Tra le tante figure che rendono orgoglio alla città di Acireale, troviamo l’idrografo Aldo Monaca, fondatore dell’azienda “Oceans & Cables”. Con la sua proverbiale sobrietà e il suo carattere affabile ed umile, ci ha concesso un vero e proprio excursus in merito agli studi sulle acque del globo e alla loro rilevanza in ambito scientifico, comunicativo, economico e geopolitico.
Monaca, partendo da zero, può spiegarci a grandi linee cos’è l’idrografia?
Risulta più facile spiegarlo partendo dal metodo. La superficie del mare è costituita da infiniti punti. Prendendone in esame uno, grazie all’idrografia è possibile dire cosa si trova al di sotto di esso: quanto dista il fondale, di che tipo di fondale si tratta e ancora moltissimi altri dati.
Il tutto con una precisione assoluta. Difatti, più che una singola disciplina, sarebbe più opportuno considerarlo un topic multidisciplinare a tutti gli effetti: include matematica, fisica, geometria, bioelettronica. Inoltre, ti permette anche la cosa più banale e più semplice, che è anche il motivo per cui è nata, ovvero di navigare in sicurezza. Ciò sarebbe impossibile senza conoscere l’idrografia, cioè il fondo del mare. Certo, magari ai tempi ci si avventurava, ma oggi, senza una carta nautica, dove vai?
Che impatto ha avuto l’evoluzione tecnologica in tale ambito?
Considera che ai tempi si utilizzava il fondo di un tronco (plumbum de profundis), con piombo palmato, a volte anche terracotta, al di sotto del quale si metteva della cera o del grasso, che veniva poi gettato in mare. Si misurava dunque la lunghezza della cima per accertare la profondità del fondale. Una volta ottenuto questa prima misura, si risollevava e si osservavano i resti rimasti appiccicati sul fondo dell’ancora per capire che tipo di fondale fosse. Tutto estremamente manuale come si può ben capire. Adesso, invece, grazie all’impiego delle ultime innovazioni, è tutto digitalizzato, accurato e avanzato. Il ché rende decisamente più sicura la navigazione, ma non solo.
L’idrografia assume infatti anche altri ruoli, d’imprescindibile importanza di questi tempi: ce ne può parlare?
Ti permette di posare i tubi che portano gas, petrolio, e via dicendo, che rientrano nelle cosiddette SLOC (“Sea Lines Of Communications”). In tale ottica, la Sicilia è un hub molto potente. Grazie alla sua posizione, è un perfetto centro di smistamento, da cui passano cavi provenienti dall’America, dall’Arabia, fino ad arrivare in India, in Australia…Per farla breve, fa “da snodo” per le comunicazioni di tutto il mondo. Per questo, specialmente al giorno d’oggi, il fondale marino è diventata una risorsa incredibile ed ha una grande importanza energetica, strategico-militare. Insomma, il futuro del nostro mondo è nelle nostre acque, ancora in gran parte sconosciute, in mezzo alle quali circolano praticamente tutti i beni che usiamo quotidianamente.
Da questo settore, passano anche importanti decisioni in ambito geopolitico, giusto?
In tal senso, per eseguire qualsiasi tipo di operazione, la conoscenza idrografica è necessaria. A livello geopolitico è importante perché poi ogni Stato la vede diversamente su quelli che sono i confini legati alle acque: la scienza è l’unica che può e deve chiarire eventuali diatribe, per far sì che successivamente si possa prendere una decisione politica. Certo, alla fine prevalgono altre logiche e contano altre dinamiche, ma siamo comunque noi a dare delle indicazioni tecniche.
Monaca, approfondendo il lato personale, qual è stato il suo percorso? Cos’è la Oceans & Cables?
Ci sarebbero tante cose da raccontare, ma alla fine tutte le “sliding doors” della vita mi hanno portato qui. Ho sempre avuto il pallino di fare impresa. Dopo la laurea, tutte le occasioni sono arrivate una dopo l’altra: ne sono passate tante dal primo imbarco su una nave posa cavi. Non è difficile immaginare come, intorno agli anni 90, fossimo davvero in pochi a sapere cosa fosse l’idrografia. Poi negli ultimi anni ho deciso di dedicarmi interamente al settore dei cavi sottomarini.
Grazie a questo lavoro, ho fatto tante esperienze in giro per il mondo: ho toccato Pechino. Hong Kong, Kuwait, Abu Dhabi, Dubai, Cuba, Spagna, Portogallo, Inghilterra, Danimarca, Norvegia. Alcuni dipendenti della mia società, la Oceans & Cables, hanno girato anche l’Africa. Come suggerito dal nome, ci occupiamo sia dell’aspetto idrografico che del suo impiego nell’ambito dei cavi sottomarini. Un connubio molto rilevante.
Per un periodo è stato anche insegnante d’idrografia, vero?
Per la precisione la disciplina che insegnavo era Navigazione, ma per il momento non più. Un po’, però, ammetto che l’ambiente mi manca, specialmente i ragazzi. Erano molto interessati verso la mia materia. Sono felice di essere rimasto in contatto con alcuni di loro. C’è chi si trova imbarcato in giro per il mondo, addirittura dai Caraibi. Ogni tanto mi mandano qualche messaggio e ci si aggiorna. Fa sempre piacere. In fin dei conti, è questo rapporto quel che resta maggiormente.
E’ stato presidente della Hydro23: di cosa si trattava e dove?
Nel mondo c’è una federazione che accomuna tutte le associazioni idrografiche: l’IFHS (International Federation of Hydrographic Societies). Questa include praticamente ogni Stato: Sudafrica, Belgio, Australia… Ogni anno, una di queste nazioni viene delegata per organizzare l’Hydro, un congresso internazionale nel quale riunirsi. Per l’edizione del 2023, il testimone era passato all’Italia, più in particolare a Genova, che ha ospitato la conferenza dal 7 al 9 novembre. Una volta ideati i topic principali da affrontare, i vari enti ed istituzioni hanno preparato una demo e altri materiali a essi affini.
Qual è stato di preciso il suo ruolo all’interno di quell’edizione?
Il mio ruolo è stato quello di presidente dell’evento. Nell’organizzazione, ci siamo valsi anche la partecipazione di grandissime aziende, molto rilevanti a livello globale. Il ché ci ha aiutato ad innalzare il livello di prestigio della nostra associazione, l’IHS (“Italian Hydrological Society”), agli occhi di quelle estere.
Oltre il successo di Hydro23, quali saranno le prossime tappe?
Ricordo che abbiamo affrontato non poche difficoltà, ma il riscontro fu assolutamente positivo. Paradossalmente, l’evento ottenne più risonanza mediatica all’estero piuttosto che all’interno dei nostri confini nazionali. In ogni caso, possiamo essere fieri e soddisfatti di essere riusciti ad ospitare questo evento in Italia. Era già da molti anni che ci candidavamo. Quell’anno, per la prima volta in assoluto, ci hanno finalmente dato fiducia. Speriamo possa accadere nuovamente in futuro. Intanto, nel 2024 siamo stati a Rostock, in Germania, mentre nel novembre 2025 prossimo saremo a Liverpool, in Gran Bretagna.
Mario Agostino

