Veglia diocesana / …E se Don Bosco fosse qui? Si chiederanno i giovani venerdì 30

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Veglia diocesana Don Bosco

Immaginiamolo per un attimo. Non con la tonaca impolverata nella Torino fumosa della Rivoluzione Industriale, ma qui, oggi, nelle piazze virtuali o seduto su una panchina di Fiumefreddo.

e se Don Bosco fosse qui? se il santo dei giovani camminasse tra le nostre parrocchie e i nostri muretti, cosa vedrebbe? ma soprattutto, cosa farebbe?

È questa la domanda, semplice ma vertiginosa, che fa da filo conduttore alla Veglia diocesana che si svolgerà venerdì 30 gennaio alle ore 19:30, nella Parrocchia Maria SS. Immacolata di Fiumefreddo di Sicilia. Un momento che quest’anno decide coraggiosamente di intraprendere una vera scommessa educativa, ripercorrendo i passi del santo: dalla polvere della strada, all’accoglienza dell’oratorio, fino al cuore della Chiesa.

La domanda posta non è un esercizio di fantasia, ma un’urgenza sociale, un’urgenza del cuore. Se nell’Ottocento Giovanni Bosco salvava i ragazzi dai pericoli fisici delle fabbriche e della povertà, oggi l’emergenza si è spostata.

Riscoprire l’Oratorio come “casa che accoglie”

don Bosco
Don Bosco

La veglia si propone come un momento di “stop” alla frenesia quotidiana per educatori, animatori e genitori. L’obiettivo è riscoprire l’oratorio non come semplici mura, vuote e silenziose, ma come una “casa che accoglie“.

La storia salesiana ci ricorda che gli inizi non furono semplici: Don Bosco dovette spostare il suo oratorio tra prati e case diroccate, fino all’incontro con la famosa tettoia Pinardi. Significativo l’aneddoto storico che verrà rievocato: quando Don Bosco cercava un luogo, gli fu offerto un magazzino basso e inadatto. Alla proposta del proprietario di farne un laboratorio, il santo rispose deciso: “Non un laboratorio, ma un oratorio, una piccola chiesa per radunare dei ragazzi”.

Questa distinzione è cruciale ancora oggi. Don Bosco sapeva che non si può educare senza amare e che il suo “Sistema Preventivo” non significava controllare, ma accompagnare.
Se fosse qui oggi, probabilmente non chiederebbe ai ragazzi di spegnere i telefoni, ma insegnerebbe loro che l’educazione è “cosa di cuore”, cercando connessioni umane autentiche al di là dello schermo.

La veglia sfida l’indifferenza e rimette al centro la “responsabilità della speranza”

Il cuore della riflessione proposta dalla Diocesi di Acireale tocca direttamente il mondo degli anima-educatori. Il messaggio è chiaro: “Tutti noi, giovani, educatori, sacerdoti, genitori, siamo corresponsabili“.
Non è un compito da delegare alle istituzioni, ma una missione che risponde al motto salesiano “Da mihi animas caetera tolle(“Dammi le anime, toglimi il resto”).

Venerdì 30 gennaio, a Fiumefreddo, non si andrà solo a pregare. Si andrà per recuperare la responsabilità della speranza e per ricordare che l’oratorio è, come diceva Giovanni Paolo II, “un ponte tra la strada e la Chiesa“.

In un tempo in cui educare sembra diventato un mestiere impossibile, la figura di Don Bosco torna a iniettare fiducia.
Perché se Don Bosco fosse qui, non si limiterebbe a guardare: si rimboccherebbe le maniche. Ed è esattamente quello che viene chiesto a noi!

 

Enrica Rabuazzo