Piano Casa / Le risposte del Governo all’emergenza abitativa

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Il nuovo piano casa rappresenta oggi la risposta necessaria all’emergenza abitativa, uno dei problemi più sentiti dalle famiglie italiane, un dato di fatto assodato. Negli anni, vari governi hanno cercato di affrontare la questione. Ad esempio, ricordiamo il famoso Piano Casa INA-Casa del 1949 voluto da Amintore Fanfani o la legge 167 del 1962 che introdusse i Piani di zona per l’edilizia economica e popolare. Ma ci fu anche il piano casa del governo Berlusconi del 2008-2009, dove si introdussero procedure semplificate per la costruzione di nuove abitazioni. Fino ad arrivare al piano casa del governo Renzi. Nel 2014 mise a terra un piano di 2,1 miliardi di euro per il recupero di alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica (ERP).

Piano Casa / I dati dell’emergenza abitativa

Nonostante negli anni i governi che si sono susseguiti abbiano intrapreso qualche misura per alleviare il problema, di fatto oggi l’emergenza abitativa persiste nel nostro paese. Come testimoniano i dati nell’anno 2023, nelle grandi città il rapporto tra stipendio netto e affitto ha superato quello che da molte parti è ritenuto l’indice di sostenibilità pari al 33% della retribuzione. Di fatto l’affitto per essere sostenibile non dovrebbe superare un terzo del reddito netto di un lavoratore, che in Italia si attesa circa sui 1.500€ mensili. Purtroppo nelle grandi città questo indice è stato superato anche di molto: mediamente al 36% a Roma e al 47% in città come Milano.

Piano Casa / La strategia del Governo Meloni all’emergenza abitativa

Per cercare di lenire almeno in parte questa esigenza, il Governo Meloni ha messo mano ad una proposta di Decreto Legge. Questa contiene misure straordinarie ed urgenti per favorire la realizzazione e la valorizzazione di interventi di edilizia residenziale pubblica, sociale destinati alla vendita o locazione a prezzo calmierato. Gli interventi sono finalizzati specialmente per fornire una risposta abitativa ai giovani, agli studenti universitari, ai lavoratori fuori sede, alle giovani coppie, ai genitori separati anche tramite progetti di co-housing.

emergenza abitativa piano casa meloniIl governo ha messo in campo 970 milioni di euro. 116 milioni stanziati nel 2026, 166 milioni nel 2027, 178 milioni nel 2028, 180 milioni nel 2029 e 230 milioni nel 2030. Il decreto prevede la gestione dei fondi da parte di un commissario straordinario. Questi, avvalendosi di una struttura ad hoc, potrà intervenire presso gli enti locali per agevolare la creazioni di piani di sviluppo abitativi.

Emergenza abitativa / Ma come funzionerà di fatto il piano casa del Governo?

I Comuni Italiani interessati potranno pubblicare bandi di edilizia agevolata in cui operatori privati potranno partecipare a progetti di rigenerazione di aree urbane dismesse. Su 100 alloggi costruiti, minimo 70 dovranno essere dedicati ad edilizia residenziale con affitti a canone calmierato. Vi sarà uno sconto minimo verso i prezzi di mercato del 33% (prendendo come base la zona OMI di riferimento) per un periodo non inferiore ai 30 anni. A fine periodo si prevede la facoltà per gli inquilini di un riscatto agevolato. I progetti sono finanziabili per interventi di minimo 25 appartamenti.

Gli interventi saranno regolati con apposita convenzione tra il Comune e gli operatori privati. Si faranno carico dell’intervento con la ricezione dei fondi messi a disposizione dal Governo. Questi fondi con molta probabilità transiteranno tramite le regioni, che le riassegneranno poi ai vari Comuni che ne facciano richiesta.

Le attuali risposte all’emergenza abitativa delle amministrazioni locali

Nell’attesa dell’approvazione del piano casa del Governo alcune amministrazioni hanno iniziato a dare risposte. Per esempio, ritagliando risorse in bilancio per cercare di lenire la situazione di disagio abitativo. Degni di nota sono gli interventi del Comune di Milano che ha pubblicato tre bandi per la realizzazione e la gestione di interventi di edilizia residenziale sociale calmierata (ERSC). Uno di questi prevede anche la realizzazioni di Servizi Abitativi Pubblici (SAP). L’intervento della regione Emilia Romagna ha varato un piano per il recupero di alloggi sfitti. Mentre, la regione Veneto e del Comune di Grosseto hanno varato un piano di manutenzione straordinaria per gli alloggi sfitti ed ERP.

Gli obiettivi delle amministrazioni vanno nella direzione di evitare consumo di suolo, di avere un canone di locazione calmierato sostenibile pari ad un terzo della retribuzione. Prevedono un periodo di locazione calmierato di almeno 30 anni e di dedicare spazi per l’edilizia convenzionata di almeno il 65%-70% dell’intervento edilizio. Auspichiamo che la cabina di regia e il commissario governativo possano coordinarsi efficacemente con le regioni per l’attivazione dei fondi da allocare ai Comuni. Questo al fine di rispondere più velocemente possibile alle esigenze dei cittadini.

Gianfranco Castro