Chiesa / Don Divo Barsotti, il gigante della mistica del XX secolo

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don Divo Barsotti

Attraverso le parole di ogni salmo ascolti “Uno che ti parla” e tu stesso parli a “Uno che ti ascolta”. In questa mirabile sintesi offerta nell’Introduzione ai Salmi di don Divo Barsotti tutta la bellezza e la unicità della preghiera del popolo di Dio; della preghiera di Gesù; della preghiera che ci riporta a Lui.

Esitata la fase diocesana di causa di beatificazione, a 60 anni dalla scomparsa mi piace ricordarlo con la frase che, divelta la gabbia di miei retaggi culturali o pseudo tali, mi svelò la meraviglia del Salterio.

Legato a ferrea tradizione linguistica che rimonta al latino, con la rigidità della consecutio temporum e la scansione di un unico soggetto, predicato e complementi per ogni proposizione, confesso la mia iniziale difficoltà a districarmi in versi in cui, pure con tempi asincroni, comparivano e scomparivano, talora nello stesso periodo, soggetti diversi. Alternandosi senza apparente coerenza logica e lessicale.don divo Barsotti

Dilatando la finitezza di un preconcetto supponente, quella frase mi schiuse orizzonti infiniti. Proprio mentre la mia preghiera del cuore era solo un’umile invocazione al Signore… di insegnarmi a pregare.

Il libro del Salterio consigliato a chi cerca intimità col Signore

“Il libro del Salterio, a differenza di ogni altro libro, pure della Sacra Scrittura, non ti prepara alla preghiera e non è lettura di insegnamento. E’ la tua preghiera stessa, espressione autentica della tua stessa vita, poiché la vita dell’uomo è rapporto. E il rapporto supremo dell’uomo è quello con Dio”.

Per questo lo consiglio a chiunque sia alla ricerca, sincera e indefessa, di vera intimità con il Signore. Il mio tributo di riconoscenza per questa illuminazione, però, non può limitarsi solo a questa citazione. Se è dovuto che i doni di fede ricevuti vengano condivisi, vi farò partecipi di tutta la mia ammirazione.

Definito da Carlo Bo “il più importante autore spirituale” del secolo scorso, a 20 anni dalla scomparsa il lascito della spiritualità di don Divo Barsotti è una mistica improntata ad una caratterizzazione escatologica.

Don Divo Barsotti, ovvero l’unitotalitàSan Giovanni Paolo II e don Barsotti

Per lui il cardinale Biffi riesumò un termine coniato da Soloviev, Vladimir Sergeevič, il filosofo morto nel 1900, bene intesi, e non l’inquietante prezzolato portavoce dell’altro Vladimir, Putin: Unitotalità.

La concezione cioè che tutto è compreso nell’esperienza cristiana e che lo è in modo non settoriale o saltuario, ma in modo unitario. In effetti per Barsotti tutto è sublimato nell’esperienza cristiana perché tutto è assunto dal Cristo. E alla luce di tale principio don Divo coltiva una vocazione che si sarebbe poi definita missionario-contemplativa, coniugando così le due dimensioni di un apparente ossimoro.

Riassumere il vissuto di don Divo, e ancor più il suo lascito, per chiunque intraprenda un percorso di fede, oltre che fatica vana sarebbe un esercizio lacunoso e forzatamente votato alla banalizzazione. Tuttavia non mi sottraggo di buon grado al munus di raccomandarlo a tutti come compagno di viaggio.

Cultore sin da giovane della spiritualità monastica slava oltre che appassionato lettore di Dostoevskij. Ordinato sacerdote a 23 anni nel 1937; per un trentennio docente di teologia sacramentaria e teologia spirituale alla Facoltà Teologica dell’Italia centrale di Firenze. Autore di 160 libri tradotti in ogni continente e di centinaia di articoli e saggi di approfondimento teologico, di agiografia e spiritualità. Nel 1947 fonda la Comunità dei figli di Dio aperta a religiosi e laici riconosciuta e approvata nel 1984.
Famiglia che unisce nella consacrazione al Verbo, alla Vergine e alla Chiesa, è presente in vari stati.padre Divo Barsotti

Proprio nella sua sede centrale di Settignano, nei dintorni di Firenze, egli pone la sua ultima dimora. Centro della sua mistica, l’Atto del Cristo presente nel Sacrificio della Santa Messa, unica vera realtà.

Memorabile l’impressione destata nel 1971 in occasione della predicazione degli esercizi spirituali per la Curia Romana, al cospetto di San Paolo VI. Persino al di là delle stesse aspettative degli astanti.

Se la contemporaneità delle riflessioni di questo illustre servo di Dio promana dall’immanenza senza tempo, della presenza del Signore nell’Eucaristia, sorprende la nostra sufficienza. E risveglia la nostra coscienza una sua sollecitazione che pur proferita quasi 40 anni orsono, è ora di straordinaria attualità.
>Ritorna il momento della lotta e sarà spaventosa: l’opposizione tra il male e il bene, tra satana e Dio, riapparirà in tutta la sua violenza, e finalmente pure i cristiani saranno luce. Non più compromessi, manipolazioni particolari, alleanze equivoche. Come non ricordare il “monumentale conflitto contro le potenze delle tenebre” della Gaudium et Spes? La prospettiva escatologica si manifesta ineludibile.

Se la vita di don Divo e il suo amore per Cristo, principio e fine di tutte le cose, illuminerà il nostro tempo, parteciperemo della sua santità. E la tradurremo in un impegno coerente, alacre ed entusiastico.

  Giuseppe Longo