Confederex / “Speriamo che sia femmina”, le donne nel volontariato culturale

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incontro Confederex, foto di gruppo

Nei locali dell’Istituto “San Benedetto” di Acireale, retto dalle Figlie di Maria Ausiliatrice, ha avuto luogo  domenica 15 marzo, la quarta edizione dell’incontro “Speriamo che sia femmina. Esperienze in cammino”. L’evento era organizzato dalla Confederazione Italiana delle associazioni di ex alunni ed ex alunne della scuola cattolica, nota con la denominazione “Confederex”, nella sua articolazione regionale, con le sedi di Acireale e Palermo. E coordinata da Gianfrancesco Sciuto, sotto la guida spirituale di padre Salvatore Alberti della congregazione dei Padri Filippini.

Gianfrancesco Sciuto presidente Confederex
Gianfrancesco Sciuto, presidente Confederex

Presente, in collegamento di Milano, Deborah Lattuada, segretaria nazionale della Confederex che ha manifestato il suo apprezzamento per l’iniziativa. L’occasione è quella dettata dal calendario laico, ossia la Giornata Internazionale della Donna che ricorre l’8 marzo, frettolosamente nota come “festa” della Donna. Ma che, a ben vedere, riveste un richiamo assai provocatorio, per le comunità civili ed ecclesiali, verso il livello di consapevolezza del riconoscimento del ruolo della donna nelle società democratiche.

Incontro Confederex / La presenza femminile nel volontariato culturaleIncontro Confederex, Sala

Il focus scelto dalla Confederex è stato quello della presenza femminile nel volontariato culturale. E’ il caso di ricordare, come ci indica il secondo comma dell’art. 4 che la donna, in quanto cittadina, insieme all’uomo, «ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società». Parole che invitano, a quasi 80 anni di distanza, a riflettere sulla presenza delle donne nel mondo del lavoro specie nelle carriere artistiche, accademiche, scientifiche.

Nel corso della vivace mattinata, si sono alternate, presentate da Agata Motta, formatrice e poetessa, voci di donne con esperienze diversificate per biografie personali. Ma accomunate dal medesimo entusiasmo che deriva da una attività di volontariato che si prende cura dei bisogni spirituali delle persone, che magari non hanno avuto la possibilità, nel corso della loro vita, per svariati motivi, di coltivare le “scienze umane”, l’arte, la musica, la danza, la letteratura, il teatro, senza escludere l’interesse per le “scienze della natura”.

Daniela Greco e Gesuele Sciacca esprimono in suoni i versi poetici
dei classici

le relatrici. da sx Lella Costa,Daniela Greco e Rosa Maria Garozzo
Le relatrici. Da sx Lella Costa, Daniela Greco e Rosa Maria Garozzo

Daniela Greco, da un ventennio ha scoperto, insieme al marito Gesuele Sciacca, la passione per la musica, che esprime attraverso il talento della voce. Insieme esprimono un volontariato culturale attraverso l’organizzazione di spettacoli con la caratteristica originale di saper tradurre in suoni le parole poetiche dei grandi classici, da Dante a Foscolo, Ungaretti, Quasimodo, Rodari. Esercitando così una funzione di divulgazione e formazione rispetto alle più diverse categorie sociali, bambini, anziani, giovani carcerati, malati. E applicandosi anche alla stimolante pratica della musicoterapia.

Le testimonianze di Lella Costa e Rosa Maria Garozzo si sono ritrovate in sintonia nel servizio da loro espletato presso l’Università Popolare di Acireale. Nata nel 1998, è dedicata alla memoria del noto teologo acese don Giuseppe Cristaldi, attivo presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Il volontariato culturale di Lella Costa e Rosa Maria Garozzo

Lella Costa
Lella Costa

Lella Costa, in particolare, da vicepresidente, ha testimoniato l’energia profusa nei 65 corsi previsti dall’Università popolare. Corsi che offrono uno spazio unico in grado di accogliere delle persone, 230 nel presente anno accademico, con le loro diverse storie personali. Storie connotate anche spesso dalla condizione della solitudine che, specie dopo l’esperienza della pandemia, ha lasciato strascichi che stentano ancora ad essere sanati del tutto.

Proprio nella pandemia, Rosa Maria Garozzo, rientrata ad Acireale dopo un lungo periodo fuori sede, ha potuto sperimentare la scoperta della gioia nel servizio, ideando una straordinaria iniziativa di solidarietà, nota come “Acireale dona”, sostenuta convintamente dalla diocesi e dall’amministrazione comunale.
Nella sua testimonianza è emerso il valore della gratuità non solo verso i destinatari dell’opera di volontariato ma anche verso la comunità cittadina. E verso il patrimonio culturale che viviamo spesso come spettatori piuttosto che attori, ossia come cittadini consapevoli.

L’attività della Garozzo nel FAI

Rosa Maria Garozzo
Rosa Maria Garozzo

Nell’attività del FAI, condotta dalla Garozzo, tale finalità emerge chiaramente. Anche in questo contesto il volontariato culturale assume un valore insostituibile che può anche sollecitare, in taluni casi, le iniziative di tutela del patrimonio culturale e ambientale che devono essere espletate dalle istituzioni.

Dal dibattito in sala è arrivata la sollecitazione a promuovere il volontariato culturale presso i giovani, specie dai 18 anni in poi. In modo da allenare la capacità del servizio, un termine che si rivolge alle necessità dell’altro decentrando l’attenzione sull’ego.
La dimensione femminile, attraverso il volontariato, illumina dunque le zone d’ombra della diseguaglianza economica e spirituale sempre più presente nella nostra società tecnologicamente avanzata.

Non sono mancati quindi gli interventi di critica della società attuale che non riconosce la voce dissonante dei poeti. Definiti nella felice metafora della poetessa Lina Palmieri, le “Cassandre sperdute” che con la loro visione onirica ci invitano a superare l’opacità della vita quotidiana immersa nelle logiche dell’egoismo e del tornaconto personale.

Incontro Federex / La critica del patriarcato

Non è mancata la critica del patriarcato, espressa nel grido poetico della “preghiera”, declamata da Agata Motta. Come denuncia della violenza ad opera del maschio possessivo che arriva ad annullare la vita delle donne, viste come antagoniste in quanto soggetti capaci di autodeterminarsi. Donne deluse, tradite dall’uomo di cui si fidavano. Come nella vicenda della bellissima Lorelei, evocata nella struggente lirica di Heine del 1820, musicata dal duo Sciacca-Greco nel loro intervento conclusivo.
Ancora una volta spicca una donna umiliata, che soffre a causa di un uomo che non la rispetta. Ma che è capace però di sublimare la sua sofferenza attraverso il canto.

Un incontro dunque polifonico che ha saputo stimolare l’attenzione e la partecipazione attiva del pubblico individuando anche la necessità di costruire percorsi di conoscenza e collegamento tra le diverse realtà locali del volontariato che vedono protagoniste le donne.

Marinella V. Sciuto