Mondiali di calcio 2026 / USA eliminati e imbarazzati dallo scandalo Balogun

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Gli USA escono di scena ai Mondiali in seguito alla sconfitta maturata agli ottavi di finale contro il Belgio per 4-1, ma a tenere banco è ancora il “caso Balogun”, clamoroso scandalo politico-calcistico che ha scosso i Mondiali di calcio 2026 e che ripercorriamo insieme. La Commissione Disciplinare della FIFA ha preso la decisione senza precedenti di sospendere la squalifica di Folarin Balogun, attaccante dell’AS Monaco, che potrà dunque regolarmente scendere in campo per l’ottavo di finale contro il Belgio. Analizziamo i dettagli di un enorme caso diplomatico che coinvolge direttamente la Casa Bianca, rischiando di creare un precedente mai visto prima.

Caso Balogun ai Mondiali 2026

Che cosa è successo: i fatti e i retroscena

Durante la partita dei sedicesimi contro la Bosnia-Erzegovina, Balogun viene espulso con rosso diretto – dopo una revisione al VAR – per un brutto pestone ai danni del difensore bosniaco Tarik Muharemović. Secondo il regolamento, l’espulsione diretta fa scattare in maniera automatica la squalifica per almeno un turno, a seconda della gravità del fallo o della sussistenza di proteste più o meno veementi nei confronti dell’arbitro.

Secondo quanto rivelato dai colleghi del New York Times e della Bild, subito dopo l’espulsione si è attivata la Task Force della Casa Bianca per i Mondiali di Calcio FIFA 2026, guidata dal politico, commentatore politico ed ex golfista professionista Andrew Giuliani e coadiuvata da attività di lobbying politico sia pubbliche che private del Segretario di Stato Marco Rubio. In maniera a dir poco clamorosa, il presidente statunitense Donald Trump ha chiamato personalmente il suo grande amico Gianni Infantino – presidente della FIFA e membro di spicco del Board of Peace – per fare pressioni ed esaminare il dossier concernente i fatti di USA-Bosnia-Erzegovina.

Piegandosi alle pressioni politiche, la Commissione Disciplinare della FIFA ha applicato in via del tutto inedita l’articolo 27 del proprio Codice Disciplinare. La squalifica di Balogun è stata di fatto congelata e trasformata in “pena sospesa” con la condizionale per un anno. In altri termini, l’attaccante statunitense può regolarmente prendere parte alla partita contro il Belgio, ma qualora dovesse commettere un’altra infrazione grave nei prossimi 12 mesi, sconterà lo stop.

logo uefaLe reazioni del mondo del calcio

La sconvolgente decisione della FIFA ha scatenato un vero e proprio terremoto politico nel mondo del calcio. Sul caso Balogun ai Mondiali 2026 si è espressa anche la UEFA tramite un comunicato durissimo, definendo la scelta della FIFA “incomprensibile e ingiustificabile”, accusandola di aver “superato il limite” e di aver compromesso irrimediabilmente la credibilità e l’integrità del Mondiale e, forse, dello sport nella sua interezza.

In maniera piuttosto comprensibile, la Federcalcio belga (RBFA) si è dichiarata “sbalordita” ed è sul piede di guerra, avendo annunciato un ricorso d’urgenza nel tentativo di contrastare la scellerata decisione della FIFA. Il Commissario Tecnico dei Diavoli Rossi, Rudi Garcia, ha rilasciato dichiarazioni al veleno definendo la vicenda un insulto all’etica del calcio e chiedendosi, in maniera pesantemente ironica, se fosse un “pesce d’aprile” fuori stagione. Poi i suoi ragazzi hanno vinto nettamente, irridendo anche di fatto Trump sulle note dei Village People, ballando come faceva lui in campagna elettorale.

Anche il neo-eletto presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), Giovanni Malagò, ha apertamente condannato la clamorosa decisione della FIFA, definendo l’accaduto un “precedente pericolosissimo dal sapore politico”. Sul fronte opposto, Trump ha celebrato apertamente l’esito della vicenda tramite i propri canali social, ringraziando pubblicamente la FIFA per “aver posto rimedio a una grave ingiustizia”.

sport politicaSport e politica: un connubio pericoloso?

Il caso Balogun ai Mondiali 2026 ci dimostra come il connubio tra sport e politica nasconda delle insidie che lo rendono un terreno complesso e scivoloso. Se da un lato, infatti, lo sport può essere uno straordinario veicolo di pace e di inclusione, dall’altro lato la sua massificazione lo rende uno strumento di propaganda e di “sportwashing”, capace di dividere l’opinione pubblica e di generare ulteriori tensioni innecessarie. L’intervento “manipolatorio” della Casa Bianca nel caso Balogun ha sicuramente scritto una delle pagine più controverse della storia del calcio, alimentando la questione di come gli eventi sportivi globali sfruttati dai governi rischino di svilire i principi di lealtà sportiva.

Alessandro Puglisi