Notte nazionale del Liceo classico 4 / Qui Jesi: interdisciplinarietà, comico e usi e costumi, ma affrontato anche il tema dello “straniero” in chiave classica

Abbiamo ricevuto una interessante testimonianza sullo svolgimento della Notte del Liceo classico da Jesi (Ancona) grazie alla direttrice del locale giornale diocesano “Voce della Vallesina”, Beatrice Testadiferro, che ringraziamo unitamente all’autrice dell’articolo e a tutta la redazione del giornale confratello.

Variegato e interdisciplinare il programma della notte del liceo classico organizzata dal “Vittorio Emanuele II” di Jesi lo scorso 11 gennaio. Un’iniziativa nazionale a cui la scuola jesina ha aderito quest’anno per la seconda volta, proponendo conferenze, concerti e rappresentazioni teatrali, non solo in greco e latino, ma anche in lingua inglese (a cura dei docenti Graciotti e Mosca). Tra i temi proposti quelli attuali della concezione di “straniero” e delle fake news, con interessanti parallelismi tra mondo antico e contemporaneità. Ad essere coinvolti sono stati in primis gli studenti e i docenti, ma anche ex alunni del liceo, come per il concerto del Maestro Saverio Santoni, organista e compositore di fama internazionale.

Numerose le mostre: quelle d’arte a cura della professoressa Lucia Zannini e dell’associazione Speiro, le video art di Stefano Agostini e Stefano Grilli, i cortometraggi di Andrea Gianfranceschi e Andrea Basili dell’Accademia di Belle Arti di Macerata dal titolo Chronotrip e Incompiuto e l’esposizione di monete greco-romane realizzate con stampante 3D dalle classi della professoressa Maria Giuseppina Sbarbati.

Il ritorno alla classicità passa anche attraverso usi e costumi. Spazio è stato dato infatti anche all’arte culinaria, con la proposta di una degustazione di pietanze e ricette tipiche greche e romane (tratte dal De re coquinaria di Apicio), a cura del professor Luca Giancarli e dei suoi studenti.

Non sono mancate letture di testi greci, ma anche lecturae Dantis da parte degli studenti della professoressa Paola Giombini e una lezione multidisciplinare su costellazioni e mitologia dei docenti Enrico Baldoni e Patricia Zampini. Queste le parole della docente Zampini: “Tantissimi sono gli spunti interdisciplinari, soprattutto nell’Ellenismo, quando nascono le scienze. Aristarco di Samo è stato il teorico del sistema eliocentrico, Eratostene era matematico, astronomo e poeta, una specie di Leonardo da Vinci greco.

La separazione scienza-umanesimo è un idealismo del nostro tempo. Come docenti del liceo classico siamo custodi di una vera tradizione, perché si tratta dell’unica scuola dove la cultura antica viene insegnata a non specialisti. Ed è importante insegnare che esiste un’unità del sapere, per guardare alle singole cose non come isole, ma come risultato di un cammino dell’umanità nella storia”. E sul tema dello straniero: “Nell’antichità c’erano gli stessi due atteggiamenti di ospitalità e rifiuto. Lo xènos era lo straniero, ma anche l’ospite. Una persona potenzialmente sospetta, ma che, se disposta ad essere supplice, può persino diventare un protetto da Zeus. C’è sempre ambivalenza: in latino l’hostis è l’ospite, ma più tardi diventa il nemico e con l’editto di Caracalla, nel 212, la cittadinanza viene estesa a tutti tranne ai barbari (cioè coloro che non parlavano il greco)”.

Il teatro ha dato spazio al classico latino, con una riduzione della Casina di Plauto, a cura della professoressa Patrizia Taglianini. Il regista Gianfranco Frelli descrive così lo spettacolo: “È stato il risultato di 30 ore di laboratorio realizzato a scuola tra dicembre e gennaio: la scelta di Plauto è legata al suo scrivere per puro divertimento. Lo scopo, anche nostro, era ridere per far ridere. Volevamo fare qualcosa di disimpegnato, ma comunque impegnativo perché l’opera è datata”.

Sono andati in scena anche I promessi sposi, attraverso la drammatizzazione di alcune pagine dei primi 8 capitoli. I protagonisti sono gli studenti della 1^ A. La loro docente, Margherita Bellocchi, ne parla così: “Farli appassionare al romanzo è stata la cosa più importante. In classe punto molto sulla lettura espressiva ad alta voce e i ragazzi sembrano averla assorbita, tanto che a fine novembre è stata lanciata l’idea di una rappresentazione. Hanno lavorato in totale autonomia, dall’elaborazione del copione alla divisione dei ruoli, fino a costumi e trucco. Per me è stato importante lasciar loro libertà d’espressione. Mi sono limitata magari ad aggiungere delle trovate sceniche, ma per il resto li ho guardati lavorare dall’esterno”. Sul riscontro didattico e di pubblico dice: “È stato ottimo. Tra il pubblico c’è stato anche chi m’ha detto ‘ho voglia di rileggerli’. I promessi sposi si prestano molto alla drammatizzazione perché sono pieni di dialoghi ed è stato bello farne venir fuori la vena comica, la visione ironica che nel testo c’è, ma spesso viene dimenticata”.

Angela Anconetani Lioveri
(“Voce della Vallesina” – Jesi)