Teatro / “Mumble Mumble”, le ironiche confessioni di Emanuele Salce sulla propria famiglia “allargata”

Un racconto delle vicende personali sotto forma quasi di monologo, se non fosse spezzato da qualche breve scambio con un particolare interlocutore che ne stimola la creativa comunicazione, riesce a tenere desta l’attenzione dello spettatore per oltre un’ora e mezza e a suscitarne, ad intervalli regolari, la risata.
Il racconto proviene dalla voce di  Emanuele Salce, attore di cinema, televisione e teatro, che con il suo Mumble Mumble…ovvero confessioni di un orfano d’arte, ha divertito il pubblico del Must Musco Teatro di Catania  lo scorso fine settimana.
Colpisce la presenza del singolo attore sul palco, che recita con diversi personaggi inesistenti dal punto di vista fisico, ma interpretati tutti da lui e dei quali  non si avverte la mancanza materiale, giacché riesce a ricreare quelli e, in modo completo, le scene.
Salce cambia il timbro della sua voce per ciascuno di loro, quando narra l’articolarsi della vicenda funebre relativa alla notizia da lui appresa della morte del padre Luciano, il famoso attore e regista. Nel farlo, torna indietro nel tempo all’età di vent’anni, quando, reduce da una nottata movimentata, apprende la notizia funesta. Un succedersi di figure, che incontra nel tragico momento, ne mettono in evidenza la sua capacità personale di attore di inventarsi per dare vita ad ognuno di loro.
Continua, poi, ricordando i momenti successivi alla dipartita di Vittorio  Gassman, con il quale Emanuele Salce condivise la vita fin da bambino, essendo quello il marito di sua madre, Diletta D’Andrea. L’attore arricchisce di gesti le rappresentazione, la mimica è protagonista, quella ineccepibile dell’esperienza e della professionalità. Il secondo racconto lo vede prendere parte alla vicenda da trentenne, tra un susseguirsi di presenze ingombranti e meno.
L’attore Paolo Giommarelli sapientemente guida la “confessione” di Salce, conducendolo a raccontarsi a partire dall’interiorità personale, raggiungendo il palco ogni qual volta intervenga a tenere le fila dell’esposizione e lasciandolo alla fine del suo contributo. Una presenza “distillata” ma fondamentale per il quadro della situazione.
Salce completa il racconto descrivendo una situazione “imbarazzante ”, quale può essere l’impellenza di un bisogno fisiologico che preme in un momento non appropriato, come il primo appuntamento con una bionda australiana. Ne descrive dettagli e particolari facendoli sembrare comiche scene della vita, in alcuni casi, purtroppo, inevitabili.
Il tutto diventa un modo ben riuscito di sdrammatizzare ed anche divertire, di alleggerire situazioni spiacevoli e di prendere serena consapevolezza dell’importanza e responsabilità di essere “figlio d’arte”, doppiamente, nel suo caso.  La rappresentazione è ideata dallo stesso Salce e dal critico Andrea Pergolari.

Rita Messina