Interviste siciliane – 57 / Don Vincenzo Arcidiacono, scienziato, e ricercatore del senso ultimo dell’universo

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collegio dei gesuiti sant'ignazio, Messina

Per questa intervista è venuto a trovarci don Vincenzo Arcidiacono (Acireale, 30 novembre 1910 – Messina, 11 gennaio 2001), figura straordinaria del Novecento italiano ad Acireale: gesuita, scienziato, filosofo e instancabile ricercatore del senso ultimo dell’universo. Attraverso le sue parole ripercorriamo la sua vita, dalla nascita fino agli ultimi anni, in un dialogo che intreccia memoria, spiritualità e sapere.

Bentornato, don Vincenzo Arcidiacono. Partiamo dall’inizio: ci raccontate la vostra infanzia?

Sono nato ad Acireale il 30 novembre 1910, da Francesco e Agata D’Agostino, in una famiglia che potrei definire fortunata, ricca non tanto di beni materiali, quanto di cultura e valori. Mio padre era professore di scienze naturali e in casa si respirava amore per il sapere. Sin da piccolo fui circondato da libri, discussioni, curiosità. La religione, poi, non era un obbligo, ma una presenza viva e naturale. Mia sorella Nerina si dilettava a scrivere poesie; i miei fratelli gemelli, Giuseppe e Salvatore, che ha già intervistato, sono diventati l’uno fisico-matematico, l’altro chimico-biologo.

Biblioteca Zelantea
Padre Arcidiacono collaborò con l’Accademia degli Zelanti e dei Dafnici

Quando avete capito che la conoscenza sarebbe stata il filo conduttore della vostra vita?

Molto presto. Da adolescente ero attratto da tutto: letteratura, filosofia, lingue antiche e moderne. Ma soprattutto dalle scienze, disciplina molto amata da mio padre, trasmettendo la sua passione ai figli. Ricordo ancora il fascino che provavo osservando il cielo stellato. In quelle notti silenziose intuivo che l’universo non era solo materia, ma mistero. Da lì nacque il desiderio di capire.

Avete avuto una formazione scientifica importante, che respiravate quotidianamente in famiglia. Come si è sviluppata?

Ho studiato ingegneria industriale all’Università di Palermo, laureandomi l’11 novembre 1938, discutendo la tesi Motore Junkers a cicio-diesel vdoce. Fu un traguardo significativo, ma anche un punto di svolta. Proprio nello stesso giorno decisi di entrare nell’Ordine della Compagnia di Gesù. La mia vocazione religiosa era maturata lentamente, ma con fermezza. Negli anni ’30, studente universitario, mi iscrivo all’Associazione acese della FUCI per poi divenirne presidente.

Dopo l’ingresso nell’ordine Gesuita, come è proseguito il vostro percorso?

Ho compiuto gli studi filosofici e teologici e sono stato ordinato sacerdote nel 1945. In seguito ho insegnato discipline scientifiche agli studenti di filosofia e ho continuato a studiare. Nel 1953 ho conseguito una seconda laurea in Filosofia della scienza a Roma.

E parallelamente avete svolto attività scientifica.

Sì, sono stato direttore dell’Osservatorio sismico-meteorologico di Messina per molti anni. Mi occupavo di sismologia e osservazione dei satelliti. Era un lavoro che univa rigore e meraviglia: studiare i fenomeni naturali e, allo stesso tempo, contemplarne la bellezza. Nello stesso anno sono nominato docente di Quaestiones scientificae in lingua latina presso la Facoltà Pontificia Università Gregoriana di Roma.

Avete scritto numerose opere. Qual era il vostro obiettivo principale?

Cercare un dialogo tra scienza e fede. Nei miei libri ho affrontato temi come l’origine dell’universo, l’evoluzione, la struttura della materia. Ma non volevo solo spiegare, volevo mostrare che dietro l’ordine del cosmo si intravede una razionalità superiore. Nel 1958 pubblico la mia opera Come si evolvono i cieli in due volumi con la quale ottengo nel 1960 il Premio della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

collegio dei gesuiti Messina
Padre Arcidiacono mori nel collegio dei Gesuiti a Messina, oggi Ignatianum

Possiamo dire che vedevate la scienza come un cammino verso Dio?

Esattamente. Più si conosce il creato, più si intuisce la presenza di un Creatore. Non è una dimostrazione matematica, ma una percezione profonda, che nasce dall’armonia delle leggi naturali.

La vostra attività non si limitava all’insegnamento e alla scrittura.

Ho tenuto conferenze, scritto articoli, intrattenuto corrispondenza con studiosi di tutto il mondo. Il confronto è essenziale, la verità non si impone, si costruisce insieme.

 Don Vincenzo Arcidiacono, negli ultimi anni della vostra vita, cosa occupava maggiormente i vostri pensieri?

Continuavo a studiare e a scrivere. Anche in età avanzata sentivo viva la sete di sapere. Ho lavorato a opere di riflessione religiosa e a scritti più personali, come memorie e raccolte di pensieri. La vita è un percorso, e ogni tappa ha qualcosa da insegnare.

Per la vostra assidua e intensa attività di docente e saggista, siete stato nominato socio da prestigiose accademie italiane.

Alla Tiberina e dei 500 di Rom. Quella a cui sono stato sempre legato è l’Accademia degli Zelanti e dei Dafnici, dove ho collaborato assiduamente alla rivista Memorie e Rendiconti, con pubblicazioni che riguardavano i miei temi di studio e ricerca.

Il padre gesuita morì a Messina presso il collegio dei Gesuiti, oggi Ignatianum.

Marcello Proietto