Ascensione del Signore / Scompaiono antichi riti, testimonianze di fede

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Ascensione del Signore

Domenica prossima, 17 maggio, la Chiesa ci invita a celebrare la solennità dell’Ascensione del Signore. La festa ci ricorda il ritorno di Gesù al Padre, quaranta giorni dopo la Pasqua. Racconta l’evangelista Luca, cap. 24, 50-53: “Poi Gesù condusse fuori i discepoli verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio”.

Si tratta di una delle solennità più antiche della tradizione cristiana. Le prime testimonianze risalgono al IV secolo, quando la festa iniziò a essere inclusa nel calendario liturgico. Da allora, la tradizione di celebrare la salita di Gesù al cielo si è diffusa in tutto il mondo cristiano, assumendo varie forme e adattandosi alle diverse culture.

Prima dell’abolizione delle festività infrasettimanali (1977), la festa cadeva esattamente 40 giorni dopo la Pasqua, e veniva di giovedì. In seguito alla soppressione è stata posticipata alla domenica successiva.

Un antico rito dell’Ascensione del SignoreAcqua dell'Ascensione con petali di rosa

Accanto alla liturgia ufficiale, il popolo cristiano ha custodito per secoli anche piccoli riti domestici, semplici ma ricchi di significato. Tra questi, uno dei più suggestivi è certamente quello dell’“acqua dell’Ascensione”.

Fino a pochi decenni fa, in molte case, la sera della vigilia si preparava una bacinella colma d’acqua fresca, nella quale si immergevano petali di rose e fiori profumati. E la si lasciava sul balcone o sul davanzale della finestra per tutta la notte. Secondo l’antica devozione popolare, a mezzanotte Gesù, ascendendo al cielo nella gloria del Padre, accompagnato dagli angeli, benediceva quell’acqua.

Al mattino, tutta la famiglia si lavava il viso con l’acqua benedetta, facendo il segno della croce e recitando una preghiera. Era un gesto di purificazione, di protezione e di affidamento, ma anche un modo concreto per sentire la presenza del sacro nella vita quotidiana.

Recuperare gli antichi riti è custodire la memoria dei padri

Queste tradizioni, tramandate dai nostri nonni e dai nostri genitori, raccontano una fede vissuta con semplicità e profondità. Non erano frutto di superstizioni, ma segni carichi di religiosità: l’acqua richiamava il battesimo e la grazia divina; i petali di rose evocavano la bellezza della creazione e la gioia della resurrezione; la notte dell’Ascensione diventava così un ponte tra la terra e il Cielo.

Oggi molte di queste usanze rischiano di essere dimenticate eppure conservano ancora una grande forza simbolica. Ci ricordano che la fede non vive soltanto nelle chiese, ma anche nelle case, nei gesti quotidiani, nelle tradizioni familiari che uniscono generazioni diverse. Un piccolo gesto che aveva la capacità di consegnare a tutti, in particolare ai più piccoli, il significato di questa festa.

Recuperare questi antichi riti significa custodire la memoria dei nostri padri e riscoprire un modo più autentico e umano di vivere le feste religiose: con raccoglimento, gratitudine e speranza.

                                                                   Giovanni Centamore