Overtourism / Quando il turismo diventa un problema?

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overtourism in italia

L’overtourism è diventato una delle principali sfide per le destinazioni turistiche più popolari. Il problema non riguarda semplicemente il numero di visitatori, ma la concentrazione dei flussi in determinati luoghi e periodi dell’anno, quando infrastrutture, ambiente e comunità locali faticano a sostenere la pressione. Il fenomeno coinvolge ormai numerose città e località europee, comprese diverse destinazioni italiane.

Overtourism / Un turismo in continua crescita 

I numeri mostrano quanto sia aumentata la mobilità turistica. Nel 2025 le strutture ricettive dell’Unione europea hanno registrato quasi 3,1 miliardi di pernottamenti, il valore più alto mai rilevato e il 2,2% in più rispetto al 2024. Quattro Paesi hanno concentrato il 61,7% delle presenze europee: Spagna, Italia, Francia e Germania. L’Italia, da sola, ha registrato 476,9 milioni di pernottamenti. La crescita è proseguita anche nel 2026. Nel primo trimestre dell’anno, le presenze turistiche nell’Ue sono state 471,1 milioni, il 3,4% in più rispetto allo stesso periodo del 2025.Anche l’Italia continua a registrare numeri elevati. Secondo Istat, nel 2024 il Paese ha raggiunto il record storico di 139,6 milioni di arrivi e 466,2 milioni di presenze nelle strutture ricettive. La componente straniera ha rappresentato il 54,5% delle presenze complessive.

Il problema non è soltanto quanti turisti arrivano

L’overtourism si manifesta soprattutto quando i visitatori si concentrano nello stesso luogo e nello stesso momento. La stagionalità rappresenta infatti uno dei fattori principali. Nel 2025, nell’Ue, il 31,1% di tutti i pernottamenti si è concentrato nei due mesi più affollati, luglio e agosto. In Croazia la percentuale è arrivata al 54,5%, mentre in Grecia al 41,6%. Ad agosto, il mese più turistico, si sono registrati 3,6 volte più pernottamenti rispetto a gennaio. A questo si aggiunge la crescita degli affitti brevi. Nel 2025 i turisti hanno trascorso 951,6 milioni di notti in alloggi prenotati attraverso piattaforme online come Airbnb, Booking ed Expedia, con una crescita dell’11,4% rispetto al 2024. La diffusione delle piattaforme digitali, insieme ai voli low cost e alla promozione dei luoghi sui social network, può quindi contribuire a concentrare rapidamente migliaia di persone negli stessi punti.

La Sicilia tra crescita e pressione turistica

La Sicilia sta vivendo una crescita importante dei flussi turistici, soprattutto stranieri. Nel 2025 l’isola ha superato i 22,5 milioni di presenze, con quasi 13 milioni riferite a visitatori stranieri, in aumento del 5,5% rispetto all’anno precedente. Il turismo rappresenta inoltre circa il 4,2% dell’economia regionale. La crescita, però, non è distribuita in modo uniforme. Alcune destinazioni concentrano una parte significativa dei visitatori, aumentando la pressione nei periodi di maggiore affluenza. È il caso di Taormina, che nel 2025 ha superato per la prima volta 1,4 milioni di presenze, con un incremento costante rispetto agli anni precedenti. Anche Palermo ha raggiunto circa 2,1 milioni di presenze, il 7,3% in più rispetto al 2024 e il 31,2% in più rispetto al 2019. Un altro elemento da considerare è la crescita degli affitti brevi. Secondo il rapporto dell’Osservatorio Turistico regionale, nel 2024 le locazioni brevi presenti in Sicilia erano oltre 45 mila, con più di 207 mila posti letto. Nello stesso anno hanno generato oltre 5,3 milioni di presenze, il 36,4% in più rispetto al 2023. Questi numeri non significano automaticamente che tutta la Sicilia soffra di overtourism. La stessa Regione sottolinea che esistono ancora ampi margini per distribuire i flussi sul territorio e durante l’anno. Il problema riguarda quindi soprattutto la concentrazione dei visitatori in determinate località e nei mesi di punta, rendendo la destagionalizzazione e la valorizzazione delle aree meno conosciute due strumenti fondamentali per evitare che la crescita turistica si trasformi in sovraffollamento.

Venezia sperimenta una nuova gestione dei flussi

Tra le città italiane più esposte c’è Venezia, che negli ultimi anni ha introdotto strumenti specifici per gestire il turismo giornaliero, e ora l’Overtourism. Nel 2026 il Comune ha applicato il contributo di accesso per 60 giornate, con un costo di 5 euro per chi prenotava in anticipo e di 10 euro per le prenotazioni effettuate nei giorni immediatamente precedenti la visita. Al termine della sperimentazione sono stati registrati 679.553 voucher a pagamento, per un incasso di circa 5,2 milioni di euro. Il Comune ha rilevato inoltre una riduzione del 32,3% della media giornaliera rispetto al 2024 e una diminuzione della frequenza delle giornate caratterizzate dai picchi più elevati. L’obiettivo non è quindi creare un numero chiuso permanente, ma utilizzare prenotazioni e dati per distribuire meglio gli arrivi e ridurre le giornate di maggiore pressione.

Overtourism / Le conseguenze per residenti e territorio

Quando il turismo supera la capacità di una destinazione, le conseguenze non riguardano soltanto le code davanti ai monumenti. L’aumento della domanda può incidere sui prezzi degli alloggi e favorire la trasformazione delle abitazioni in strutture destinate ai visitatori. Anche l’ambiente subisce la pressione dei grandi flussi: aumentano i rifiuti, il consumo di acqua ed energia e l’usura di sentieri, spiagge e aree naturali. Allo stesso tempo, la concentrazione delle attività economiche nel settore turistico può rendere alcune località maggiormente dipendenti dai visitatori. Il problema riguarda quindi l’equilibrio tra benefici economici e qualità della vita. Il turismo genera occupazione, investimenti e ricavi, ma quando i vantaggi non compensano più i costi sostenuti dalla comunità locale, la presenza dei visitatori può diventare fonte di conflitto.

Overtourism / Il futuro del turismo

I dati mostrano che il turismo europeo continua a crescere e che una parte sempre maggiore dei viaggi si concentra in determinati periodi e destinazioni. La sfida dei prossimi anni sarà quindi trovare un equilibrio tra l’attrattività internazionale dei territori e la loro capacità di accogliere i visitatori senza compromettere ambiente e comunità locali. L’overtourism non è dunque semplicemente una questione di “troppi turisti”. È soprattutto una questione di gestione. La vera sfida sarà passare da un modello basato sulla quantità degli arrivi a uno capace di valorizzare come, quando e dove le persone viaggiano, distribuendo i benefici del turismo senza scaricarne tutti i costi sui territori.

Alma Antonella