Università di Catania / Il congedo mestruale nel primo ateneo siciliano

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Università Catania congedo mestruale

L’Università Catania inserisce il congedo mestruale e porta il tema al centro del dibattito nazionale. L’Ateneo ha infatti approvato una misura che riconosce la dismenorrea severa e le patologie mestruali invalidanti come condizioni in grado di incidere sul percorso universitario. L’Ateneo etneo diventa così il primo in Sicilia e tra i primi in Italia ad adottare un regolamento specifico. La misura introduce nuove tutele per le studentesse che convivono con queste patologie. Il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione hanno approvato la modifica al regolamento. Il testo inserisce queste condizioni tra quelle che consentono di ottenere lo status di “studente in situazione di difficoltà”, già previsto dall’Ateneo per altre circostanze particolari.

Università di Catania e congedo mestruale: cosa prevede 

Il nuovo regolamento dell’Università di Catania non introduce un congedo mestruale automatico. Riconosce però la dismenorrea severa e le patologie mestruali invalidanti, debitamente certificate, tra le condizioni che possono compromettere il regolare percorso universitario. Per questo motivo, le studentesse che ne soffrono potranno richiedere il riconoscimento dello status di “studente in situazione di difficoltà”, già previsto dall’Ateneo per altre particolari condizioni personali e di salute.

L’accesso a questo status consentirà di usufruire delle misure di sostegno già previste dal regolamento universitario. Tra queste rientrano la riduzione degli obblighi di frequenza, la possibilità di sostenere gli esami negli appelli straordinari, ove previsti, e altre forme di flessibilità nell’organizzazione del percorso di studi. Si tratta quindi di strumenti pensati per evitare che una condizione clinica temporanea o ricorrente possa incidere negativamente sulla carriera accademica delle studentesse. Il provvedimento non modifica i criteri di valutazione e non introduce percorsi agevolati. L’obiettivo è garantire pari opportunità nell’accesso allo studio. Alcune patologie, infatti, possono rendere difficile partecipare alle attività universitarie nei giorni di maggiore intensità dei sintomi.

Università di Catania e congedo mestruale: come nasce l’iniziativa

L’introduzione del congedo mestruale all’Università di Catania nasce da una proposta avanzata dalla rappresentanza studentesca. Francesco Pezzillo, rappresentante degli studenti nel Consiglio di Amministrazione, ha promosso l’iniziativa insieme ai rappresentanti del Senato Accademico Salvo Bonaccorso e Tommaso Palacino. Il progetto ha ricevuto anche il sostegno delle associazioni studentesche We Love UniCt e SOS UniCt, da tempo impegnate sui temi dell’inclusione e del benessere della comunità universitaria.

L’obiettivo era quello di dare una risposta concreta alle esigenze delle studentesse che convivono con condizioni che possono compromettere la regolare frequenza di lezioni, laboratori, tirocini e altre attività obbligatorie. Dopo l’approvazione del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione, la proposta modifica il regolamento d’Ateneo sul riconoscimento dello status di “studente in situazione di difficoltà”. Il nuovo testo include anche queste patologie tra le condizioni che consentono di accedere alle tutele previste.

Secondo i promotori, il provvedimento nasce dalla volontà di spostare il dibattito da un piano ideologico a uno legato al diritto allo studio. L’intento è evitare che una condizione di salute possa costringere una studentessa a scegliere tra il proprio benessere e il percorso universitario, riconoscendo in modo stabile una tutela finora assente nel regolamento dell’Ateneo. 

Università di Catania: il dibattito nazionale sul congedo mestruale

L’approvazione del regolamento dell’Università di Catania si inserisce in un confronto più ampio che coinvolge anche il Parlamento. Alla Camera dei Deputati è stata presentata una proposta di legge per introdurre in modo strutturale il congedo mestruale sia nel mondo universitario sia in quello lavorativo. Il testo prevede specifiche tutele per chi soffre di dismenorrea severa certificata. L’iter legislativo, però, è ancora in corso.

In questo contesto, la decisione dell’Ateneo catanese assume un valore simbolico oltre che pratico. L’Università diventa infatti un modello sperimentale che potrebbe essere preso come riferimento da altri atenei italiani interessati ad adottare misure analoghe. 

Sofia Murabito