Tecnologia / Francesco Pira: IA e genitorialità, riflessione sulle condivisioni

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Si apre una riflessione: perché ci si deve affidare a un’intelligenza artificiale per ottenere quello che dovrebbe essere garantito da un’equa distribuzione dei ruoli familiari? Il rischio è che l’IA, invece di favorire una ridefinizione collettiva delle responsabilità, diventi una stampella che perpetua gli squilibri, rendendoli solo più sostenibili. In altre parole, l’IA non dovrebbe sostituire una cultura della condivisione, ma affiancarla.
Il tema di Pira sull’IA e la genitorialità ci invita a chiederci se la tecnologia stia offrendo un vero progresso o semplicemente un sollievo temporaneo a un problema culturale più profondo.

Dividere equamente il carico dei compiti familiari è un obiettivo dichiarato da molte coppie moderne. Ma tra la teoria e la pratica si apre spesso un abisso fatto di diseguaglianze silenziose, aspettative implicite e un carico mentale che, nella maggioranza dei casi, continua a gravare in modo sproporzionato sulle madri. In un’epoca in cui la tecnologia si insinua in ogni aspetto della nostra quotidianità, perfino l’intelligenza artificiale sta diventando un alleato inedito nel tentativo di ridurre queste asimmetrie domestiche.

Un caso concreto: la storia di Lilian Schmidt

Lo racconta bene Niccolò De Rosa nel suo articolo pubblicato su Fanpage.it, intitolato “Mamma alleggerisce il carico mentale della genitorialità con ChatGPT: ‘Ora posso respirare’”, in cui viene riportata la storia di Lilian Schmidt, una madre che ha trovato un insperato supporto nella tecnologia per affrontare il peso di una genitorialità totalizzante.
Schmidt, madre di due figli e residente in Svizzera, ha raccontato la sua esperienza di carico mentale nonostante viva con un compagno definito “attento e propositivo”. Come scrive De Rosa, “nonostante un compagno di vita attento e propositivo, si è ritrovata a passare tutta la settimana a pianificare impegni, badare alla casa e organizzare ogni aspetto della vita in famiglia”. Una condizione che, purtroppo, accomuna moltissime donne, indipendentemente dalla disponibilità del partner.

Nonostante il proposito di una divisione equa delle responsabilità, emerge la consapevolezza che le modalità di pensiero e di gestione possano variare sensibilmente tra i partner. Il carico mentale è infatti qualcosa che sfugge spesso all’occhio esterno, ma che pesa enormemente sulla quotidianità. “Schmidt e molte madri come lei definiscono queste incombenze ‘il lavoro invisibile’: non solo cambiare pannolini o portare i figli a scuola, ma anche anticipare i bisogni, ricordare impegni, regolare le emozioni dei più piccoli e prendere mille decisioni al giorno”.

Pira su IA e genitorialità: il punto di rottura

Proprio questo accumulo di stress ha portato Schmidt a una svolta. Infatti, ha dichiarato: “Quattro mesi fa, ho raggiunto un punto di rottura e mi sono detta: Non sarebbe bello per una volta se potessi semplicemente spegnere il cervello”. Da quel momento, la madre ha deciso di affidarsi a ChatGPT per alleggerire il proprio carico cognitivo. L’intelligenza artificiale non è stata solo uno strumento tecnico, ma un vero e proprio supporto decisionale ed emotivo.

“Il chatbot – ha raccontato – ora la aiuta a pianificare menu settimanali sani che i bambini mangeranno davvero, a scrivere la lista della spesa, a scegliere regali di compleanno azzeccati, a creare elenchi di cose da preparare per l’asilo o per i viaggi in famiglia. Ma soprattutto le offre finalmente la possibilità di staccare”.
Il sollievo, come afferma Schmidt, è stato tangibile: “La mia vita è diventata dieci volte più facile e, per la prima volta dopo tanto tempo, sento di avere spazio per respirare”.
L’enorme successo del suo video su TikTok ha dato voce a una rete silenziosa di madri che si sono riconosciute nella sua esperienza. “C’è chi ha scritto che ChatGPT ha insegnato al figlio ad andare a letto a un orario decente o chi ha ammesso di non sapere ‘dove sarebbe senza’ l’IA”.

Pira su IA e genitorialità: un nodo strutturale

La storia di Schmidt evidenzia un nodo strutturale del sistema familiare contemporaneo: la difficoltà di distribuire equamente non solo i compiti pratici, ma anche la responsabilità emotiva, organizzativa e gestionale. Il cosiddetto “carico mentale” è stato analizzato da sociologi e studiosi di genere come uno degli elementi chiave della persistenza delle disuguaglianze domestiche.

Secondo la sociologa francese Monique Haicault, le donne spesso vivono in una “concomitanza di ruoli” che le porta a dover pensare e pianificare simultaneamente in più direzioni. È la famosa “charge mentale”, concetto ripreso anche da molte vignette e campagne sociali negli ultimi anni. La fatica non è solo fare, ma pensare di dover fare, ricordare, anticipare, regolare. Un peso che logora e che è spesso invisibile all’altro partner.

In questo contesto, l’intelligenza artificiale emerge come uno strumento potenzialmente rivoluzionario. Non perché risolva magicamente la questione della parità, ma perché offre un supporto concreto nell’alleggerire il peso delle micro-decisioni quotidiane. Schmidt stessa sottolinea che “il vero valore del chatbot non risiede tanto nell’aiutarla a performare, ma nel permetterle di svolgere le stesse cose più in fretta e con un valido aiuto”. ChatGPT diventa così un “partner di confronto”, un “assistente di ricerca” e perfino un “cuscinetto emotivo”, in grado di contenere l’ansia decisionale che spesso accompagna la genitorialità.

  Francesco Pira, delegato del Rettore alla Comunicazione all’Università di Messina, dove insegna comunicazione e giornalismo ed è coordinatore didattico del master in social media.