Trecastagni / Ha origini antiche la festa di Sant’Alfio, Filadelfo e Cirino

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Sant'Alfio Filadelfo e Cirino

Il  dieci maggio, il comprensorio etneo entro cui si incastona il paese di Trecastagni, ha vissuto aria di festa.  La tradizione religiosa  da secoli celebra in  quel giorno, tre giovani martiri cristiani Alfio, Filadelfo e Cirino, che sacrificarono la loro giovane vita testimoniando l’ardente fede in Cristo. Da questo l’etimologia del nome  Trecastagni (tres casti agni).

Il focus di tutte le celebrazioni  è l’omonimo Santuario. Una monumentale costruzione in pietra lavica,  con motivi decorativi tardo barocchi al suo interno, posta nell’immediata periferia della cittadina. La fede popolare e la sempre crescente venerazione dei fedeli ha, in qualche modo, polarizzato il culto verso Sant’ Alfio. Nulla togliendo al ricordo degli altri due fratelli.

Si invoca Sant’Alfio per ricevere grazieI tre santi martiri

Il ricorso al maggiore dei tre Santi, è solo un fattore tecnico e quando si invoca Sant’Alfio, implicitamente si intendono anche Filadelfo e Cirino. Ad essi, per memoria secolare, vengono  rivolte suppliche e richieste  per guarigioni da  malattie o da gravi incidenti. Per tali ragioni, spesso in segno di gratitudine per la grazia ricevuta, nella notte tra il nove e il dieci maggio, centinaia di devoti, recanti un cero sulla spalla, vestiti con soli bermuda bianchi e una fascia rossa che attraversa spalle e petto e detti impropriamente “nudi”, partono da Catania oppure dai paesini limitrofi a Trecastagni, per raggiungere a piedi scalzi,  il Santuario di Sant’Alfio.

Sulla torcia é talvolta collocato un  cartiglio di latta o di cartone, su cui é raffigurato, con la stessa tecnica pittorica suggestiva e artigianale dei carretti, il miracolo ottenuto.
Nei tempi passati, il raduno dei “nudi” si effettuava dinanzi la Cattedrale di Catania e da lì iniziava la marcia a piedi sino al Santuario. Era usanza assai diffusa fra i “nudi”, quale ultimo segno di riconoscente umiliazione per il celeste favore, manifestare la propria devozione ai Santi, strisciando la lingua sul pavimento interno del tempio. Tale pratica é stata, da qualche tempo,  del tutto (e giustamente !) dismessa.

Origini della festa di Sant’Alfio 

La festa risale a tempi antichissimi; la prima traccia la troviamo nel 1593, data che corrisponde alla costruzione della prima chiesa. Attraverso i secoli il cerimoniale, pur conservando la sua struttura tradizionale, si è arricchito sempre più. In particolare ha ripreso il valore della Sacra Rappresentazione della vita dei Santi che aveva caratterizzato l’inizio della prima festa, dopo il ritrovamento delle loro  Reliquie  nel 1516. Festa di Sant'Alfio

Si comincia il primo maggio,  con ventuno colpi a cannone, sparati dal vecchio “mulino a vento”, che annunziano i festeggiamenti. Che si protrarranno , tra manifestazioni esterne ed interne, fino alla prima domenica di giugno.
In quel giorno, ancor prima che albeggi, si vedono  lungo le strade che portano al santuario, frotte di pellegrini. Quasi sempre scalzi, raggiungono la chiesa per partecipare al  cammino spirituale in preparazione alla festa religiosa: il Novenario.

L’8 maggio bande musicali per la festa di Sant’Alfio

L’otto di maggio si dà inizio alla “sagra delle musiche”: numerose bande musicali attraversano, per tutto il pomeriggio /sera,  il paese illuminato da artistici archi, mentre  le loro melodie si fondono  con il rumore della moschetteria.
Tra il nove sera e il dieci maggio arrivano al Santuario da tutta la provincia di Catania,  i cosiddetti “nudi” di cui si accennava prima. A completare la vigilia, in piazza Marconi si svolge la tradizionale “Entrata dei cantanti” con l’atteso spettacolo pirotecnico.

Allo scoccare della mezzanotte il Santuario, gremito di fedeli fino all’inverosimile, vive il momento  più intenso, cioè quello della “svelata dei Santi”. Non appena si aprono le porte della cappella e appaiono sull’altare maggiore i loro Simulacri, le ovazioni dei fedeli fanno vibrare ogni angolo della chiesa. L’esultanza giunge fin fuori il sagrato dove, chi non è  riuscito ad entrare, si unisce al coro delle invocazioni, spesso intercalate da lacrime riconoscenti e liberatorie.

Alle ore 13 i Santi lasciano il Santuario, dove sono attesi da migliaia di devoti e pellegrini festanti che li salutano con continuo sventolio di fazzoletti . Il Fercolo inizia, quindi , il suo cammino fra una marea di folla, verso la chiesa Madre dove i venerati Simulacri  vengono esposti all’omaggio  dei fedeli. All’imbrunire, dopo la S. Messa, si riprende la processione e a notte inoltrata, la processione fa rientro al Santuario.

Gli ex voto

Tavolette  ex voto
Tavolette ex voto

Molteplici  sono i momenti clou della festa. Ma la nota più emozionante di tutto il contesto, quella che caratterizza e che dona smalto alla devozione permanente verso i Santi Fratelli, è costituita dagli ex voto.
Essi si materializzano in un’offerta o in una espressione figurativa fatta ai tre Santi, come contrappeso per una grazia ricevuta dalla loro intercessione. Fra gli ex voto, un posto a parte occupano le tavolette votive che, oltre ad avere un valore artistico rivestono anche un valore antropologico.

Esse,  adeguatamente esposte nella sala/museo adiacente la sagrestia, sono realizzate con  materiali diversi; ma quelle più corpose numericamente, sono esplicitate su  lamiera e dipinte ad olio. Questa collezione, forse la più consistente di tutta la Sicilia (oltre mille manufatti votivi), rispecchia i costumi e gli usi dell’epoca in cui sono state eseguite. E tracciano il cambiamento dei tempi nel vestiario, negli arredi, nei mezzi di locomozione, nel lessico.

Esse illustrano la scena cruciale che ha spinto il devoto ad uninvocare il miracolo. Ossia il particolare momento di grave pericolo che si ritiene superato per intervento divino. E che, in segno di riconoscenza, è reso noto pubblicamente. L’esposizione degli ex voto racconta così passo dopo  passo, l’evolversi sociale e tecnologico di un mondo lontano dai grandi avvenimenti riportati nei libri di storia. Quella narrata in quei rettangoli di storia , è la vita quotidiana dei siciliani. Essi si circoscrivono  in  un periodo che va dalla fine dell’800, all’immediato dopoguerra. E rivestono curiosità per la raffigurazione di ambienti catanesi,  interni ed esterni, dell’epoca.

Testimonianze dell’identità culturale di un popoloSantuario Trecastagni

È auspicabile che testimonianze tangibili e incisive come queste, nella cornice delle tradizioni, vadano mantenute. Ed anche proiettate ai posteri, perché componenti fondamentali dell’identità culturale di un popolo. Un ponte tra passato e presente che rafforza il senso di appartenenza e la coesione sociale.

Alcune riflessioni dei nostri giorni, suggeriscono che la “rinascita interiore” possa portare a rivedere il modo di vivere le feste, adattandole al proprio benessere psicofisico, piuttosto che subirle. Invece, riuscire a coniugare le tradizioni, come collante della memoria collettiva e il  modo in cui esse vengono vissute, è la  giusta linea di equilibrio da tendere laddove essa si sia allentata. Essa sia fatta per ripristinare  autenticità da un lato, e per gestire le emozioni in base alle esigenze individuali dall’ altro.

È fondamentale che chi organizza  programmi di festeggiamenti non dia pennellature di modernità per “ego”. Ma si sforzi di farlo per  dare risposte a domande esistenziali che solo nella fede, empirica o strutturata, trovano soluzioni e chiavi di lettura valide.

                                                                          Marcello Distefano