o materiale, diretta o indiretta, pure per omissioni, a pratiche volte a porre fine in modo deliberato e anticipato alla vita, anche in nome dell’elusione del dolore, è un peccato grave contro la vita umana.

La Lettera Samaritanus bonus
Alcuna autorità terrena giuridica o politica, può ad alcun titolo legittimamente imporlo o consentirlo. Ci sia da guida in questi tempi di sempre più diffuso appannamento delle coscienze, la viva luce del Magistero. Irradiata dalle Lettere Encicliche Evangelium Vitae e Veritatis Splendor e la Lettera Apostolica Salvificis doloris di Giovanni Paolo II. La Lettera Enciclica Spe Salvi di Benedetto XVI; i discorsi di Francesco ai convegni medici.
Tutti riassunti e compendiati dalla Lettera Samaritanus Bonus della Congregazione per la Dottrina della Fede. Lettera che dopo un lustro dalla pubblicazione resta un testo sì di agevole consultazione, ma di ineludibile riferimento.
La Lettera riafferma il bene della prossimità nel prendersi cura del fratello e su piano terapeutico, delle cure palliative. Sì che egli possa essere accompagnato e curato con umanità, fino al sopraggiungere della sua morte naturale.
Di contro si pone la magistratura, con le sentenze della Consulta n.242 del 1019, 135 del 2024 e 66 del 2025, ampliando le ipotesi di non punibilità di chi presti assistenza al suicidio e così di fatto, ammantandole di legalità.
Violazione della dignità della vita
Infatti se lo si ammette in certe circostanze, in qualche modo implicitamente si attribuisce al suicidio, un valore. Assurdo! Un corto circuito giuridico, in violazione della dignità della vita, di cui all’articolo 2 della Costituzione.
Ancor più ove si pensi che il disegno di legge sia proposto in esecuzione della citata sentenza 242. Allorquando le sentenze dovrebbero avere il fine di far eseguire le leggi e non al contrario il Legislatore seguire le sentenze.
Una contraddizione che si staglia dalla stessa ratio del ddl che, se da un lato amplia le ipotesi di ammissibilità di assistenza al suicidio, dall’altro ribadisce, come accompagnamento del malato, il ricorso alle cure palliative. Che al contrario rispondono alla logica di garantire con umanità la prosecuzione della vita fino alla fine naturale.

Articolare nello stesso testo due profili opposti per presupposti e finalità sottintende, o comunque corrobora, il subdolo intento di richiamarne uno, l’accompagnamento caritatevole con l’adeguato supporto terapeutico, già disciplinato dalla legge 38/2010, per legittimare artatamente l‘altro, adducendo alla comunanza di prerogative.
Fine vita / Non esiste un diritto a morire
Tanto più che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo si muove in direzione diversa dalla Corte Costituzionale. Con la sentenza sul caso Karsai del 13 giugno 2024 la Cedu ha sancito che, ferme restando le prerogative di ciascun paese, negare il suicidio assistito a un paziente che lo chieda in uno Stato ove la pratica sia vietata dalla legge non è contrario alla Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo. Ciò in quanto non sussiste alcun fondamento giuridico per invocare un diritto all’autodeterminazione della morte. Non esiste un diritto a morire.
Anzi per la Corte di Strasburgo l’offerta di trattamenti medici in contesti di fine vita offre potenzialmente, ampie implicazioni sociali e rischi di errore dì abuso nella pratica della morte assistita da parte del medico. Indi non si spiega la fretta di Consulta e Parlamento… se non per ampliare la breccia e dare il colpo di grazia alla vita!
Così, avverte Longo, se il disegno di legge contempla elementi di maggiore apertura e implementazione delle cure palliative, non si deve soggiacere all’insidia di edulcorarne il giudizio etico in una valutazione complessiva in cui, posti sui due piatti della bilancia gli aspetti positivi e negativi e accertato verso ove penda, in caso di prevalenza del peso dei primi, si finisca per accettare il pacchetto complessivo, come il meno peggio possibile.
Non può infatti assecondarsi l’uso strumentale, piuttosto diffuso pure in settori insospettabili della società civile, del riferimento ad un uso equivoco del concetto di morte degna in rapporto con quello della qualità della vita.
Lenire il dolore, ma non eliminare la vita
La vita umana ha valore in sé che non può porsi in comparazione. Il male morale non può vagliarsi secondo gradienti di minore o maggiore gravità, poichè è un male assoluto. Indi lenire il dolore ma non eliminare la vita.
Perciò si impone al credente, di rifuggire da tentazioni di supina e ipocrita acquiescenza alle volontà di abili potentati politici ed economici, ed essere vigili già nella scelta dei propri rappresentanti, evitando di avallare in modo diretto, col proprio voto, o indiretto, con silente ignavia, programmi di movimenti o partiti che in nome di una fittizia supremazia del volere della maggioranza attentano all’integrità della vita (ns. articolo del 15 giugno). Ciò ci esporrebbe a una grave chiamata di correità, di cui dovremmo rispondere al Signore e ai nostri fratelli.
Allora seguiamo il buon samaritano. Al quesito del Padre Dov’è tuo fratello rispondiamo qui ne sono io custode.
L.V.
