Libri / Biografia di mons. Arista scritta dal suo maggiordomo Pietro Pappalardo

Pietro Pappalardo, “Cenni biografici di Mons. G.B. Arista d. O. Il vescovo di Acireale – Edizioni Oratoriane Acireale

Il preludio dell’edizione oratoriana Acireale 2018 sulla biografia del “Vescovo G.B. Arista” riguarda la documentazione sulla veridicità del testo di Pietro Pappalardo, sostenuta dal vice- Postulatore P. Giuseppe Di Maio d. O., in data 15/ 8 /1972, con allegati, la dichiarazione di testimonianza “oculare” dell’Autore, scritta a mano e firmata da P. Salvatore Ragonesi, Preposito d. O., in data 16/ 7 /1952; il verbale di consegna del manoscritto autografo di Pietro Pappalardo, da parte del ventenne figlio Sebastiano Pappalardo, accompagnato dal P. Giuseppe Timpanaro d. O., al sacerdote Antonino Mancino, in data 27/8/1952. Documento, regolarmente firmato e controfirmato. Venuto a mancare il Vescovo Arista, l’Autore dal 1923 al 1950 matura nella memoria l’affascinante storia del Vescovo dalla mistica vita, in simbiosi con la sua personale, all’insegna della semplicità.

Biografia stupenda di Pietro Pappalardo sul secondo Vescovo di Acireale, Giovannni  Battista Arista, figlio di san Filippo Neri, sin da fanciullo alunno del Collegio San Michele, in seguito impareggiabile direttore, dedicato alla formazione dei giovani; diventa Preposito dell’Oratorio. In seguito al “Motu proprio” di Leone XIII del settemre 1900 sulla necessità di far rifiorire il sodalizio filippino, in contrapposizione alle leggi italiane di soppressione di Ordini religiosi, G. B. Arista, sensibilizzato in favore dell’Istituto Filippino, supplica il Santo Padre ad intervenire con una nuova organizzazione dell’Ordine, attraverso l’unione di tutte le Congregazioni, con relative firme di molti Prepositi di città italiane, di Cardinali e Vescovi aderenti. L’iniziativa ha un valore molto positivo. Quale diletto discepolo di mons. Gerlando M. Genuardi, primo vescovo, nel 1904, ne diviene vescovo ausiliare;  vescovo di Acireale, su nomina di Pio X, mediante un suo biglietto autografo del 26 /7/1907: ”Accetti volentieri la croce. e sia certo che il Signore la renderà leggera e le sarà di valido aiuto a portarla”. La meraviglia della scrittura di Pappalardo, in chiave prevalentemente spirituale, sta nell’essere il fedele e affezionato suo cameriere, persona distinta di retta coscienza. Questi nel 1894 a otto anni comincia a frequentare l’Oratorio festivo, presente, anche nei giuochi, Giovan Battista Arista. A sedici anni, frate laico dell’Oratorio, accolto dal Preposito Arista; infine suo cameriere, al suo fianco in tutti gli spostamenti, nei pellegrinaggi, nei viaggi a Roma; si occupa anche della casa, assieme alla signorina Giacinta Arista. Nel Venerabile, individua nella quotidianità, incentrata sulla carità, virtù prediletta del suo stemma, le virtù eroiche. Lo ritiene un santo per il comportamento vigile e  irreprensibile, alter Christus, che si dona con dolce umiltà agli altri, mentre osserva il silenzio, quando in circostanze particolari verrà più volte ingiustamente insultato nelle vie cittadine: “Il servo di Dio visse mirando Gesù Cristo sotto il peso della sua Croce e perciò nessun conto tenne del disprezzo degli uomini.” L’Autore percorre anni di cammino accanto al Vescovo Arista, l’Amico poco attento alla salute.

Pietro Pappalardo

Nel settembre 1911, l’Etna si risveglia: una colata lavica devasta i vigneti di Solicchiata: mons. Arista va a consolare e aiutare gli abitanti.  Nel Congresso Eucaristico diocesano del 1913, entrambi i protagonisti, pieni di fede, vivono l’immensa gioia del trionfo dell’Amore divino, che si espande nei cuori di ‘masse’ di partecipanti. Pappalardo rievoca la figura del ‘suo Vescovo buono, pio e munifico’ con sobrietà, prediligendo  momenti di forte emozione, quali le visite pastorali nelle parrocchie di tutta la diocesi, oppure le esperienze di ‘Visitatore Apostolico’ dei Seminari in Calabria: mira a cogliere nelle azioni dell’alto Prelato il riposto significato di autentica santità, sulla scia del sublime amore, che caratterizza la loro vita di relazione, in un clima di assoluta semplicità. Rifugio dell’anima, la casa di villeggiatura, con una piccola cappella; inoltre, il Seminario di Santa Maria Ammalati.

Quale direttore di anime, il vescovo Arista è eccezionale. Singolare è il caso della signora Giuseppina Rosso di Chiaramonte Gulfi, presto vedova con tre piccoli figli: in poco tempo ne perde due ; Giovannino, l’unico, nel 1904 studia da interno al Collegio acese San Michele, ma in seguito a grave malattia anche lui muore. La madre prostrata s’ammala gravemente. Riuscita a guarire, decide di vivere in Acireale assieme all’amica Giacinta e di far guidare la sua anima eletta dal vescovo Arista: si rivela la vocazione contemplativa della Visitazione; scelto il nome di suor Maria Chantal, entra nel monastero di Reggio, poi nel 1925, con l’apertura del monastero di Acireale, vi si trasferisce, ricoprendo più volte la carica di superiora. La sorella del Vescovo, Antonietta, è visitandina;  Giacinta si rifugia nel monastero, in tarda età. E’ in occasione del terremoto di Linera e poi di quello immane di Messina e Reggio, nel dicembre 1908, che l’Autore riesce a dar luce di suprema carità al vescovo Arista. Questi non pone alcun indugio nell’intervenire in soccorso dei terremotati. Per andare incontro all’arcivescovo di Messina, Letterio  D’Arrigo, di cui diverrà amico, il vescovo Arista affronta incredibili disagi e rischi, causati dall’emergenza drammatica della città totalmente distrutta. Acireale, specie per merito suo, accoglie i superstiti, in numero rilevante; Pappalardo testimonia che è Arista stesso in persona, a recarsi nelle case, per la raccolta di fondi, destinati ai superstiti bisognosi delle due città dello Stretto. Molto incisivi gli episodi personali dolorosi, privi del tutto del senso di giustizia, sofferti dal Vescovo, coinvolto nel dramma politico tra due notabili acesi, Giuseppe Grassi Voces e Giuseppe Pennisi di Santa Margherita, nelle elezioni  dei consiglieri provinciali, nel 1913, con la legge del “non expedit”.

La chiesa dell’Oratorio

L’ Autore  induce il lettore a scoprire nel Vescovo Arista l’essenza di una forte personalità, improntata all’imitazione di Cristo, dato che non oppone alcuna resistenza umana. Durante la prima guerra mondiale, mons. Arista è in corrispondenza epistolare con seminaristi e preti al fronte, infondendo loro coraggio. Pappalardo viene richiamato e parte il 13 novembre 1915 con la tradotta per Palermo, dopo aver salutato la madre e il Vescovo, le cui lettere saranno per lui “un balsamo”. Dopo tre mesi, assieme ad altri soldati è inviato in Africa per servizio militare. Sulla nave nel mar Jonio scorge da lontano la sua Acireale, che rivedrà dopo tre anni, in febbraio 1919, ma per poco tempo, avendo accettato la proposta di seguire mons. Sebastiano Nicotra, Nunzio Apostolico in Belgio. Ritornato in vacanza in Sicilia,” primo pensiero …andare dal santo Vescovo”. Il 13 giugno 1950 ringrazia il Cielo per avere ottenuto “la grazia di condurre a termine un sì modesto lavoro”. L’indomani Pietro Pappalardo lascia la Terra.

Il libro è dotato di pregevole prefazione storica del vescovo d’Ivrea, Edoardo Cerrato, C. O., che riconosce a P. Arista l’alto merito d’aver fatto risorgere, dopo le confische del Regno d’Italia, la Confederazione oratoriana; inoltre, perspicace è l’introduzione, pervasa da afflato lirico, del prof. Alfonso Sciacca, con commento  di alcuni passi del testo, in esplicative note.
Interessanti, l’artistica copertina con il ritratto del Vescovo di Russo (1902); le illustrazioni e le foto, tra cui quella epocale della visita di Messina terremotata, da parte dell’Istituto “San Michele”.

                                            Anna Bella

 

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