Museo del Ciclismo del Ghisallo / La direttrice Gentilini: “Abbiamo celebrato il ventennale della casa in cui ogni ciclista può riconoscersi”

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Carola Gentilini e Antonio Molteni

Adiacente al Santuario contenente l’icona della Beata Vergine Maria, detta la Madonna del Ghisallo, proclamata nel 1949 da Papa Pio XII Patrona dei ciclisti, alla sommità dell’omonimo colle, uno dei passaggi leggendari della storia del Giro di Lombardia, il Museo del Ciclismo del Ghisallo accoglie ogni anno migliaia di visitatori, appassionati di questo sport, di ogni età e da ogni parte del mondo.

Fiorenzo Magni
Fiorenzo Magni

Frutto dell’intuizione di Fiorenzo Magni, il Leone delle Fiandre per le sue tre vittorie sul pavè delle strade fiamminghe, il terzo Grande dell’epoca d’oro del ciclismo con Gino Bartali e Fausto Coppi, conserva un patrimonio inimitabile di cimeli sportivi. Dalle biciclette alle maglie dei vincitori delle più importanti competizioni, ricevuti spesso come donazioni spontanee dai campioni di varie epoche.

In occasione delle celebrazioni per il ventennale dell’inaugurazione che ha avuto il suo apice proprio il 14 ottobre, giorno dell’inaugurazione del 2006, e con termine l’uno novembre, ci siamo soffermati sulla mission del museo con la direttrice Carola Gentilini.

Direttrice, trascorsi 20 anni, in che termini può dirsi vincente l’intuizione di Fiorenzo Magni?MUSEO DEL GHISALLO

Fiorenzo Magni aveva immaginato una casa per tutti i ciclisti, un luogo capace di custodire la memoria di questo sport e di trasmetterla alle generazioni future. Vent’anni dopo possiamo dire che quella intuizione è diventata una realtà straordinaria. Il Museo del Ghisallo è oggi il più grande museo al mondo dedicato al ciclismo. Con un patrimonio di circa 3.000 cimeli che esponiamo a rotazione, e che raccontano epoche, campioni, squadre e imprese. Ma soprattutto è un luogo vivo, frequentato da persone che arrivano da ogni parte del mondo e con sempre maggiore spontaneità dai campioni di oggi. È questa, credo, la vittoria più bella di Fiorenzo: avere costruito una casa nella quale ogni ciclista, dal grande campione al semplice appassionato, possa riconoscersi.

Quanto il successo del Museo del ciclismo può ascriversi alla disponibilità di ciclisti, pure tra i più blasonati, a privarsi e conferire oggetti che pure potrebbero conservare a ricordo delle proprie imprese?   Il museo del Ghisallo

È un aspetto fondamentale della nostra storia. Le biciclette, le maglie e i trofei che i campioni ci affidano sono oggetti carichi di significato personale, spesso legati ai momenti più importanti delle loro carriere. Non viviamo mai questi atti – che sia donazione o che sia prestito – come privazioni ma come momenti di scambio e di affetto per la memoria del ciclismo. Donare o prestare al Museo significa scegliere di consegnare quella memoria, a volte molto personale, a tutti.

Abbiamo costruito negli anni un rapporto di fiducia e di affetto con tantissimi protagonisti del ciclismo a tutti i livelli: non solo i campioni, ma tutto il mondo complesso e articolato delle due ruote. Penso ad esempio alla  straordinaria collezione di maglie rosa, la più grande al mondo, valorizzata anche grazie alla collaborazione con La Gazzetta dello Sport e RCS. Penso a Tom Dumoulin, uno dei meravigliosi vincitori del Giro, che proprio nei giorni del Lombardia è venuto a trovarci spontaneamente portando la maglia della Corsa Rosa da lui vinta nel 2017.
E penso ai tanti campioni o collezionisti o direttori sportivi o organizzatori che hanno festeggiato con noi il ventennale. E in questi ultimi entusiasmanti anni  hanno contribuito al successo delle nostre mostre stagionali. Ogni gesto e donazione arricchisce un patrimonio che appartiene idealmente a tutto il mondo del ciclismo.

Il Museo del ciclismo è frequente meta di gite di scolaresche e della visita di tanti giovani. Come le occasioni di riflessione suscitate possono concorrere a ingenerare una sana e corretta mentalità sportiva?MAGLIE ROSA

I giovani sono una parte importantissima della nostra missione. Attraverso gli oggetti e le storie dei campioni possiamo raccontare valori come l’impegno, il rispetto, la fatica, la solidarietà e la capacità di affrontare le difficoltà. Una bicicletta, una maglia consumata, una fotografia possono diventare strumenti straordinari per avvicinare i ragazzi alla storia e alla cultura dello sport.

Il ciclismo insegna anche il valore del gruppo, perché dietro ogni grande vittoria ci sono tante persone. Ci piace pensare che una visita al Museo possa accendere una curiosità, una passione, magari il desiderio di salire in bicicletta. Ma anche solo divertirsi grazie alla bicicletta.
Il nostro compito è fare in modo che questo patrimonio continui a parlare anche a chi non ha vissuto le grandi imprese del passato. E poi, diciamolo, il presente è molto interessante per i giovani soprattutto.

I rintocchi delle campane del Santuario al passaggio del Giro di Lombardia e la stessa stele col messaggio Omnia Vincit Amor, benedetta da Papa Ratzinger e posta nel salone del Museo, non sono forse il retaggio di un legame mai venuto meno tra passione ciclistica e devozione religiosa?

Carola Gentilini e Antonio Molteni presidente Fondazione
Carola Gentilini e Antonio Molteni, presidente Fondazione

Il Ghisallo è un luogo unico proprio per questo legame profondo tra il ciclismo, la sua storia e il Santuario della Madonna, Patrona dei Ciclisti. Qui la dimensione sportiva e quella spirituale convivono da sempre. Anche se siamo due realtà diverse dalle prime pietre. I campioni salgono al Ghisallo per gareggiare, ma anche per rendere omaggio alla Madonna, per ricordare qualcuno, per lasciare un segno della propria gratitudine.
Il messaggio Omnia Vincit Amor, l’amore vince ogni cosa, scolpito sulla roccia del nostro Museo, esprime bene anche lo spirito con cui Fiorenzo Magni ha voluto questo Museo. È l’amore per il ciclismo che ha permesso di costruirlo e che continua a sostenerlo. Il Santuario e il Museo sono due luoghi distinti, ma profondamente legati nella memoria e nel cuore di chi ama questo sport. Una spiritualità estesa.

Avviato a conclusione il primo ventennale del Museo del ciclismo, quali progetti e prospettive per il prossimo futuro? 

Direttrice Gentilini al brindisi con i campioni
Direttrice Gentilini al brindisi con i campioni

Il ventennale è stato un momento importante per guardare alla strada percorsa, ma soprattutto per immaginare quella che ci aspetta. Abbiamo celebrato questo anniversario con la mostra 20 bici per 20 anni, un progetto che racconta l’evoluzione della bicicletta attraverso grandi marchi e storie sportive. Ci ha aiutato in qualche modo anche a svecchiare la collezione. Il nostro patrimonio, composto da circa 3.000 cimeli, ci permette di rinnovare continuamente i percorsi espositivi e di proporre nuove mostre e iniziative.

Vogliamo continuare a sviluppare le relazioni internazionali, i progetti culturali e le attività rivolte ai giovani. Tutto questo è possibile grazie al coraggio e alla energia dell’infaticabile presidente della Fondazione Antonio Molteni, al Consiglio di amministrazione, ai sostenitori. E soprattutto ai nostri volontari, che rappresentano una risorsa preziosissima. Il Museo è cresciuto grazie a tante persone che hanno creduto nel sogno di Fiorenzo Magni. E molti sono ancora nel gruppo. Il nostro desiderio è continuare a farlo crescere, mantenendo intatto quello spirito di accoglienza che lo rende davvero la Casa dei Ciclisti».
Ringraziamo la direttrice Carla Gentilini e da indefessi appassionati le auguriamo un buon lavoro.

Giuseppe Longo