Ucraina / Quando il cammino sinodale si scontra con le barbarie della guerra

L’Ucraina è la terra dove il Cristianesimo occidentale incontra quello orientale. Tante chiese sorelle e una guerra, accompagnata da continui conflitti sanguinosi e sanguinanti. Stiamo assistendo ad un immane disastro che ci lascia impietriti, impotenti, disorientati e costernati davanti a tanta pazzia!
Questa guerra ha incredibilmente spostato indietro le lancette dell’orologio all’epoca delle barbarie, di cui tutti credevamo aver lasciato il ricordo alle spalle. E invece siamo costretti a ricrederci, ad analizzare ciò che è stato fatto e ancora di più, quello che non lo è stato. A mettere il dito sulle inerzie, i compromessi, le chiusure aberranti, i cammini che avremmo dovuto compiere e che non abbiamo mai realizzato.

Questa è l’ora in cui dobbiamo intonare il mea culpa, tanto più che si fanno guerra popoli che bevono dallo stesso calice e attingono forza dallo stesso pane spezzato.
Com’è vero che i baci alle Sante Icone, poste a custodia della nostra fede nelle chiese di periferia come nelle splendide cattedrali, negli scantinati come nei salotti più eleganti, non bastano, se non modificano gli atteggiamenti e i cuori dei fedeli.
Se non fanno superare le contrapposizioni del passato e le vicendevoli, non più giustificabili, scomuniche lanciate dagli uni verso gli altri!

Il cammino sinodale e le barbarie della guerra

Nelle viscere della storia, passata e recente, delle Chiese in Ucraina ci sono troppe ferite mal rimarginate che aspettano di essere, una volta per sempre, sanate: vi troviamo scismi, capitolazioni, arroccamenti e tentativi di aperture mai portati a conclusione che, in fin dei conti, esprimono ancora la durezza dei nostri cuori. E anche il non sapersi arrendere all’azione della Grazia.

celebrazione
Celebrazione nella Basilica di Santa Maria Maggiore, Roma

È paradossale abitare lo scenario ucraino, quando la Chiesa cattolica si prepara a vivere un tempo di grazia e di conversione attraverso un ritorno alle radici, alla vita vera, da parte dei suoi fedeli nell’accoglienza del Sinodo, del camminare insieme, portando l’amore di Dio dentro e fuori l’accampamento. Quest’ultimo riferimento, ripreso dalla lettera agli Ebrei del Nuovo Testamento, lo prendo come un’autentica chiave di lettura del tempo presente.

Il mondo cattolico che è chiamato a vivere il Sinodo, non può pensare di conseguire l’obiettivo con riunioni plenarie. O proponendo corsi per formatori, i quali a loro volta dovrebbero formare altrettanti formatori. La parola stessa Sinodo è una parola antica che rimanda al “cammino fatto insieme” è nella sua essenza una parola dinamica e non statica.

Trovare nella vita interiore le risorse per sfuggire alle barbarie della guerra

Nella Chiesa cristiana i cambiamenti sono stati colti sempre da uomini e donne che hanno saputo camminare alla presenza del Signore, come ci ricorderebbe Tommaso D’Aquino. Per uscire dall’accampamento e portare “l’obbrobrio di Cristo” bisogna sentire l’odore di “Cristo”, ed avere il cuore sostenuto dalla grazia (Eb 13,9).

“I Santi hanno il genio dell’amore, poiché sono bambini, animati dal coraggio della speranza che non tramonta. Essi custodiscono quella vita interiore senza la quale l’umanità si degraderà fino a morire. E’ nella propria vita interiore che l’uomo trova le risorse necessarie per sfuggire alle barbarie del formicaio totalitario” (Georges Bernanos).

Non meno di ottant’anni fa, anche nel buio della persecuzione nazista è stato possibile vedere una luce, come quella di Etty Hillesum; una donna che, prima di essere deportata nel campo di sterminio di Auschwitz, nel campo di transito di Westerbork non ha rinunziato ad essere “il cuore pensante della baracca”.chiese ucraine

Dal suo diario, il giorno 29 maggio 1942, si può leggere una splendida testimonianza, un autentico atto d’amore che sembra scritto per i giorni nostri.
“Dio, certe volte non si riesce a capire e ad accettare ciò che i tuoi simili su questa terra si fanno l’un l’altro, in questi tempi scatenati. Ma non per questo io mi chiudo nella mia stanza, Dio. Continuo a guardare le cose in faccia e non voglio fuggire dinanzi a nulla, cerco di comprendere i delitti più gravi. Cerco ogni volta di rintracciare il nudo, piccolo essere umano che spesso è diventato irriconoscibile.

Contro le barbarie della guerra, camminare insieme ascoltando il cuore

In mezzo alle rovine delle sue azioni insensate. Io non me ne sto qui, in una stanza tranquilla ornata di fiori, a guardarmi Poeti e Pensatori glorificando Iddio, questo non sarebbe proprio tanto difficile. Né credo di esser così estranea al mondo come dicono inteneriti i miei buoni amici … Io guardo il Tuo mondo in faccia, Dio, e non sfuggo alla realtà per rifugiarmi nei sogni. Voglio dire che anche accanto alla realtà più atroce c’è posto per i bei sogni – e continuo a lodare la Tua creazione, malgrado tutto!”

Ogni cosa mi fa dire che se noi vogliamo una Chiesa sinodale, questo può accadere laddove un uomo e una donna si fanno indicibilmente sinodali, per una spontanea chiamata interiore, personale. E non come risposta ad un programma più o meno suggerito.

Però, tutto è grazia, tutto è provvidenziale. Il Sinodo è voce della Madre Chiesa che chiama tutti a diventare figli e figlie e perciò ad essere fratelli e sorelle. Ecco che, nuovamente, tutto questo rientra nella logica dell’ascolto dello Spirito che parla nella Chiesa, ossia, nel cuore dei fedeli.  E attendono il Regno di Dio, inverandolo nelle loro viscere, nelle Nazaret o Cafarnao nelle quali è toccato loro di vivere.

Francesco d’Assisi, Vincenzo de Paoli o, in tempi più recenti, Oscar Romeo, Marianella Garcia Villas, Teresa di Calcutta, Rutilio Grande, i gesuiti assassinati a San Salvador, i monaci trappisti uccisi a Tibhirine, in Algeria, Ronaldo Munoz e tanti altri uomini e donne … sono soltanto la voce eloquente di una Chiesa sempre sinodale.

Don Orazio Barbarino
Arciprete di Linguaglossa

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