Calcio Catania / A Monopoli non arriva la reazione: 2-0 e secondo ko. Longo: «Serve più fame»

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La reazione che Emilio Longo aveva chiesto non è arrivata.

Dopo la sconfitta all’esordio contro l’Inter U23, il Catania cade anche contro il Monopoli, battuto 2-0 al “San Nicola” di Bari dai gol di Garritano al 18′ del primo tempo e dell’ex Freddi Greco al 10′ della ripresa. Due giornate, due sconfitte e una classifica che vede i rossazzurri ancora fermi a quota zero.

Sarebbe però troppo semplice fermarsi ai numeri.

Perché ciò che preoccupa maggiormente non è tanto avere perso due partite ad agosto, quanto il modo nel quale entrambe le sconfitte sono maturate.

Contro l’Inter U23 il Catania aveva giocato un buon primo segmento di gara prima di subire due reti nel finale della prima frazione, riuscendo poi soltanto parzialmente a reagire nella ripresa con il gol di Flavio Russo.

Monopoli doveva rappresentare la prima verifica.

E invece ha restituito problemi sorprendentemente simili.

Diciotto minuti che raccontano ciò che il Catania potrebbe essere

Paradossalmente, la partita comincia bene.

Longo conferma il 4-3-3 con Rinaldi in porta; Raimo, Ierardi, Perrotta e Pagliai in difesa; Jiménez, Quaini e Di Marco in mezzo; Bruzzaniti, Russo e Cicerelli davanti.

Il Catania prende immediatamente campo.

Dopo appena due minuti Cicerelli impegna Tommasi dalla distanza. Poco più tardi arriva una buona opportunità per Bruzzaniti; Perrotta sfiora il vantaggio di testa sugli sviluppi di un calcio d’angolo e soprattutto, intorno al 13′, Jiménez si ritrova praticamente davanti al portiere dopo un errore della difesa pugliese, senza riuscire a concretizzare.

È il Catania che Longo vorrebbe.

Pressione, possesso, recupero alto del pallone e uomini portati nella metà campo avversaria.

Lo stesso allenatore, nel post-partita, parlerà di sei potenziali situazioni costruite nei primi diciotto minuti, descrivendo quella fase come una gara giocata praticamente a una porta.

Ma il calcio punisce soprattutto quando non si concretizza.

E al 18′ cambia tutto.

L’errore e quella fragilità che ritorna

Il vantaggio del Monopoli nasce da una palla persa dal Catania.

Cicerelli sbaglia una giocata interna, il Monopoli recupera, Perrotta non riesce a interrompere l’azione e Garritano può finalizzare il pallone dell’1-0.

Fin qui potrebbe essere un normale episodio di partita.

Il problema è ciò che accade dopo.

Il Catania sembra accusare il colpo molto più di quanto dovrebbe.

La circolazione diventa meno fluida, aumentano gli errori e il Monopoli comincia progressivamente ad occupare gli spazi lasciati liberi dai rossazzurri.

Ed è proprio qui che il confronto con quanto Longo aveva chiesto alla vigilia diventa inevitabile.

Longo aveva insistito prima della gara: circolazione del pallone e capacità di leggere gli spazi alle spalle della pressione avversaria. Il tecnico chiedeva una squadra più matura nelle letture, umile ma allo stesso tempo ambiziosa.

Per diciotto minuti il Catania riesce a farlo.

Poi quasi scompare.

Bruzzaniti prova immediatamente a reagire trovando ancora Tommasi, ma la squadra perde progressivamente sicurezza. Il Monopoli trova spazio soprattutto sulle corsie e crea altre situazioni pericolose prima dell’intervallo.

A complicare ulteriormente la serata arriva al 40′ l’infortunio di Tommaso Di Marco, costretto a lasciare il campo dopo essere stato probabilmente uno dei rossazzurri più brillanti fino a quel momento.

Al suo posto entra Corbari.

Greco fa 2-0 e il Catania non riesce più a rialzarsi

Longo prova a cambiare immediatamente nella ripresa.

Jiménez rimane negli spogliatoi ed entra Leonardi, con il Catania che prova ad aumentare il peso offensivo.

Ma al 55′ arriva il colpo che praticamente chiude la partita.

Un’azione insistita del Monopoli trova ancora impreparata la difesa rossazzurra e Freddi Greco, ex della gara, firma il 2-0.

Da quel momento Longo prova a utilizzare tutte le soluzioni disponibili.

Entrano Liguori per Bruzzaniti, Masciangelo per Raimo e Lunetta per Cicerelli.

Qualcosa si muove, ma senza quella continuità necessaria per trasformare la partita.

Leonardi trova una buona occasione di testa su cross di Masciangelo, costringendo Tommasi a una bella parata. Russo prova una conclusione nel finale e, nei minuti di recupero, sfiora la deviazione su un pallone di Corbari.

Troppo poco.

Anzi, nelle fasi finali è il Monopoli ad avere anche le opportunità per rendere ancora più pesante il punteggio.

Longo non si nasconde: «Questa squadra non mi rispecchia»

Le dichiarazioni del tecnico al termine della partita sono probabilmente ancora più pesanti del risultato.

Longo non cerca giustificazioni e non prova a proteggersi dietro il mercato ancora in evoluzione.

«Questa squadra non rispecchia la mia cultura calcistica e la mia voglia di fare calcio», è l’analisi del tecnico.

Una frase forte.

Perché significa che la distanza tra ciò che Longo vede durante gli allenamenti e quello che la squadra riesce a trasferire nella partita è ancora troppo grande.

L’allenatore si assume nuovamente la responsabilità, ma questa volta allarga inevitabilmente il discorso anche ai calciatori.

«È una squadra che reagisce poco», dice. E aggiunge un concetto ancora più chiaro: «Serve più fame».

Longo arriva persino a chiedere scusa per un avvio di campionato che definisce non preventivabile.

Ma soprattutto offre una lettura che fotografa perfettamente il momento.

Il problema non è trovare quei diciotto minuti nei quali il Catania riesce ad esprimere il calcio desiderato.

Il problema è portarli a novanta.

«Probabilmente è più mia la squadra degli altri settanta minuti», ammette sostanzialmente Longo, sottolineando la necessità di capire come prolungare nel tempo ciò che di buono si vede soltanto a tratti.

Di Marco, altra preoccupazione

Alla sconfitta si aggiunge anche l’apprensione per Tommaso Di Marco.

Longo ha confermato nel post-partita che il centrocampista dovrà sottoporsi a una risonanza magnetica dopo il problema al ginocchio che lo ha costretto ad uscire nel primo tempo.

«Non abbiamo belle sensazioni», ha spiegato il tecnico, chiarendo comunque che saranno gli accertamenti a stabilire l’entità dell’infortunio.

Una possibile assenza pesante perché proprio Di Marco, nei primi quaranta minuti di Bari, aveva mostrato dinamismo e capacità di inserirsi nel sistema di Longo.

Nessun processo, ma il campanello d’allarme è suonato

Due giornate non possono decidere un campionato.

Sarebbe assurdo trasformare la fine di agosto in un processo definitivo ad una squadra completamente rinnovata, con un allenatore nuovo e con giocatori importanti come Coda, Torrasi e Caligara che devono ancora entrare realmente nelle rotazioni.

Anche Di Gennaro è vicino al rientro e potrà offrire ulteriori soluzioni.

Ma sarebbe altrettanto sbagliato minimizzare.

Il Catania è partito con due sconfitte, cinque gol subiti e uno realizzato nelle prime due giornate.

Soprattutto, ha mostrato una fragilità mentale che Longo ha individuato con grande chiarezza: quando la partita cambia direzione, la squadra fatica a reagire.

Ed è un problema che riguarda il gioco, ma ancora prima riguarda personalità, fame e capacità di vincere i duelli.

Anche Alessandro Quaini, nel post-partita, non ha cercato scorciatoie: «Dobbiamo essere più cattivi», ha spiegato, sottolineando che il gruppo crede nelle idee dell’allenatore ma deve velocizzarne l’assimilazione.

Questo, probabilmente, è il vero punto dal quale ripartire.

Non serve mettere già tutto in discussione.

Serve però capire rapidamente quale sia il vero Catania.

Quello dei primi diciotto minuti di Bari, aggressivo e capace di creare diverse occasioni, oppure quello dei successivi settanta, fragile, confuso e troppo arrendevole davanti alle difficoltà.

Longo ha già dato la propria risposta.

Non basta chiamarsi Catania. Per vincere questo campionato serviranno molto più carattere, molta più fame e la capacità di trasformare finalmente le idee in una squadra.

Giovanni Rinzivillo