Acireale / “La Via del barocco” così ricca di eventi da rischiare la dispersione

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Domenica 21 settembre si è conclusa “La via del barocco”, manifestazione in tre giorni volta alla riscoperta dell’arte barocca e della vocazione artigianale della via Dafnica di Acireale.
In tale occasione, le storiche chiese della strada, cioè la chiesa di Gesù e Maria e quella di Santa Venera con chiostro annesso, sono state riaperte al pubblico.
Gli eventi, fra estemporanee d’arte, conferenze, concerti musicali e spettacoli sono stati innumerevoli. La maggior parte di essi avevano come oggetto la conoscenza del patrimonio artistico, quindi la profonda consapevolezza storica che ci permette di comprenderlo.

Assieme a conferenze e concerti, si è dato ampio spazio all’artigianato, anima della ricchezza e dello sviluppo di Acireale, a cominciare proprio dai quartieri popolari. Ad esempio, nel collegio Santa Venera  si è avuta l’apertura  della bottega degli artigiani. Poi un’estemporanea di opere scultoree, sempre nel cortile della chiesa Santa Venera, patrocinata da Kappa Diem. Tra le tante manifestazioni, ne ricordiamo alcune.

carretto nella chiesa di Santa venera
Carretto di Aci Sant’Antonio nella chiesa di Santa venera

La via del barocco tra conferenze e spettacoli

Nella chiesa di Santa Venera, il giorno dell’apertura, è stata presentata l’iniziativa de “La Voce dell’Jonio” che si concretizzerà con la pubblicazione di una raccolta di racconti ispirata all’anima popolare di Acireale. Ne hanno parlato i giornalisti Mariella Di Mauro e Giuseppe Vecchio, collaboiratrice e direttore del giornale.

Subito dopo, si è tenuta la conferenza titolata “Da strada dafnica a strada regia a strada mastra”, con introduzione di Giuseppe Lagona e relazioni degli studiosi ingegnere Angelo Borzì e dott. Giuseppe Contarino.
L’incontro a più voci ha ripercorso l’importanza della via Dafnica quale arteria di collegamento tra Acireale e Catania, datando la sua nascita intorno al 1580 e identificandola come uno dei primi luoghi abitati della città.

Angelo Borzì ha puntualizzato sull’origine del nome Dafnica che, ha detto “non si riferisce alla ninfa Dafne inseguita da Apollo, immortalata da Gian Lorenzo Bernini, bensì deriva dal pastore Dafni, che tra le altre cose era pure musico. Il quale, accecato da una dea per gelosia, dopo si suicidò trasformandosi nella rocca di Cefalù”.

La prima serata è volta alla fine con il concerto “Note d’amore” del maestro acese Sebastiano Grasso; serata condotta da Rita Vinciguerra, impegnata anche in altri appuntamenti del cartellone.

Concerto note d'amore
Concerto note d’amore

Le manifestazioni del 20 settembre

La giornata di sabato 20 settembre è stata la più ricca e culturalmente significativa di tutto il programma.  Nella chiesa di Santa Venera, nel pomeriggio, si è svolto il dibattito su “Antichi mestieri: dai liutai ai maestri del ferro” con il professor Matteo Licari, il professor Renato D’Amico e il maestro Salvo Troina. Moderatrice è stata la dott.ssa Silvana Cardì, presidente di “Sicilia Antica” di Acireale

Sempre nel dopopranzo, Vincenzo Serra ha illustrato ai cittadini, in un serio percorso guidato, la storia dei palazzi e dei collegi.
L’acme della serata si è raggiunta con il concerto barocco eseguito dall’ “Ensemble harmonie des fleurs”.
La musica è stata divisa in due sezioni: il giardino italiano e il giardino inglese. Nella prima sezione la cembalista Rosaria Politi ha eseguito fughe di Frescobaldi e il tenore Francesco Renna ha cantato arie del repertorio barocco. Ma oltre al clavicembalo, anche il traversiere della maestra Anna Spoto e un tamburo d’epoca percussionato da Giuseppe Valguarnera.

Silvana Cardì e Salvo Troina
Silvana Cardì e Salvo Troina

Le prime arie e sonate in linguaggio musicale splendidamente italiano hanno ceduto il passo alle arie inglesi di Henry Purcell. Un bis, urlato dal pubblico, ha concluso, anzi conchiuso come scrivevano i poeti barocchi, il concertare.
La serata è finita con la rassegna poetica “Benvenuta poesia”.

La conclusione il 21 settembre

Domenica 21 settembre a mezzodì la premiazione dei partecipanti fra “artisti” e poeti. A seguire, nel pomeriggio, una riflessione su “I fiori nell’arte barocca” con lo scultore Placido Calì ed Emilia Crimaldi.
“I fiori nell’arte barocca rappresentano la bellezza e la purezza delle forme– ha sottolineato la Crimaldi. Ma hanno anche un valore simbolico: il tempo che, come il rifiorire e l’appassire dei fiori, passa e nel passare si rinnova”.

Poi un altro concerto barocco in quel salotto che è piazza Pasini. E, con lo spettacolo dell’opera dei pupi “La giostra di Argalia”, della compagnia “Thalia”, nel chiostro del collegio Santa Venera, la ricchissima manifestazione è giunta al termine.

Il festival era pieno di attività, tante che non tutte si son potute gustare. Vi si è inserito un po’ di tutto, dalla fiera del baratto a coreografie da ginnastica artistica. Siamo d’accordo con la cultura popolare, ma senza correre il rischio di tradire lo spirito della manifestazione.


Giosuè Consoli