I rintocchi della Campana della vita a iniziativa di mons. Antonio Suetta, vescovo della Diocesi Sanremo-Ventimiglia (ns. articolo del 2 gennaio), riecheggiano in tutto il paese… a risvegliare coscienze talora da troppo tempo sopite e trovano sintoniche adesioni in parrocchie di altre diocesi.
Di contro, non accennano a placarsi le proteste di comitati e movimenti che con eufemismo potremmo definire a vocazione laicista (rectius: anticristiana), per una presunta turbativa dei diritti delle donne; per i quali l’iniziativa lederebbe principi di libertà e auto determinazione costituzionalmente garantiti, che sarebbero trasfusi nella (infausta) legge 194/197 sull’aborto, definita come una legge femminista.
Esse si rivelano viziate nei loro presupposti da un vulnus sotteso a un approccio alla questione frutto di un retaggio ideologico, ma avulse da una lettura obiettiva della sua effettiva e drammatica realtà. Le loro illazioni se censurabili sul piano etico e antropologico, lo sono ancor prima sul piano giuridico.
La Legge in sé non può essere femminista o maschilista; nordista o sudista; modernista o misoneista. La legge deve essere sintonica al Diritto Naturale e alla Costituzione che proprio in ambito di famiglia e quindi di rapporti tra genitori e figli, lo richiama espressamente all’art. 29 e quindi pure ai seguenti.
La vita del concepito deve essere sempre tutelata

In ragione del quali la vita del concepito dovrebbe sempre tutelarsi, come per qualsiasi essere umano. Cercare poi di suffragare la legittimità dell’aborto col diritto alla salute, non sta né in cielo né in terra.
Qui si opina della liceità e prima ancora della eticità dell’aborto volontario. E se la nascita di una vita non è certo una patologia, la sua soppressione non può essere la terapia. Altri in passati non troppo remoti, in questo continente, hanno praticato l’eliminazione di bimbi indifesi da parte di medici. L’Europa, che smarrisce le radici cristiane, sembra volere sprofondare nello stesso baratro di orrore.
Si sostiene poi che la legge sull’aborto non riguarda solo le donne ma pure gli uomini, alias i padri.
Il che è vero; ma per profili opposti a quelli ipotizzati. Infatti sarebbe proprio la cancellazione della legge invece a poter garantire la tutela dei loro diritti di genitori, in quanto non esclusivi della madre.
La Corte di Cassazione ha riaffermato il principio mutuato dal diritto naturale, di tutela del rapporto affettivo dei genitori, equivalente tra padre e madre, con la vita del concepito. E quindi l’inviolabile sua natura di persona umana. Se in gravidanza è già figlio, non può essere eliminato. La madre non è più attrice unica del destino della vita che porta in grembo, la cui tutela andrebbe riformulata ex novo. Di conseguenza viene meno l’intero impianto della 194 e si rimette in discussione il diritto a abortire.
La campana della vita legittima i diritti del nascituro e della madre

Ampliando poi il respiro del vaglio di legittimità della iniziativa della campana della vita, le ragioni di confutazione alle proteste richiamano ulteriori prerogative riconducibili a valori non negoziabili. La prima, il diritto inviolabile del nascituro, alla vita. La seconda, quello della madre, in momenti certo impegnativi ma pure così assai preziosi della sua vita, a una prossimità spirituale oltreché psicologica.
Profili etici già di per sé, non solo tali da suffragare l’iniziativa, ma pure a sollecitarne la diffusione.
Essa, infatti, non lede alcun diritto e si basa proprio su dei principi giuridici di rango costituzionale.
Ci si riferisce, oltre che agli articoli 2, 3, 7 e 8 della Costituzione, nel dettaglio, all’articolo 2 del Concordato, a mente del quale “la Chiesa cattolica ha la piena libertà di svolgere la sua missione pastorale, educativa e caritativa, di evangelizzazione e di santificazione. In particolare è assicurata alla Chiesa la libertà di organizzazione, di pubblico esercizio del culto, di esercizio del magistero”.
Ora seppure alcune clausole dei Patti Lateranensi sono state oggetto di modifiche, deve ritenersi, per orientamento prevalente, che la successiva promulgazione della Costituzione li abbia implicitamente elevati o comunque presupposti a rango di norme costituzionali o norme costituzionalmente garantite.
L’aborto è l’omicidio di un essere umano indifeso
Mutatis mutandis, ciò che si è similmente ritenuto in passato su gli statuti speciali di regioni, approvati prima del 1948. E ora, con l’improvvida definizione di norme super primarie, per i regolamenti UE.
Indi a stretto rigore giuridico l’esatta caratterizzazione dell’iniziativa si pone in senso opposto a quello preteso dai dimostranti, poichè pienamente legittima. Essa sì, ispirata a norme di rango costituzionale.
Capisco che possa essere pure un bel diversivo ritrovarsi in piazza con striscioni e megafoni, ma vista pure l’età di molti manifestanti, sarebbe corretto prima di lanciarsi in proclami intemerati… studiare!
L’aborto è l’omicidio di un essere umano indifeso; cosi va definito nella sua essenziale brutale natura.
Risuonino così all’unisono le campane in tutti i campanili d’Italia, a tutela della vita e della sua difesa.
Giuseppe Longo
