Le proteste contro il caro gasolio continuano a interessare diverse aree del Mezzogiorno, con presidi, mezzi pesanti fermi e iniziative che coinvolgono autotrasportatori e agricoltori. Alla mobilitazione si aggiungono anche i pescatori, mentre le categorie chiedono interventi per affrontare l’aumento dei costi di gestione delle proprie attività.
Sulla vicenda è intervenuto l’arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, padre Franco Moscone, che ha posto l’attenzione non soltanto sulle difficoltà dei lavoratori, ma anche sul modo in cui le proteste vengono raccontate dai principali organi di informazione nazionali. «Mi stupisce il silenzio dei grandi media, pubblici e non, sulle manifestazioni e sui presìdi di autotrasportatori e agricoltori (da oggi anche pescatori) in gran parte del territorio pugliese e del Sud Italia in particolare», ha dichiarato l’arcivescovo. Poi la critica si fa più netta: «Leggo tutto questo come una strategia perversa di manipolazione dell’opinione pubblica, per evitare di utilizzare il termine “censura” da parte del potere».
Proteste contro il caro gasolio / Perché il carburante costa così tanto: il peso delle scelte politiche
Il caro carburante dipende da diversi fattori, sia internazionali sia legati alle decisioni del governo. Le tensioni geopolitiche e il conflitto tra Stati Uniti e Iran hanno contribuito ad aumentare l’incertezza sui mercati energetici e a spingere verso l’alto i costi del petrolio e dei suoi derivati. Sul prezzo pagato alla pompa pesano anche le tasse, in particolare le accise e l’Iva. In Italia, dal 1° gennaio 2026, la tassazione è stata modificata: l’accisa sulla benzina è stata ridotta di 4,05 centesimi al litro, mentre quella sul gasolio è aumentata dello stesso importo, con l’obiettivo di portare le due aliquote allo stesso livello. Nei mesi successivi, per contenere gli aumenti, il governo ha introdotto sconti temporanei sulle accise, prorogati più volte.
L’ultimo sconto sul gasolio è scaduto il 5 ottobre e non è stato rinnovato: dal giorno successivo il diesel è tornato a costare di più, con un aumento fiscale di 6,1 centesimi al litro. Alla scadenza degli sconti non era ancora operativo il meccanismo delle cosiddette accise mobili, che permetterebbe di utilizzare le maggiori entrate dell’Iva legate al rincaro del petrolio per ridurre le imposte sui carburanti. Il governo ha inoltre prospettato aiuti più mirati per le famiglie con redditi più bassi e per le categorie maggiormente colpite dai rincari.
Sicilia, tir fermi e trattori in strada contro il caro gasolio
In Sicilia le proteste contro il caro gasolio hanno assunto forme particolarmente incisive. Dal 16 ottobre gli autotrasportatori aderenti al Comitato Trasporto Siciliano hanno fermato i mezzi nei piazzali delle aziende e nei porti dell’Isola, sospendendo anche la movimentazione dei semirimorchi dalle navi. Il fermo, annunciato fino al 20 ottobre, nasce dalla richiesta di interventi sul costo del gasolio, sulle accise e sulle spese dei collegamenti marittimi, oltre che di risposte sui pagamenti del contributo Sea Modal Shift.
Parallelamente, gli agricoltori sono scesi in strada con i trattori, organizzando presidi mobili lungo le statali 385 e 417 tra Gela e Caltagirone. Le categorie denunciano costi ormai difficili da sostenere e chiedono un confronto concreto con il governo. Le conseguenze della mobilitazione potrebbero estendersi oltre il settore merci: anche le aziende di trasporto pubblico su gomma hanno espresso preoccupazione per eventuali difficoltà negli approvvigionamenti di carburante, che rischierebbero di compromettere la regolarità dei servizi, soprattutto per studenti e lavoratori. La protesta siciliana si inserisce così in una mobilitazione più ampia che interessa il Mezzogiorno e riporta al centro il tema della sostenibilità economica dei trasporti e delle attività produttive.
Rifornimenti e trasporti, cresce la preoccupazione
L’intensificarsi delle iniziative sta facendo emergere anche il timore di ripercussioni sulla distribuzione delle merci e sulla disponibilità di carburante. In Sicilia, l’associazione di categoria Anav ha espresso preoccupazione per le possibili conseguenze sulle aziende private che garantiscono i servizi di trasporto pubblico su gomma. La mancata consegna del gasolio ai depositi, infatti, potrebbe rendere necessario organizzare le scorte residue per tutelare almeno i collegamenti essenziali destinati a studenti e lavoratori.
La situazione degli approvvigionamenti nel Mezzogiorno è resa più complessa anche dai disagi collegati alla vertenza dell’ex Ilva di Taranto, che hanno interessato l’accesso alla raffineria e la distribuzione dei carburanti. Si tratta di una vicenda distinta dalla protesta contro il caro gasolio, ma con possibili effetti sulle forniture in diverse regioni meridionali. In Calabria, intanto, proseguono i presidi degli autotrasportatori promossi da Fedralog. L’organizzazione è stata convocata in Prefettura a Catanzaro per un confronto sulla mobilitazione. Anche sul piano nazionale si discute di un possibile anticipo dell’incontro con il governo, inizialmente previsto per il 27 ottobre.
Il ruolo dell’informazione nella protesta
È proprio la visibilità delle mobilitazioni a costituire il centro dell’intervento di padre Moscone. La sua denuncia richiama l’attenzione sulla responsabilità dei mezzi di informazione nel raccontare le difficoltà economiche e sociali che attraversano il territorio, soprattutto quando riguardano categorie il cui lavoro è essenziale per la vita quotidiana delle comunità. Le parole dell’arcivescovo aprono così una questione che va oltre la protesta contro il caro carburante: quale spazio viene riservato alle vertenze territoriali nell’agenda dell’informazione nazionale?
E quanto la copertura mediatica contribuisce a rendere comprensibili le ragioni di chi manifesta e le conseguenze che queste mobilitazioni possono avere sulla collettività? La denuncia di Moscone resta una presa di posizione esplicita sulla scarsa attenzione che, a suo giudizio, i grandi media starebbero riservando alla vicenda. Intanto, tra presidi e richieste di intervento, le categorie coinvolte continuano a chiedere risposte sui costi che mettono sotto pressione le loro attività. Il nodo, adesso, è capire se il confronto con le istituzioni porterà a misure concrete e se le proteste contro il caro gasolio riusciranno a ottenere un’attenzione proporzionata alla portata delle difficoltà denunciate.
Sveva Adele Scocco
