C’è un legame antico che attraversa i secoli e che, dalle pietre millenarie della nostra Sicilia arriva dritto al cuore della fede cristiana. Partendo da questa consapevolezza, l’Aula Magna del Seminario Vescovile di Acireale ha ospitato la tavola rotonda “Ebrei, Ebraismo e Bibbia: quale conoscenza tra i giovani cattolici”, momento centrale del progetto il “Cantiere del dialogo ebraico-cristiano”.
Ha aperto i lavori la moderatrice dell’evento Marinella V. Sciuto, referente MEIC e UNEDI, che ha ripercorso le tappe miliari del riavvicinamento. Dalla svolta conciliare della Nostra Aetate alla storica visita di San Giovanni Paolo II alla Sinagoga di Roma, ricordando come la Giornata del 17 gennaio, tutta italiana nella sua genesi, rappresenti oggi una bussola per il superamento dei pregiudizi e la riscoperta dei valori biblici comuni. Un impegno che deve farsi concreto anche attraverso la riscoperta dei luoghi della memoria ebraica in Sicilia.
Il cantiere del dialogo: gli interventi
Mons. Giovanni Mammino, rettore del Seminario, ha ricordato come lo studio dell’ebraico sia un’eredità storica dell’istituzione acese, fin dai tempi del primo rettore.
Il valore della conoscenza è stato il tema centrale degli interventi di don Antonino De Maria e don Andrea Grasso, che hanno sottolineato il valore delle “schede didattiche” come strumento operativo.
Anna Maria Cutuli, presidente MEIC Acireale, ha auspicato una formazione solida per garantire autonomia di giudizio rispetto alle tensioni internazionali. Mentre Barbara Condorelli, direttore della Pastorale scolastica, ha descritto l’insegnamento della religione come un osservatorio privilegiato per costruire relazioni autentiche, presupposto della pace.
Sul fronte catechistico e giovanile, don Carmelo Sciuto ha spiegato come il legame tra Antico e Nuovo Testamento trasformi la percezione dell’altro da “distanza” a “ricchezza”. Mentre don Orazio Sciacca ha evidenziato come la superficialità sia terreno fertile per l’antisemitismo.
Il biblista padre Carmelo Raspa ha ammonito contro il «brusio dell’indifferenza», radice delle grandi tragedie storiche. Ha esortato a superare una didattica limitata all’«Israele biblico» per aprirsi alla conoscenza dell’Israele «vivo». Comprendere il dinamismo rabbinico e i metodi interpretativi degli ebrei del tempo di Gesù è infatti essenziale per leggere correttamente le Scritture. E per incontrare l’altro nella sua reale identità culturale.
Caterina Vecchio ha illustrato gli esiti del progetto
Caterina Vecchio, docente IRC, ha illustrato gli esiti del progetto «Il cantiere del dialogo». L’iniziativa si è sostanziata in un questionario di rilevazione rivolto a giovani tra i 12 e i 18 anni. Il modulo è volto a mappare il reale livello di conoscenza della cultura ebraica tra le nuove generazioni. L’indagine, basata sulla scheda n. 16 ha raccolto 264 risultati, dai quali è emerso un quadro incoraggiante da cui poter partire.
Sulla parte tecnica è intervenuto don Giuliano Savina, direttore nazionale UNEDI – CEI, spiegando che il dialogo deve nutrirsi di “vissuto” e non solo di dottrina. Sulla scorta del Concilio Vaticano II, ha ribadito che il rapporto con l’ebraismo è la radice dell’identità cristiana. Savina ha spiegato l’ideazione delle schede didattiche, passate da16 a 24 lo scorso novembre, definendole una svolta storica che garantisce testi scolastici corretti e trasforma l’educazione in uno strumento di coesione, capace di resistere alle polarizzazioni attuali.
Le conclusioni sono state affidate a mons. Antonino Raspanti, vescovo di Acireale e presidente CESI, che ha messo in guardia dal restare prigionieri di rivendicazioni che impediscono l’incontro e il riconoscimento dell’altro. Il vescovo ha sottolineato che il messaggio cristiano non è distruggere, ma “portare a compimento”, indicando nel dialogo l’unico ponte per la pace in un tempo di ferite internazionali.
La strada del dialogo resta dunque aperta, come una sfida verso un futuro di fratellanza.
Barbara Messina
